Il respiro del sonno

Lucetta Frisa

Il RESPIRO DEL SONNO

E’ solo là
al ritorno nel grande sonno
dove si adagiano le ossa e i sensi
passato e presente
mai esistiti.

Gli alberi dormono da quando sono nati.
Gli animali vivono intorpiditi
e ci guardano da quella soglia.
Il loro esistere è il nostro dormiveglia.

Da sempre Il mare dorme
cullandosi limpido o torbido
né riva o scogliera né furiosa tempesta
può riuscire a svegliarlo.

La strana oscillazione
che la culla umana ripete
appartiene alla legge creaturale
del cosmo, al suo respirare.

I gesti
vorrebbero soffiare via il rumore
I’insistente brusìo delle parole
non increspare il silenzio.

Che ci facciamo qui
noi così svegli e stretti
con le pietre sul petto?
Se non torniamo presto a dormire
moriremo di noia e asfissia
di tutti i dolori della terra.

Quel silenzioso sonno
che attraversò la storia le storie
i dipinti le poesie le musiche
che continuano a dormire nel cervello.

Come nacquero le immagini
dall’inizio fino a qui
lampi di sonno che squarciarono
la luce cieca e accecante
di un mondo troppo sveglio.

Come nacquero sole e luna
i primi punti in alto luminosi
ancora spogli di simboli
emersi da quell’altra superficie
nascosta e buia.

Come nacque la notte
che tutto e tutti ci rappresenta
prima molto prima del giorno
che conobbe la forza più profonda
la durata immisurabile delle possibilità.

Si passa via senza un saluto.
Noi non siamo dove siamo.
Come quando le palpebre abbassate
chiudono il mondo in basso
e si guarda incerti solo l’esito della pioggia
i chicchi di grandine e di neve.

Non chiamiamola luce
o luce della luce
questa luce trattenuta sotto le ciglia
dei neonati
dei gatti
o dei lupi invernali.

Nel dormiveglia
volontà non c’è di muoversi
e chiamare a sé
l’energia.
L’energia è qui nel respirare il sonno
perché il respiro del sonno
è l’aria pura raggiante
intorno a noi.

Tra la terra
e le nuvole basse
l’atmosfera
fa socchiudere gli occhi
si insinua nelle loro fessure
tutto sospende
e i corpi vaporosi
diventano corpi di terra.

Forse la scienza
sa dirci di che cosa è fatta
come e quando si forma
ma non il perché.

Droghe e vino
chiamano a raccolta
gli dèi
della furia e della calma.
Ci iniettano nel sangue
un po’ di significato
la simultanea fusione
di noi
con l’estraneità.

Due corpi insieme
a volte arrivano
al limite del mistero.
Un vertice acuto
li confonde
mimando
l’attimo incostante
dell’ eternità.

Non svegliatemi.
Pensieri brulicano nel cervello
se mi sveglio
a mettere ordine a dare giudizi e colori
a separare ricordare e capire.

Non svegliatemi.
A chi segue tracce su un’altra mappa
il presente non è mai presente
ciò che si vede
non c’è
mai nulla è di fronte
fugge dietro a qualcosa
che continua a fuggire.

Noi si viene
dal grande sonno del grembo materno e marino
e poi passiamo il tempo a svegliarci
lontani dai templi dalle prime chiese
che si eressero
sulla cima di potenti montagne
sul fondo di potenti deserti
perché l’energia del sonno passa tocca e unisce.

Gli eremiti
le figure bizantine
le figure graffiate sulle rupi
le figure senza figura
le figure di Antonello e Piero
tutti i suoni della terra
continuano qui a testimoniare
quella energia.
Perché piange forte chi nasce
nello strazio di questa luce
strappato crudelmente al proprio sonno?

E noi a volerci svegliare
camminare e svegliarci
(ma non è colpa nostra)
deviando
allontanandoci
dalle orme semplici
semplici e chiare
che ci aspettano
solo se pensate.

Mi inginocchio
ai piedi del grande sonno
mai separato o interrotto
dove so di entrare se scrivo
di uscire se smetto
e perdermi e impazzire.

Il sonno è la nostra prima cellula
il nostro primo atomo
il resto è opera teatrale del tempo
del suo gioco prospettico
che ci conduce ad aprire gli occhi
finalmente
ritornando
in quell’assoluto sonno dell’inizio
che ci coglie e non cancella
le nostre vite piccole.

4 pensieri riguardo “Il respiro del sonno”

  1. Il flusso di questi versi è cristallino. Lucetta Frisa, anche in questa prova, regge l’intero cosmo con lo sguardo e ci dimostra che il poeta, come sempre, fa emergere il senso delle cose.

  2. Un’altra “piccola morte”. Un frammento di morte, il sonno – scriveva Leopardi nelle Operette Morali (credo nel Dialogo della natura e di un islandese) . Micro-morti che consentono di prolungare la vita, perché mitridatizzano contro il “putrido abisso” (Nabokov).

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