Habetis Napalm

L’uomo di cultura, contaminato dalla natura marginale
del disadattamento, deve farsi terrorista contro modelli
di reificazione e sfruttamento dell’umanità.

Ivan Pozzoni

Facite vobis, magno cum gaudio:
habetis Napalm

 

 

 

IL MINISTERO DELL’INFERNO

Percossi sei mesi fa da un deficit della comunicazione
nella scatola cranica nera i neuroni reclamano diversa collocazione,
contestano, obiettano, s’indignano nell’anticamera del cervello
megalomani come Cristiano Malgioglio nella casa del Grande Fratello.

Sotto lo stipite dell’occipite Cecco Angiolieri e Percivalle,
duellando a colpi di (novo) stiletto, vorticano le balle,
il loro rigor mortis rivendica l’assistenza d’un Becchin d’amore
mettendo in mezzo, alle balle, Obs de Biguli, incomodo trovatore.

Fulminata Folgóre l’intera casata degli Uberti,
Lapo, taches al trans, non disdegna d’aver inserti,
della domenica del Corriere, in cerca di uno stupefacente flirt
appagato come un corriere della droga iscritto al Sert.

Boiardo truffa il Pulci, scacciato da Firenze con il Baygon,
sul fatto che, in U.s.a., il Presidente non sia un tycoon,
la crisi dei mercati americani sarà causata da una nuova guerra,
Lenin diede la terra ai contadini o i contadini alla terra?

La confusione regna sovrana nella mia crisi occipitale,
come nuvole di cocaina nelle anticamere del Viminale,
condannando la nazione al malgoverno
del ministero dell’Inferno.

 

 

 

IL DEPUTATO

Con la quinta elementare e la condanna al riformatorio
sin da ragazzo associato a una sedia di Montecitorio,
figlio di una casalinga e di un avvocato di Sorrento
si ritrovò, finalmente, in Parlamento.

Camminò emozionato, avanti e indietro, in Transatlantico
alla ricerca terminale di un munifico bonifico
con la speranza, nella camera, di trovare Cicciolina,
o, come minimo, nei bagni, una tirata d’eroina.

Prendendo al lazo hostess con la destrezza d’un Bufalo Bill,
mettendo in scena finte risse tipo Bud Spencer e Terence Hill,
ha da passà ‘a iurnata, fatta di tre ore, abbarbicato alla cadrega,
a appoggiare decreti sorti da interessi di bottega.

Quel giorno la fortuna esalò squilli di tromba
la sede riconosciuta della Camorra finì vittima di una bomba
collocata dal Movimento Anarchico di difesa del Disoccupato
e l’onorevole, con gran baccano, morì trombato.

 

 

 

NON RIESCO AD INTEGRARMI

Non riesco a integrarmi, ho un disturbo borderline
distribuisco gomitate tipo Greg “The Hammer” Valentine,
nemmeno se mi impegno riuscirò a aspirare al Nobel
deutoplasma irriducibile tra vacche nere d’Hegel.

Non riesco a integrarmi, ho un delirio schizofrenico
rifuggo dalle masse e intingo biro nell’arsenico,
canto, fuori dal coro, come un mitomane a X Factor
disinnescando bombe, spaccio col metal-detector.

Non riesco a integrarmi, ho attitudini da killer,
deambulo tra zombie, stile King of Pop in Thriller,
volando a bassa quota quoto quote di quozienti,
costretto a impacchettare sottotitoli per non-utenti.

Non riesco a integrarmi, ho ogni sorta di fobia
in coda appetisco il verde, come un virtuoso in dendrofilia,
mettendo a fuoco il mondo e sfuocati i tempi con lo zoom,
mi arrendo alla desuetudine della consecutio temporum.

 

 

 

HAI PERSO LA LINGUA?

A Unomattina hanno dato una notizia sensazionale,
a forza di WhatsApp e dei disservizi del telegiornale,
nella flebile speranza che non si estingua
l’homo sapiens sapiens sta perdendo la lingua.

Tutto iniziò, nel ‘900, dalla caduta dei muri del congiuntivo,
e continuò, a cavaliere del secolo, con l’ipertrofia dell’aggettivo,
tutto bellissimo, splendidissimo, iper-mega-conveniente
a noi Sanremi costretti a romolar controcorrente.

Consumatori disciplinati a sproloquiare cockney
acquistando vocaboli usurati su eBay,
brevettano neologismi, da una lira, al Gr
alla ricerca del gradimento di un qualsiasi parterre.

Casca il mondo, Casca la terra, in scappatelle pìcare
Bruti intenti a intinger pugi nella lingua di Cesare
seppelliscono lessici senza usufruire di condizionale
accusati di crimen incesti con una ex-vergine Vestale.

Giornalisti, fotografi, scrittori freelance,
leccaculi contagiati dal delirium tremens,
I.v.a.n. Project freelancia missili atomici da Pyongyang
nella speranza che li attendiate, in vacanza, a Guam.

 

 

 

ACUFENE

La vocazione è una crociata trans-inurbana
e, tu, ‘ndo vai, se non c’hai manco la banana,
il segreto del successo è un digrigno di mascelle,
a forza di tirar Polvere di stelle.

Non riesci a sentir le voci dal mondo
in un campo disturbato da rumori di sfondo,
finendo, come un kulak, tra falce ed incudine
virtuale come Macondo in Cent’anni di solitudine.

Cammini, transumante, sentendoti inadeguato
dirimendo inferni come un diavolo bisolfurato,
sui carboni ardenti dell’attuale sociodramma
conscio di esser la falena, e non la fiamma.

Forse, alla fine, ti troverà un valore, Dio, un’idea,
Cervantes nella selva tra Chisciotte e Dulcinea,
strappandoti da un’esistenza taciturna
in modo da sentir gioia nell’urna.

 

***

 

DIECI ANNI: ANTI-«MANIFESTO» NEON-AVANGUARDISTA
(I.v.a.n Project)

«Qui giace un autistico»

     1] Odin: Ogni battaglia della «neon»-avanguardia è aeriforme [Ogni «neon»-avanguardista, scatenandosi dalla schiavitù della contingenza locale, deve accettare la sfida dei capitalismi nomadi, asfissiandone i mezzi di dominio (mass-media), recidendone la volatilità, illuminandone il lato oscuro; riconsegnato alla tangibilità ontologica della forma e del volume attraverso attentati di «solidificazione», l’anonimato delle «autorità» multinazionali, rifattosi «spazio» assaltabile, torna a essere reale obiettivo bellico dei numerosi movimenti di critica sociale, riconcedendo ad essi, allo stesso tempo, nuovi «spazi» liberi dal dominio e dalla schiavitù della contingenza locale];

     2] Dva: Il dialegesthai è fondamento di democrazia [Rafforzando il dialegesthai tra voci differenti, non cadendo nella rete dell’esclusione e dell’emarginazione dell’attività culturale altrui, coltivando l’universalità del diritto / dovere di comunicare, non cedendo all’attrattiva della critica destruens, evitando atteggiamenti aristocratici, si arricchisce l’autonomia individuale];

     3] Tri: L’atrofizzazione della dimensione narcisistica dell’artista è urgente [La strada dell’atrofizzazione della dimensione narcisistica dell’artista inizia dallo snodo del riconoscimento dell’urgenza di coordinare iniziative artistiche collettive, solidali, ed anonime, connesse al correttivo dell’epigraficità dell’arte aedica, o trobadorica];

     4] Chetyre: L’«opera d’arte» è filiera solidale [L’«opera d’arte» come «filiera» di interazioni feedback tra «agenti» diversi ha urgenza di riscoprire la sua natura contrattuale socialista, contro ogni forma di capitalismo, contro ogni logica di mercato, contro ogni incidenza assistenzialista; artista, mediatori culturali, editore, tipografia, distributori, corrieri, depositi, negozi e destinatari sono immersi in una vicendevole relazione di diritti e doveri];

     5] Pyat: L’«autore» è finalmente deceduto [Non essendo «autore» dell’«opera d’arte», l’artista non alienato e non ignorante, deve assumersi il dovere di concorrere ad essa, come tutti i restanti «agenti» della «filiera», in tutti i fattori di «produzione» (creatività, lavoro e finanza). Nel tardomoderno, con l’affermarsi del dato sociologico della collettività dell’«opera d’arte», è alienazione dell’intellettuale inattuale ignorare la nuova categoria socioeconomica del dovere d’autore, smarcandosi, con arroganza parassitaria, dai costi della (anche) sua attività];

     6] Shyest: La tristezza metodologica è resistenza contro ogni destino da rifiuto umano [L’uomo di cultura, contaminato dalla natura marginale del disadattamento, deve farsi terrorista contro modelli di reificazione e sfruttamento dell’umanità, reagendo all’ontologia, nichilista ed annichilente, resa attraente dalla moderna maschera del divertimento ad ogni costo, della vita trendy, con un deciso energico richiamo a un’etica della tristezza];

     7] Syem: Ogni «forma-poesia» è caduta [Per narrare, con i nostri inutili meta-récits la concreta implosione di «soggetto» e «oggetto» sull’«azione» è divenuto insufficiente il richiamo a una «forma-poesia» fondata, con l’«immagine» tridimensionale o con la «metafora», sul trinomio classico «soggetto nominale» / «verbo» / «complemento oggetto»];

     8] Vosyem: L’ironia è medium di rimorfologizzazione costante [L’ironia, come mezzo di ribaltamento, di rimorfologizzazione costante (dall’asino all’uomo e dall’uomo all’asino in asino umanitario), assume ruolo centrale nella dis-educazione del «giovane», sfuriando da una fase destruens in cui svuoti e/o abbatta ogni struttura di senso, e arrivando a costruire sensi sempre nuovi e rivivificanti];

     9] Dyevyat: La «militanza» è unica categoria socio/ontologica del fare cultura [Fare cultura è attività «militante», militare. Fare cultura non è un lavoro; essere cultura non è mercato. La cultura non si vende: si mantiene, si cura, si finanzia, si sostiene. Non è un diritto: fare cultura è un dovere civile. La cultura costa: dobbiamo subordinarci, a tutti i costi, ai costi della cultura (esistenziali, temporali e finanziari)];

     10] Dyesyat: L’arte è estetica normativa [Arte ed etica, incontrandosi sulla strada della metaetica emotivista, realizzano, insieme all’antiformalismo, una bellicosa estetica normativa individuale. I riot-texts dell’arte sono mera raccolta di testi / documento, verbali d’assemblee d’arte, rivolte alla concretizzazione dell’ideale estetico normativo della democrazia lirica e simbolo di resistenza, o sovversione, contro i valori nomadi delle élites dominanti].

     0] Poshel na khui: Il critico letterario becero (auto)-munito della dote mistica di fornire interpretazioni «oggettive» sui nostri testi è mero reperto archeologico del XX secolo.

(Ivan Pozzoni 1976 – 2016)

 

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Nota biobibliografica

Ivan Pozzoni è nato a Monza nel 1976. Ha diffuso molti articoli dedicati a filosofi italiani dell’Ottocento e del Novecento, e diversi contributi su etica e teoria del diritto del mondo antico; collabora con numerose riviste italiane e internazionali. Tra 2007 e 2016 sono uscite varie sue raccolte di versi: Underground e Riserva Indiana, con A&B Editrice, Versi Introversi, Androgini, Mostri, Galata morente, Carmina non dant damen, Scarti di magazzino, Qui gli austriaci sono più severi dei Borboni e Cherchez la troika con Limina Mentis, Lame da rasoi, con Joker, Il guastatore, con Cleup, Patroclo non deve morire, con deComporre Edizioni; tra 2009 e 2016 ha curato una trentina di antologie di versi. Tra 2008 e 2016 ha curato cinquanta volumi collettivi di materia storiografico filosofica e letteraria; tra il 2009 e il 2016 sono usciti i suoi: Il pragmatismo analitico italiano di Mario Calderoni (IF Press), L’ontologia civica di Eraclito d’Efeso (Limina Mentis), Grecità marginale e suggestioni etico/giuridiche: i Presocratici (IF Press), Libertà in frammenti. La svolta di Benedetto Croce in Etica e politica (deComporre) e Il pragmatismo analitico italiano di Giovanni Vailati (Limina Mentis). È con-direttore, insieme ad Ambra Simeone, de Il Guastatore – Quaderni «neon»-avanguardisti; è direttore de L’Arrivista; è direttore esecutivo della rivista internazionale Información Filosófica; è, o è stato, direttore delle collane Esprit (Limina Mentis), Nidaba (Gilgamesh Edizioni) e Fuzzy (deComporre Edizioni).

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9 pensieri riguardo “Habetis Napalm”

  1. Questo sì è un bel parlare! Concordo in pieno con tutti i punti del manifesto neon-avanguardista, contro l’omologazione massificante della parola e della poesia, e di tutto quello che ruota intorno ad esse.
    “Agir en primitif e prévoir en stratège”, diceva Char e anche che l’essenziale è minacciato continuamente dall’insignificante ..
    il profetico Char.

    1. Grazie! L’I.v.a.n. Project, aldilà di “movimenti letterari” basati su estetiche e metodologie filosofiche anacronistiche, cerca di avvicinarsi all’arte mediante un accostamento teoretico originale e aggiornato. Quando ancora, dieci anni fa, i critici inattuali definivano Bauman un sociologo «da bar» (?) estesi l’apparato sociologico di costui all’arte. Adesso Bauman è Bauman (…). Poi Bourriaud, Zizek, Goodman, Baudrillard, Castoriadis, Lipovetsky, neuro-estetica, socio-estetica e psico-estetica, applicazioni di etica, economia politica e finanze all’arte. Sono convinto che, tra una decina d’anni, i critici inattuali ci arriveranno anche loro. Per sicurezza, io gioco d’anticipo.

      1. senza disturbare nessun morto (viene facile pensarli in questi primi giorni novembrini) famoso, mi fido del suo intuito e di ciò che qui ho letto. Buon lavoro.

      2. Chiarissima Viendalmare (?), ti ringrazio nuovamente.

        Concordo, con massima retoricità, col Metalogicon (III, 4 se non erro) di Giovanni di Salisbury: «Dicebat Bernardus Carnotensis [Bernardo di Chartres] nos esse quasi nanos gigantium humeris insidentes, ut possimus plura eis et remotiora videre, non utique proprii visus acumine, aut eminentia corporis, sed quia in altum subvehimur et extollimur magnitudine gigantea». Purtroppo, la «fortuna» di Bernardo di Chartres si riduce a questa, e altre brevissime, asserzioni.

  2. Dimenticavo Beck, Sennett, Gallino o Danto.

    Ci sono moltissimi accostamenti multiculturali originali e aggiornati all’arte! Però i nonni Simpson della critica si arroccano disperati sull’ipse dixit di Heidegger o di Mandel’štam. Si spingono, al massimo, ad Habermas. Da rottamare, senza ritegno…

      1. 7] Syem: Ogni «forma-poesia» è caduta [Per narrare, con i nostri inutili meta-récits la concreta implosione di «soggetto» e «oggetto» sull’«azione» è divenuto insufficiente il richiamo a una «forma-poesia» fondata, con l’«immagine» tridimensionale o con la «metafora», sul trinomio classico «soggetto nominale» / «verbo» / «complemento oggetto»]

        La nozione stessa di «qualità» estetica è una scemenza, finchè non dimostreranno la validità ontologica di «qualità secondarie» oggettive (?).

        Per la «lirica», se riteniamo legittima l’intera tradizione letteraria dall’aedo omerico (auralità) ad oggi, considero che una «lirica» senza «lira» sia meglio di una «lirica» da due lire.

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