Postludium

“Questo poemetto vive coerentemente delle sue contraddizioni: se è ripartito in capitoli o in lasse, la cui prima riga attacca sempre con la maiuscola, sembra poi non fare troppo conto di queste peculiarità, non stabilendo collegamenti, continuità di senso fra le lasse medesime. Se trascura una conseguenza logica fra capitolo e capitolo, persegue una forma particolare di discorso, di consequenzialità affidandosi al proprio suono. Il lettore s’industria a scoprire il refe che unisce le tessere, il ponte su cui incolonnare la propria spinta di lettore. Ma perché? Perché non cedere semplicemente alla tensione fluida che passa di paragrafo in paragrafo, di pagina in pagina? Il testo non gli chiede di abdicare a qualunque logica di lettura (comprensibile), ma di accettare quella che gli presenta esso stesso in quanto testo.” (Giuliano Gramigna)

 

da: Postludium

 

epifanie di segni  migranti  sull’orizzonte  di  roserespiro
intirizzite  di   finzioni    mentre  la  pupilla   che  alberga
il  non  finito   frange  in  vertigine  di  forme  lo  sguardo
sorpreso da calici  di immagini   levate  in  muti  transiti
e forse  vento e parole  troveranno  un  delta  nel  fuoco
delle labbra dove era stato un mare a fare senso  l’onda
a due voci assiemate a commento di luna ora sulla pelle
straripa  fragili  pollini  d’aria   un  profumo  che  annega
oasi    rassegnate   alle   sabbie    e  si  tace    un  cammino
a    ritroso     al    tempospazio    di    un    sillabario  serale
un verso che rischiara  la breve eternità dei suoi accenti

*

pavesati   di   silenzio     come    ombre    di   alfabeti   scaduti
maschere  d’innocenza  sul  volto   per  approdare  da  cieli
inabitabili   alla pietra   al sommo  di luminarie  rossostella
dove   scorre   la   voce    declinando    in   radure   di   lampo
e   la  morte   si   perde   in   calligrafiche   pose  di   memoria
né  alcun  mesto   respiro   un  raggiro  di  lama   dà   credito
all’alba   tra   ruote   stridori    bottiglie   incendiate   di  sere
non  saprei  se  mi  leggi   segnando  con frammenti  di calce
l’inverno    che    naufraga   a   vista   sul    foglio     imperfetta
presenza poi simbolo cicatrice del bianco sutura d’un grido

1 commento su “Postludium”

  1. Una partitura verbale-musicale priva di convenzionali elementi connettivi, spaziature temporali, reperibili codici e gerarchie di senso; il gesto della semantizzazione resta sospeso, le metafore fuse in un groviglio irrisolvibile che le rigenera in infinite tracimature, gli attanti dell’incontenibile processo catacretico, sottratti alla loro funzione simbolica, producono ininterrotte, enigmatiche relazioni sinaptiche, dalle inafferrabile prospettive e funzioni. Paradossalmente, da scritture di questa violenta tensione disgregante, può sorgere una nuova configurazione del pensiero, della sua relazione con l’essere.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.