Ogni tempo ha il suo fascismo

“Ogni tempo ha il suo fascismo: se ne notano i segni premonitori dovunque la concentrazione di potere nega al cittadino la possibilità e la capacità di esprimere ed attuare la sua volontà. A questo si arriva in molti modi, non necessariamente col terrore dell’intimidazione poliziesca, ma anche negando o distorcendo l’informazione, inquinando la giustizia, paralizzando la scuola, diffondendo in molti modi sottili la nostalgia per un mondo in cui regnava sovrano l’ordine, ed in cui la sicurezza dei pochi privilegiati riposava sul lavoro forzato e sul silenzio forzato dei molti.”

(Primo Levi
Un passato che credevamo non dovesse tornare più,
Corriere della sera, 8 maggio 1974)

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Postludium

“Questo poemetto vive coerentemente delle sue contraddizioni: se è ripartito in capitoli o in lasse, la cui prima riga attacca sempre con la maiuscola, sembra poi non fare troppo conto di queste peculiarità, non stabilendo collegamenti, continuità di senso fra le lasse medesime. Se trascura una conseguenza logica fra capitolo e capitolo, persegue una forma particolare di discorso, di consequenzialità affidandosi al proprio suono. Il lettore s’industria a scoprire il refe che unisce le tessere, il ponte su cui incolonnare la propria spinta di lettore. Ma perché? Perché non cedere semplicemente alla tensione fluida che passa di paragrafo in paragrafo, di pagina in pagina? Il testo non gli chiede di abdicare a qualunque logica di lettura (comprensibile), ma di accettare quella che gli presenta esso stesso in quanto testo.” (Giuliano Gramigna)

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