La marcia del dolore

Giuseppe Galzerano

Sacco e Vanzetti
La loro storia, i funerali, le ceneri

Novant’anni fa due lavoratori anarchici – innocenti – vengono uccisi sulla sedia elettrica nel carcere di Charlestown, Boston Massachusetts, pochi minuti dopo la mezzanotte tra il 22 e il 23 agosto 1927, a distanza di pochi minuti l’uno dall’altro.

I loro nomi e la loro storia sono noti in tutto il mondo. Sono il calzolaio pugliese Nicola Sacco (Torremaggiore, Fg, 1881) e il pescivendolo piemontese Bartolomeo Vanzetti (Villafalletto, Cn, 1888), emigrati negli Stati Uniti e attivi politicamente nei circoli e nei giornali anarchici, lettori e collaboratori del settimanale «Cronaca Sovversiva». La notte del 3 maggio 1920 il tipografo anarchico Andrea Salsedo «vola» dal 14° piano del palazzo della polizia di New York sfracellandosi sul marciapiede. La sera del 5 maggio, in compagnia di Nicola Sacco, su un tram, Vanzetti – che si era già occupato dell’arresto segreto di Salsedo – è arrestato e gli trovano in tasca un volantino per un comizio di protesta per l’illecita detenzione e per la tragica morte del tipografo siciliano. Li incolpano di una rapina a mano armata e della morte di due persone. Sulla base dei pregiudizi politici e razziali sono condannati alla pena capitale. Al processo il Procuratore Generale Fedrerik Katzmann era stato chiaro: «Se anche non fossero colpevoli di rapina e di omicidio, sono colpevoli di essere anarchici ed italiani». In tutto il mondo si susseguono manifestazioni per strapparli alla sedia elettrica. All’inizio il quotidiano anarchico «Umanità Nova» e altre testate registrano in Italia oltre seicento manifestazioni a loro favore. Poi il fascismo mette tutto a tacere. Solo qualche giorno prima dell’esecuzione, mentre il re tace, Mussolini – che ha riempito le prigioni e il confino di anarchici – senza alcuna convinzione, fa un superficiale intervento a loro favore.

Vanzetti esprime il desiderio di vedere una delle sorelle ed è raggiunto da Luigina. Sacco vorrebbe essere sepolto al suo paese. Dopo l’esecuzione e il funerale del 28 agosto i loro corpi vengono cremati e una metà delle ceneri destinate in Italia. In carcere respingono coerentemente più volte l’offerta dei conforti religiosi. Sacco muore da solo, senza aver visto nessuno dei suoi familiari, che non si sono spostati e Rosa Zambelli, la moglie, nei sette anni di galera del marito, non ha quasi mai avuto rapporti con Torremaggiore.

Al funerale, otto miglia sotto la pioggia, partecipa una folla di oltre mezzo milione: uomini e donne sfilano con un feltro rosso – distribuito dagli anarchici – al braccio con la scritta nera in inglese: «Remember. Justice Crucified August 23, 1927»«Ricordate! La Giustizia è stata crocefissa il 23 agosto 1927!». Eleganti, composti e tristi, in giacca e cravatta o con il papillon, gli operai, i minatori, i calzolai, i contadini anarchici. La polizia, che vieta bandiere e cartelloni, carica i partecipanti. Il Defense Committee «Sacco and Vanzetti» di Boston, consapevole dell’importanza dell’evento funebre, incarica alcuni cineoperatori di riprendere di nascosto e clandestinamente il funerale con cineprese collocate lungo il percorso, per documentarlo ai posteri. Lo stesso giorno il governo ordina tassativamente la distruzione dei filmati, ma la preziosa pellicola di 4’30” viene sottratta alla distruzione, finendo in mani anonime e solo nel 2014 è stata restaurata e resa pubblica.

Dopo la cremazione, viene deciso che una porzione delle ceneri di Sacco verrà mandata in Italia e una delle ceneri di Vanzetti rimarrà negli Stati Uniti e saranno entrambe custodite da Rosa Zambelli. Luigina accompagna nel viaggio per l’Italia le ceneri di entrambi, che sono custodite in due urne separate e distinte collocate in una cassetta. All’arrivo in Francia la polizia le sequestra per consegnarle alla polizia italiana che le porterà a Villafalletto, dove – senza tener conto del rifiuto ai conforti religiosi opposto in carcere – sono benedette dal parroco. Il 14 ottobre le ceneri di Vanzetti vengono seppellite, quelle di Sacco proseguono per Torremaggiore e sono seppellite il giorno dopo. Temendo manifestazioni sovversive il paese è presidiato dai carabinieri. Ciò nonostante al loculo – sul quale le autorità vietano di scrivere il nome – appesa ad un chiodo, viene trovata una corona di fiori rossi. Il colore fa infuriare le autorità, che fermano il fioraio Gino Moffa, ma è rilasciato poco dopo. Per paura di altre manifestazioni, la tomba è sorvegliata anche di notte! E il due novembre, il giorno dei morti, è guardata a vista per impedire capannelli e depositi di fiori.

Intanto in America le ceneri sono custodite da Rosa Zambelli nel giardino di casa, a Millis dove si è trasferita. Luigina vorrebbe quelle del fratello a Villafalletto e nel 1930 vengono recuperate dall’anarchico Emilio Coda, che le affida alla famiglia di Alfonsina e Vincenzo Brini, con i quali Vanzetti ha vissuto a lungo. Nel 1949, in occasione del suo primo viaggio in Italia, Alfonsina pensa di consegnarle a Luigina, ma Aldino Felicani, giornalista anarchico, responsabile del Comitato, amico dei due anarchici, è contrario e – spiega in una lettera a Luigina – vorrebbe custodirle in un monumento da costruire a Boston per perpetuare la memoria di Sacco e Vanzetti. Rimangono ancora nelle mani di Alfonsina Brini che nel 1966 le consegna ad Aldino Felicani, che scompare l’anno dopo. Il 26 ottobre 1979 i figli Anteo e Arthur Felicani donano l’urna con le ceneri di Vanzetti e tutto il prezioso materiale del padre (lettere, foto, giornali, libri, ecc.) alla Boston Public Library, che lo custodisce e ha digitalizzato il fondo Felicani. Le ceneri di Nicola Sacco invece sono andate disperse.

Alla vicenda del funerale e delle ceneri è dedicato l’appassionante volume con la ricerca di Luigi Botta La marcia del dolore. I funerali di Sacco e Vanzetti, una storia del novecento (Nova Delphi Editrice, Roma, 2017, pp. 190, € 18,00) che ricostruisce e documenta nei minimi dettagli tutti i passaggi. È un argomento insolito, inedito e sconosciuto, il funerale e le ceneri. Analizzando e ordinando cronologicamente i vari documenti, Botta segue i fatti con meticolosa precisione e con una straordinaria partecipazione umana, culturale e politica, chiarendo – con linguaggio toccante e penetrante – i passaggi oscuri. Narra in maniera avvincente, passo dopo passo, particolari inediti e di grande interesse e, documenti alla mano, smentisce la diceria delle ceneri mescolate e sepolte insieme. Nel bel libro – al quale è allegato il dvd di Fabiana Antonioli della Filmika di Torino, con il prezioso filmato del funerale, The March of Sorrow, e un’intervista all’autore – Luigi Botta, che da anni raccoglie in tutto il mondo materiale sulla vicenda, troviamo la cronaca puntuale e in presa diretta di quei drammatici e ancora oggi coinvolgenti e indelebili eventi, che da novant’anni fanno parte della storia del movimento anarchico, operaio e rivoluzionario.

 

Luigi Botta 
La marcia del dolore.
I funerali di Sacco e Vanzetti, una storia del novecento

Roma, Nova Delphi Editrice, 2017

 

Il testo di Giuseppe Galzerano è tratto da:
A – Rivista anarchica, n. 420
anno 47, novembre 2017

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