Le posizioni del “fottiti”


(Una rara icona salvifica di San Fumino di Cappadocia
mentre prova allo specchio l’omelia quotidiana per i suoi devoti)

Flavio Almerighi

LE POSIZIONI DEL “FOTTITI”

Riservisti dell’immaginazione, shampiste aspiranti dive, chierichetti dal culetto d’oro, quando serve si scoprono una grande dirittura morale. Succede così ogni volta, i riservisti dell’immaginazione hanno bisogno di evadere la monotonia della solita alcova e della solita pugnetta. Quindi potrebbero benissimo fottersi tra loro senza coinvolgere la poesia? Ne sono pienamente convinto. Perciò FOTTETEVI.

Prendiamo questo memorabile verso di F. D., la peggior poetessa italiana vivente. Esso nella sua lussureggiante infelicità recita: “Tu da stronzo mi svuoti.” Ogni normodotato che si rispetti capisce bene di cosa si tratta, gli imbecilli invece urlano al capolavoro. Forse costei, la peggior poetessa italiana vivente, ora glorificata sugli altari da alcuni riservisti dell’immaginazione, intendeva poetare (o petare) dicendo che il tizio apostrofato fa lo stronzo e quindi la prosciuga di ogni felicità? Così come è scritto ha invece un sapore decisamente lassativo. Tu (guttalax?) da stronzo mi svuoti. Perciò se non sai scrivere FOTTITI.

Comunque vedendo una parola qui e una qua ho capito che si parla di me e d’altro che non accetto a braccia aperte. Infatti mi disturba parecchio di sentirmi considerato il più grande poeta italiano vivente. Avessi 50 anni io stesso mi prenderei in giro presentandomi come tale per almeno 30 40 anni. Ma alla mia età? Non pensavo a poesie in omaggio e commenti innocui. Perché non si discute del problema che la mia ‘Sfida” suggerisce? La quale io l’ho scritta non come invettiva ma come problema della categoria poesia. Ringrazio dicendo però che non sono d’accordo. La mia libertà di accusare non di inveire me la sono guadagnata seguendo un criterio presuntuoso: mai proporre miei scritti a riviste cartacee, premi letterari, grandi e piccoli editori; nessun dirigente ha ricevuto del mio materiale.
(Alfredo De Palchi, dopo un tripudio di ghiandole salivari su L’Ombra delle Pinzillacchere)

L’importante è non mollare mai: un tempo il diritto più importante era catena di montaggio; oggi, invece, pur di non cercare un lavoro serio ci si aggrappa in ogni caso alla lingua (filologo, autore e leccaculo), quindi staccare, staccare, staccare.

P.S. Questa mattina un mio coetaneo con il mio stesso accento mi ha fermato in Piazza per chiedermi un euro e mezzo per mangiare una pasta ed ha avuto il buongusto di scusarsi, dicendo che è nella merda. Non so perché, ma non l’ho guardato negli occhi mentre gli allungavo il necessario.

Quando si è nella merda, si diventa fastidio per chiunque, anche per chi ci è stato e ha paura di tornarci. Perciò la prossima volta, chiunque tu sia, FOTTITI senza chiedere.

(da qui)

 

***

 

Appendic(it)e more ramingo
Il Santo del mese
ovvero:
Il Danubio è triste sotto i ponti di Praga
perché non si hanno avute più tue notizie

San Fumino di Cappadocia, che molte fonti attendibilissime – sia canoniche (*) che apocrife (**) – identificano con lo stili(s)ta ciociaro San Fumoso da Fumone, già sarto, parrucchiere, calzolaio, confessore & guida spirituale di Celestino V & di Benedetto XVI, è il protettore di tutte le categorie, sociali & asociali (& scusate se è poco!), che possono annoverare tra le loro fila almeno un aspirante pœta o un frittore di romanzi o anche, più modestamente, un/una critichessino/a: l’importante è che, oltre ad aspirare, il proteggendo sia completamente privo di qualsivoglia idea, fonte & forma di ispirazione, di attitudine & di talento & dei più elementari strumenti del mestiere, ma ben disposto & dedito, anima & corpo, alla sublime arte del travaso salivare & del copiaincolla (soprattutto di se stesso).
L’intercessione del santo incolonnato (cfr. le immagini, dall’alto e dal basso, di una sua fervente predicazione in grieco) ha il potere di ingenerare nel devoto, oltre a una smodata & incrollabile autostima, anche la proliferazione vita natural durante di cap(r)olavori in serie, a espurgo quotidiano garantito: i più disponibili a sottostare alle impietose, a volte umilianti, pratiche ascetico-castratorie imposte dalla sua sorridente beatitudine, possono anche creare opere d’arte esemplari, assolute, nel giro di pochi minuti.

(*) Cfr., per tutti: un volume qualsiasi degli Atti della Congregazione della Beata Fava, la benemerita bocciofila brianzola capeggiata dal pluriveggente Luigi (da Giussano) e dalla sua consorte Roberto, per gli amici & per gli intimi semplicemente Celeste (ma non vorrei sbagliarmi, forse si tratta del “suo” consorte: purtroppo non ho una manuale di mirmecologia sotto mano & al momento non mi è possibile verificare).

(**) Cfr., per tutti: un volume qualsiasi dell’Annuario della Santa Settimana Enigmistica, che gli ha pure intitolato una r/l/ubrica ad personam, Le ultime parole fumose, che raccoglie, insieme a una miriade di testimonianze sempre di prima mano, & di prima spremitura, che attraversano i secoli & le vigne, dall’Anatolia al frusinate, dalla Scandinavia al Salento, dalla Boemia a Tor Bellamonaca (& ritorno), i detti memorabili del santo: l’unico di tutto il calendario a cui è riuscita, tra le innumerevoli altre, l’impresa strabiliante di camminare su un filo da cucito steso per terra senza inciampare né cadere.

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14 pensieri riguardo “Le posizioni del “fottiti””

  1. g., voci d’oltre tevere mi fanno sapere che in vaticano non hanno gradito per niente le vostre santificazioni farlocche
    mi sa che si profila un anatema coi controfiocchi
    io vi ho avvisati, le mie fonti sono sicure e danno la cosa per certa, praticamente già decisa

    pentitevi pubblicamente, voi e i farlocconi beatificati, e forse ve la cavate ancora con una minima penitenza

    p.r.

    1. Ramingo, ascolta, si fa sera, anzi, se guardi fuori dalla finestra, ti accorgi che è già notte, la stessa che dimora nella tua testa di pinguino.
      Le tue fonti, caro, non sono sicure, ma inquinate, tossiche, proprio come le conoscenze filosofiche delle beate fave appena santificate qua sopra.
      L’unica voce che fa testo, per noi, per quel che attiene alle faccende d’oltre Tevere, è quella di sorella Lina, che ci onora oltretutto della sua amicizia e della sua confidenza e tiene i rapporti tra noi e Lui. E, a quanto ci fa sapere, Lui (sì, proprio Lui, Ramingo, capisci? Lui in persona), dopo aver letto il post, come fa quotidianamente, ha riso di gusto, quattro franche risate come non gli capitava da tempo, dal suo viaggio in Messico a quanto pare (sora Lina dixit).
      Quindi, falli (absit iniuria etc.) tu i conti e vedi se ti tornano

      g.

      p.s.
      Nel caso ti interessasse, abbiamo ricevuto centinaia e centinaia di mail provenienti da Fumone, un vero prelibato arrosto di ringraziamenti per avere fatto conoscere il loro ridente paesello urbi et orbi.
      Ramy, lo vedi?, non ti resta che arrenderti e consegnare le tue armi spuntate.

      p.s.s.
      Secondo noi te la sei presa mica da ridere (tu non sei Lui!) perché nella stesura dell’appendic(it)e al testo almerighiano ti abbiamo imitato alla grande, come nemmeno tu saresti stato in grado di fare. Dài, confessalo!

      p.p.s.s.
      Stai perdendo colpi, caro, non ti sei manco accorto che qua sopra hai sprecato una grande occasione per dare una lezione in rima ai n.o.i.a.bili. Ti bastava scrivere:
      per le vostre santificazioni di farlocchi
      si profila un anatema coi controfiocchi

      e saresti passato anche tu, come loro, ipso facto alla posteri(ori)tà.

      1. g., sei un bietolone di un’ingenuità disarmante, ancora non ti sei reso conto che la notizia della scomunica poteva darmela solo la tua cara lina, o caro lino che dir si voglia, adesso non posso appurare perché non ho un atlante di anatomia sotto mano

        il resto l’hai confessato tu stesso: voi là dentro non potete fare altro che imitarmi, anche se vi mancano parecchie cose tra cui l’ostile

        diciamolo, non mi meritate (o maritate, adesso non ricordo, non ho un manuale di diritto familiare a disposizione)

        p.r.

  2. dimenticavo, caro g. dell’ostrega: mi sa che vi siete attirati anche le ire degli abbi tanti di fumone, il cui patrono non è certo il pinzillacchero di cui sopra, ma il venerato sebastiano

    fate quattro conti: non vi resta che chiudere baracca e burattini e darvi alla macchia

    p.r.

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