Edifici pericolanti

Madre

Non è corretto
e non è poesia
raccogliere un dolore
per scrivere parole

se te ne stai piegata in due dentro la stanza
al primo piano della casa abbandonata
mentre urli, verso il cane muto
che scappa, e cade per le scale, e si nasconde:
senza dimensioni, al buio ascolta
il latrare del tuo male
che sfonda il tetto.

Massimiliano Damaggio, Edifici pericolanti
Postfazione di Fabio Franzin
Nota di lettura di Nino Iacovella
Milano, DotCom.Press, 2017

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5 pensieri riguardo “Edifici pericolanti”

  1. è un brano profondo, eppure tutto intriso di una luce piatta come se dovesse nevicare, qui si vede la dirittura morale del vero poeta che non si impadronisce di un dolore altrui per farsi bello con parole sue e magari senza rispetto dall’alto di un’autoreferenzialità miseranda, un brano che mi è piaciuto molto proprio per questo, mi dai le coordinate per reperire il testo? L’editore mi è del tutto sconosciuto.

  2. Tra vita e poesia, in Massimiliano Damaggio, non c’è nemmeno la più piccola membrana di separazione.
    Grazie alla “Dimora”per aver ospitato questa poesia tratta dal libro.
    Nino

    1. Sono d’accordo con te, Nino.
      Scandalosamente sincera, in questo poeta, la vita dentro la poesia e la poesia dentro la vita. Una sincerità, negli Edifici, che lascia dapprima tumefatti, poi consapevoli e infine, penosamente e nostro malgrado, uomini rigenerati nella pietas.

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