Mi chiamo fm, come tutti

Mi chiamo fm. Come tutti.
Per gli amici fm. Come tutti.
Sono un poeta. Come tutti.
Quindi:
Tutti si chiama fm. Come io.
Tutti ha gli amici che lo chiama fm. Come io.
Tutti è un poeta. Come io.
Ma (perché c’è sempre un ma)…

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Cominciava così…

[Cominciava così, con la traduzione in tedesco, ad opera di Stefanie Golisch (Vom Haus der ausgesetzten Zeit), della prima parte del poemetto di Francesco MarottaDalla dimora del tempo sospeso. Lettera al figlio“. Ripubblichiamo il testo integrale, leggibile ora anche in “Hairesis“, Edizioni Terra d’Ulivi, 2016.]

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Per il decennale di RebStein, 10

Maurizio Manzo

La resilienza della sagoma

imperdibile a volte decapitata
la sagoma fa una densa danza
e rotola dove finisce la luce
la rivedi al mattino
quando persino il destino
sogna una propria sorte meno decisiva

se riparte da un punto
perde l’orientamento
per ogni discussione
si ritira in sé stessa
non spera in comprensione
lei, la sagoma, non sa cosa sia speranza

non rispetta le regole
formule sconosciute
rifiuta il cibo
e per questo pare ribelle
anche se ci provano
il seme non attecchisce e spesso rimbalza

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Per il decennale di RebStein, 9

Francesca Cannavò

I mercanti di Pace

Merce preziosa, la pace; la pace è fatta di corpi vivi e belli e felici.

Forse un tempo, all’inizio dei tempi, le miniere erano piene di pace e tutti i popoli erano occupati a scavare e nutrire le loro civiltà del frutto del loro lavoro, con tutta la loro fatica quotidiana.

Forse, a quel tempo, le stille di sudore sulla fronte degli uomini sapevano di miele profumato ed i bimbi giocavano sui prati alla pace degli uni sugli altri, le ragazze giovani vi si agghindavano le trecce, era diffusa la moda di spolverarsi il volto con briciole di pace che profumavano intensamente di luce di sole e di luna, a seconda dell’orario.

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Per il decennale di RebStein, 8

Paolo Fichera

Vivant
di August Picard
(traduzione di Paolo Fichera)

*

Comme souffles blancs trempés des ténèbres
apparaissent les amants, schismes enterrés,
vampires insouciants des chaque lumière
remontent à la surface, pour petites gorgées d’air,
à mourir intacts dans leur propre sang

come respiri bianchi imbevuti di buio
appaiono gli amanti, scismi sepolti,
vampiri incuranti d’ogni luce
emergono, per un sorso d’aria,
a morire interi nel loro sangue

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Per il decennale di RebStein, 7

Annamaria Ferramosca

 

 

tu che solo-con-le-parole

entriamo nel giardino senza recinti senza cancelli
nella navata senza velarci il capo
non sovrastano altari non piedistalli
d’improvviso non hanno senso

resta la nostra marcia

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Per il decennale di RebStein, 6

Lucetta Frisa

Ballata degli annegati

Le nostre armi spezzate sul fondo marino
insieme al nome, alle navi e le mercanzie
qualcuno è venuto a prenderle per il museo.
Noi no, noi siamo solo mare ormai, acqua
azzurra, tranquilla, dopo i naufragi, traversata
dai branchi dei pesci che non guardano…
Qui nessuno ha occhi se non quelli senz’orbite
che più non sanno distinguere perdite e conquiste
ora che si è spenta per sempre
quella stranissima sete.
Il porto franco sotto l’orizzonte non è l’aldilà.
Un alto velo ondoso su di noi ci separa
da chi va eretto sulla riva e in questo letto
liquido solo alla notte entra
per lacerare al mattino i sogni e indossare
la solida maschera dei vivi.

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Per il decennale di RebStein, 5

Marco Ercolani

 

Viaggio d’inverno

[Taccuini trovati dal dottor Wilhelm Svetlin dopo la morte del musicista, dentro la cella del manicomio in cui Hugo Wolf era internato. I fogli, infilati nel materasso del giaciglio, sono databili agli anni 1895-96.]

Sole di chi non trova sonno – stella!

O sento la totale somiglianza fra i suoni della lingua e del canto, altrimenti taccio. La mia musica dipende dalla poesia che scelgo.

Al linguaggio manca qualcosa, è imperfetto, è scritto ma muto; allora compongo lieder per riparare a quel silenzio: pause, intermezzi, berceuses, le infilo nel ritmo dei versi, nella magia delle rime, nei nodi delle frasi.

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Per il decennale di RebStein, 4

Giuseppe Zuccarino

Tre note su Jabès

 

Per Francesco Marotta, alias Reb Stein

     L’arte di domandare

     Nel 1963, Edmond Jabès pubblica Le Livre des Questions, destinato a dare avvio al ciclo di sette volumi che reca lo stesso titolo, e che costituisce la sua opera principale[1]. Può sembrare strano il fatto di porre un lavoro così insolito per la forma di scrittura adottata (che mescola poesia, prosa, aforisma e dialogo) all’insegna delle questions, ossia delle domande. Ma esistono, per una tale scelta, diverse spiegazioni. La prima è di ordine generale, legata proprio al fatto che si tratta di un’opera letteraria. Contrariamente al luogo comune secondo cui gli scrittori forniscono risposte agli interrogativi di fondo che animano o inquietano l’esistenza umana, vale piuttosto l’inverso, ossia che essi tendono a formulare ipotesi e a porre domande. Diceva giustamente Roland Barthes che «si può accordare alla letteratura un valore essenzialmente interrogativo; la letteratura diviene allora il segno (e forse l’unico possibile segno) di quell’opacità storica in cui viviamo soggettivamente; […] la verità della letteratura è al tempo stesso l’impotenza a rispondere alle domande che il mondo si pone sulle sue disgrazie, e il potere di porre interrogativi reali, domande totali, la cui risposta non sia già presupposta, in un modo o nell’altro, nella forma stessa della domanda»[2]. Continua a leggere Per il decennale di RebStein, 4

Per il decennale di RebStein, 3

Angela Greco

 

per il decennale de
La dimora del tempo sospeso – RebStein

Dieci anni sono tanti, ma gli affanni non si sentono, ben celati dietro la home page, lì, tra tastiera e tempo sospeso nell’accezione più ampia possibile. Da blogger a blogger conosco bene quelle sottrazioni ad altro ed altri per l’ostinazione – e trascorso un certo numero di anni e consumati i primi entusiasmi, davvero si può parlare di testardaggine all’ennesima potenza – di divulgare quanto crediamo possa aggiungere valore ad un presente malato terminale d’egoismi e protagonismi, attaccato alla flebo della celebrazione dell’individualismo. Un presente, che bracca senza sosta la gratuità e la generosità, mordendo alla gola, mettendo all’angolo tutto un meccanismo virtuoso che potrebbe davvero farci riscoprire Persone. Continua a leggere Per il decennale di RebStein, 3

Per il decennale di RebStein, 2

Flavio Almerighi

Caserma Angelucci

Caserma Angelucci, sorriso di pianura sbagliato, nessuna deriva di rima, solo sbadigli di un’umanità fortemente compromessa col Piano Solo: un po’ come all’Hotel Cascino, vetri rotti e prese d’aria ovunque dentro una città paragonabile a Ravenna, e noi a portare lo stesso basco di panno tutte le stagioni. Si può andare? Dove. Quanto mi piaceva tua sorella, le mani andavano a nozze sotto la gonna, resta un tiglio maestoso coperto di nostalgia insana con queste temperature percepite. Il corpo di guardia veniva traghettato ogni sera e rientrava ogni mattina, salvo decisioni dell’ultima ora da parte dei PPG. Bastò una volta sola per fortuna fu l’anno dopo poco prima del terremoto, era il periodo in cui i Led Zeppelin giocavano coi rasta e i rasta giocano ancora con quattro reduci sciancati.

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Per il decennale di RebStein, 1

Marina Pizzi

Bivacchi e sodalizi il mio imbrunire
Bugiardo brevetto costumanza carbonica
Sotto i sottopassi luridi e blasfemi
Senza nemmeno un mito di racconto.
Qui resta la lumaca divelta…
Povera casa schiacciata dal passo
Senza timore passeggiare contro
Le ambivalenze del destino.
Qui è stato rotto chiunque io fossi
Sotto rotaie sanguigne e frettolose
Tradenti arrivi e partenze.
Voglio morire con la morte dolcissima
Vecchi ormai di sillabari vuoti
Grammatiche nefaste le leccornie di ieri.
Nessun funerale è ammasso alla mia morte
Solo un bidone della spazzatura
Dopo il falò. I pali delle luci debbono
Stare spenti sopra le biglie di giochi tradenti.
Menziona di me la perla nerissima
L’acclusa sbornia dell’ultima cena
Quando quaggiù fanno ancora i ragazzi.
Permettimi di volare prima sfortuna
Sfarzo di mareggiate più che potenti
I trilli di fantasmi che mi attendono.

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Il decennale: Precisazioni

Ci corre l’obbligo di qualche precisazione in merito a quanto scritto qui.
I testi che vorrete inviarci, se ne avete voglia, sono contributi personali liberi, nel senso che ogni autore tratterà il tema che preferisce, nella misura, nella quantità, nei modi e nelle forme espressive che predilige, corentemente col lavoro creativo o di studio che porta avanti più o meno sistematicamente. Ecco, vorremmo qualcosa che rappresenti chi scrive più che il destinatario dell’iniziativa.
Tutti i lavori pervenuti, nessuno escluso, saranno pubblicati su queste pagine, fermo restando che essi rimangono, com’è tradizione di questo sito, di “proprietà” unica ed esclusiva degli autori, anche nel caso in cui, come ci auguriamo, a fine settembre si possa realizzare un volume collettivo per la “Biblioteca di Rebstein“.
Coloro che ci hanno già fatto pervenire i loro testi possono, se lo ritengono opportuno, inviare al nostro indirizzo eventuali ulteriori apporti: verranno inseriti nel corpo del post, qualora fosse già stato pubblicato e, in ogni caso, utilizzati per il “Quaderno” conclusivo.

Il santo del mese

Un’icona rarissima e miracolosa di San Mario da Lotasso, patrono e protettore della Dimora del Tempo Sospeso. Tutti possono godere dei suoi benefici effetti: puntando il mouse sul fumo della pipa, vi sentirete avvolti da una fresca brezza che vi libererà dall’AFA per tutto il mese; cliccando sulla mano che scrive, sarete liberi per sempre dalla N.O.I.A. e dalle sue risorgenti, ecolaliche epifanie.