Le grandi immagini

Yves Bergeret

Le grandi immagini

(Napoli, settembre 2017)

 

Les grandes images, à Naples, septembre 2017
Tratto da Carnet de la langue-espace
Traduzione di Francesco Marotta

 

1
Voilà qu’on a voyagé sur la mer en tous sens
et même jusqu’à la zone des grands meurtres.
On est parti de son village dans les terres
et voilà qu’on cherche le vrai nom de son village,
de sa propre personne et de la vie elle-même.

Des naufrages, des tempêtes, des îles.
On rebondit de rive en rive.
On écoute des contrechants de sirènes.
Chacune dit une syllabe aux ornements fatidiques.

 

1
Abbiamo viaggiato sul mare per ogni dove
finanche nella zona delle grandi stragi.
Partiti dal nostro paese fra le terre
siamo qui a cercare il suo vero nome,
il nostro stesso nome, quello della vita tutta.

Naufragi, tempeste, isole.
Sbalzati da una riva all’altra.
In ascolto del controcanto delle sirene.
Ognuna dice una sillaba di fatidica seduzione.

 

 

2
On s’est approché des volcans
qui fondent le violence
et la recrachent en lave vers la mer.
On a vu certains s’allonger, l’oreille collée à la cendre.

Certains parmi nous
ont jeté sur des parois
les mesures du ciel et du souffle
qu’ils avaient prises dans leurs grandes traversées
et ils ont envoûté le rouge, le blanc et le noir
pour recomposer par images des bribes de récit
que les volcans dilapident.

 

2
Ci siamo avvicinati ai vulcani
che sciolgono la violenza
e la risputano in lava verso il mare.
Abbiamo visto qualcuno distendersi, l’orecchio incollato alla cenere.

Alcuni di noi
hanno impresso sulle pareti
le misure del cielo e del respiro
che avevano prese nelle loro grandi traversate;
hanno incantato il rosso, il bianco e il nero
per ricomporre in immagini brandelli del racconto
che i vulcani disperdono.

 

 

3
Au cœur de la ville au cœur de la mer
l’un a déployé par images sur des voûtes
les maillages sacrés qui vrillent
la tête de trop de gens
puis les a dédoublés dans d’autres ésotérismes
puis les a cisaillés dans des traits géométriques
noirs, coups de hache dont résonne
l’arbre au centre du monde.

 

3
Nel cuore della città in mezzo al mare
uno ha rappresentato in immagini sulle volte
le trame sacre che arrovellano
la mente di troppa gente
poi le ha duplicate in altre forme arcane
le ha sezionate in tratti geometrici
neri, colpi d’ascia che fanno risuonare
l’albero al centro del mondo.

 

 

4
Coups de hache,
coups frères de ceux de ta hache, vieux chroniqueur tué
et qui ne meurt jamais,
coups de ta hache dans l’arbre,
heurts de ta voix dans le creux du ciel,
coups dans le grognement archaïque de la mer,
secousses dans le rien.

 

4
Colpi d’ascia,
colpi simili a quelli della tua ascia, vecchio cronachista ucciso
e che non muore mai,
colpi della tua ascia nell’albero,
urti della tua voce nella cavità del cielo,
colpi nel mormorìo primordiale del mare,
sussulti nel nulla.

 

*

 

5
Chaque coup ouvre donne une trace noire nette,
jambage de la lettre à venir,
gueule qui lance le son dans la voyelle de paix claire
puis lance la coquille de la consonne et de l’adjectif.

 

5
Ogni colpo plasma, lascia un segno nero netto,
la gamba della lettera futura,
bocca che insuffla il suono nella vocale di limpida pace
poi genera la forma della consonante e dell’aggettivo.

 

 

6
Coup, trait qui nomme et trace.
Ici balbutie la grande mère sans âge.
Chante à syllabes claires tranchées
la grande mère qui écarte les eaux.

Chante juste derrière les épaules du volcan
celle-là que les coups du peintre,
que les coups du chroniqueur
réveillent et refondent.

 

6
Colpo, tratto che nomina e lascia il segno.
Qui balbetta la grande madre senza età.
Canta a sillabe chiare troncate
la grande madre che separa le acque.

Canta proprio dietro le spalle del vulcano
quella che i colpi del pittore,
i colpi del cronachista
risvegliano e ricompongono.

 

*

 

7
De la mer aux vagues écartées
émergent les épaules ruisselantes
des grandes images, celles et ceux qui se sont attelés
à la parole, qui se sont attelés à un nom,
Moïse qui bégaie, Billy Budd qui tombe,
David qui tend sa harpe, Char qui claque par éclairs,
le chroniqueur esclave qui porte le monde,
splendides étrangers.

 

7
Dalle onde aperte del mare
emergono, le spalle gocciolanti
di grandi immagini, coloro che si sono dedicati
alla parola, che sono stati fedeli a un nome,
Mosé che balbetta, Billy Budd che soccombe,
Davide che tende la sua arpa, Char che fa schioccare lampi,
il cronachista schiavo che regge il mondo,
tutti splendidi stranieri.

 

 

Le effigi

(Napoli, settembre 2017)

 

Les Effigies, à Naples, septembre 2017
Tratto da Carnet de la langue-espace
Traduzione di Francesco Marotta

 

1
Celle qui chaque soir s’allongeait pour dormir
au pied de la fresque à Pompéi
demandait à la couleur rouge
un sable où masser son corps,
à l’effigie mâle nue une présence menaçable
et à l’effigie féminine toute voilée
un enfouissement dans le mythe, même infantile.
Elle était banale, les effigies peintes étaient banales.
Par les narines de tous passait comme un vent de mer
le souffle du récit qui retendait leurs vies volatiles.

 

1
Quella che ogni sera si distendeva per dormire
ai piedi dell’affresco a Pompei
chiedeva al colore rosso
una sabbia dove massaggiare il suo corpo,
all’effigie maschile nuda una presenza temibile
e a quella femminile tutta velata
una sepoltura nel mito, anche infantile.
Era una donna comune, come le immagini dipinte.
Attraverso le narici di tutti passava come un vento di mare
il soffio del racconto che rispiegava le loro volatili vite.

 

*

 

2
Celui assez jeune qui sourit sans cesse
descend à minuit jusqu’à la mer
observer les petites îles s’écarter les unes des autres,
le Vésuve raboter certaines étoiles
et l’ortie noire pousser
entre le passé et le présent comme le destin d’un héros renversé.
Sourire amadoue l’ortie
pour la mieux déraciner.

 

2
Il ragazzo che sorride di continuo
scende a mezzanotte fino al mare
per vedere le piccole isole allontanarsi le une dalle altre,
il Vesuvio sfregare alcune stelle
e l’ortica nera spuntare
tra passato e presente come il destino di un eroe sbalordito.
Sorridere ammorbidisce l’ortica
per meglio sradicarla.

 

 

3
Celui qui a franchi la mer
en se faufilant entre les crocs des trafiquants et des requins
cherche sans fin sur le trottoir en grosses pierres de basalte
les traces de pas de l’ancêtre qui fit fortune
et fit reculer la mer ; il sait
que cet ancêtre n’existe pas,
il le cherche férocement, c’est un dieu.

 

3
Colui che ha traversato il mare
sgusciando tra le zanne dei trafficanti e degli squali
cerca senza soste sul marciapiede dalle grandi pietre di basalto
le tracce dei passi dell’antenato che fece fortuna
e costrinse il mare ad arretrare; egli sa
che questo antenato non esiste,
ma lo cerca ostinatamente, è un dio.

 

*

 

4
Celle qu’on enivrait derrière une tenture
au fond du long corridor de grès de son antre
pour balbutier des énigmes à traduire
faisait trembler les princes et les rois.
Le vent du large rage, le volcan tonne,
la colline de grès tremble, je baisse la voix
car celle qu’on enivrait serre encore ses genoux
contre sa poitrine et le calme vent de ses poumons
met verticales notre terre et notre ville ambiguë.

 

4
Quella che il dio ispirava dietro una tenda
in fondo al lungo corridoio calcareo del suo antro
per balbettare degli enigmi da decifrare
faceva tremare i principi e i re.
Il vento dal largo infuria, il vulcano tuona,
la collina di arenaria si scuote, io abbasso la voce
perché la donna posseduta serra ancora le sue ginocchia
contro il petto e il soffio lieve dei suoi polmoni
solleva la nostra terra e la nostra ambigua città.

 

 

5
Celui ou celle que le fond de la terre cherche
par la bouche édentée du grand volcan et par la dizaine
d’autres petits cratères des rives et des iles alentour
n’a sûrement pas de nom; tous les morts
remontent à l’air libre écouter
si le sens de leur mort et de leur vie a été trouvé.
Pourtant sincère la Sibylle n’a pas assez convaincu.
La grande diction, tel est le chantier de notre carène.

 

5
Quelli che dalle profondità la terra cerca
attraverso la bocca sdentata del grande vulcano e della decina
di altri piccoli crateri delle rive e delle isole vicine
sicuramente non hanno nome; tutti i morti
risalgono verso l’aria aperta per sentire
se il senso delle loro esistenze è stato trovato.
Anche se sincera, la Sibilla non ha del tutto convinto.
L’ampia parlata, questo è il cantiere della nostra carena.

6 pensieri riguardo “Le grandi immagini”

  1. meraviglioso
    un colpo d’ascia che spazza via tutto il ciarpame poetico che infesta la rete

    (peccato solo non poter allargare le immagini)

    p.r.

  2. Ora è bello poter dialogare visivamente…: le immagini della prima parte sono ad alta definizione; e, sì, l’effetto è davvero notevole, soprattutto se si riesce a cogliere il legame intuitivo tra disegni, colori e testo. Lo spirito di Soumaïla Goco ha visitato Napoli, questo è certo, come è certo che l’ha vista e “sentita” con gli occhi dell’alba del mondo.

    g.

  3. non mi è chiaro: ma si tratta di un libro a stampa? ove possibile l’eventuale acquisto? Grazie,
    r.m.

    ps: cmq bella iterazione testo-imago!

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