Per il decennale di RebStein, 10

Maurizio Manzo

La resilienza della sagoma

imperdibile a volte decapitata
la sagoma fa una densa danza
e rotola dove finisce la luce
la rivedi al mattino
quando persino il destino
sogna una propria sorte meno decisiva

se riparte da un punto
perde l’orientamento
per ogni discussione
si ritira in sé stessa
non spera in comprensione
lei, la sagoma, non sa cosa sia speranza

non rispetta le regole
formule sconosciute
rifiuta il cibo
e per questo pare ribelle
anche se ci provano
il seme non attecchisce e spesso rimbalza

 

*

 

di consueto le banche
allenano la crudeltà
sulle sagome la tortura
che alimenta il potere
non torcono un capello
ma con raffinate ipotesi ti prospettano

la tua fine che poi realizzano
ingoiano le prove
autorizzazioni azzardate
tra l’umanità di un ufficio
che per uno strano groviglio
affiora ma che si fa in fretta a rigettare

immortale categoria
quella bancaria
consuma sagome
come uomini e non ricicla
se cade lo fa in piedi
comune al marmo per assenza di pietà

 

*

 

al contrario dei santi
le sagome galleggiano
non inquinano e si raggruppano
senza fomentare
si fanno trasportare
sono innocue e non trasmettono malattie

la deriva non le spaventa
una soluzione mirata
sostituirle con la carne
che imputridisce
e risveglia altri squali
in apparenza hanno l’animo di un bambino

socializzano col silenzio
puoi privarle di status quo
del mangiare dell’aria sana
se cammina scalza non sente
male e non sa dove si trova
sono puntuali difficilmente si stancano

 

*

 

sul cassone le caricano
prima dell’alba
non fanno mai domande
le sagome sono discrete
non mostrano passione
l’origine certa non mostra segni né resina

rinomata la resistenza
la loro flemma
ci porta ad accanirci
vogliamo di più dando meno
l’impeto precede il pensiero
tutto sommato lasci in terra compensato

nei miraggi le piazza dio
nelle colline nei controluce
una sorta di apparizione
se non decapitata
non si monta la testa
senza la testa l’affidabilità è doppia

 

*

 

il prototipo se lo giostrano
gli umani si idealizzano
alcune col sistema
cardiovascolare segnato
hanno il cuore enorme che pulsa
al litio una durata incerta da stufare

nei poligoni sbuffano
si riempiono di luce
creano il loro sistema
nebuloso simile al nostro
altre temono l’umido
buttate nelle cantine ci stanno secoli

i governi studiano e aspirano
all’uomo sagoma
la popolazione è
da sempre sulla buona strada
si ferma ai passaggi livello
fa sempre la cosa giusta non finge più

 

*

 

anche l’anima della sagome
sembra introvabile
questo la rende simile
agli esseri umani
se ti affezioni puoi dipingerla
con molti strati e pure con pitture tossiche

di rimbalzo la luce
sembra animarla
crescono a dismisura
paiono più di noi
fanno paura riunite in cerchio
ma non esistono specie pericolose

in politica è un mondo
di sagome
se ne servono per principio
di quelle di cartone
che il macero distrugge
ogni colore e nasconde ogni pentimento

 

*

 

e persino da sera
al mattino non trovi più
lo stesso buon umore
ma il sorriso di qualche altro
sotto una nuova luce
e un prospetto infinito che tiene per mano
i valori morali

non sfiorano le sagome
il cinque per mille lo ignorano
sembrano spifferare
al mondo la loro apatia
facile da trasportare è senza rimorsi

le confondono spesso
nelle processioni mischiate
mai mistiche incapaci
di mistificazioni
le distingui dal mormorio
dal multistrato che si stacca e vibra al vento

 

*

 

il benessere le ha investite
nel boom economico
il colesterolo è stabile
non mangiano carne né bevono
quando sentono dire a qualcuno
“sei una sagoma” non mostrano vanità

la psoriasi sta alla larga
dalle sagome solo muffa
nei periodi di pioggia
cosparge il primo strato
non va mai a male
né produce botulino scabbia o sifilide

quelle ignifughe sono sparse
nelle isole nei campi
frustate dal grano stordito
dal vento
sembrano lanciarsi commenti
che non arrivano e si perdono tra i pollini

 

*

 

il sostegno se piedistallo
le rende autonome di solito
appoggiate al muro si mischiano
con le ombre le pisciano i cani
alcuni fermano la macchina
se le caricano con forza e non si piegano

al contrario della formica
avvelenata
non cadono soltanto a destra
ma al centro
a sinistra indietro e in avanti
non prendono la rabbia e non fanno mai schiuma.

(22/30 maggio 2017)

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