Tempo riflesso

Elio Grasso

Nota di lettura a:
Corrado Benigni
Tempo riflesso
Novara, Interlinea, 2018

Cosa fa il poeta quando arriva da molto lontano su questo pianeta? Si mette in strada, segue i cammini, viaggia. Soprattutto avvia le sue giornate di scrutatore. Un pensiero fisso lo cattura, in un certo modo lo deterge dalle passate dimensioni. È il pensiero fisso del mondo. Questa condotta lo preserva dalle sciabolate della realtà, e da atteggiamenti scostanti, contrari alle cose che gli consentono di percepire, di dare un nome. Corrado Benigni accoglie l’impresa di consegnare un nome a ogni poesia, alle poesie di Tempo riflesso. Così che i propri occhi non perdano la distanza, e risolvano a ogni chiusura la verità di un verso. Poiché sappiamo come il verso sia compiuto se scortato da uno scatto improvviso, sospeso fra il ritmo e le tonalità di quanto lo precede e lo segue. Il libro, dunque, assolve al compito primario della poesia senza alcuna indulgenza, né addomesticamenti a un metodo. È avviato verso un mondo possibile, da cui apprende e verso cui rivolge suoni simili a pietre, a compressioni di senso che domani forse saranno cancellate, diventeranno microliti nel groviglio del mondo. Dove all’interno, in un enigma di spazio ben visibile, cammina riparata la dinamica umana di Benigni. Ben distante dalle risolutezze inutili presenti sul mercato, dalle ostruzioni percettive dilaganti, in ogni poesia appoggia una domanda, una pacata aria interrogativa prossima ai luoghi, agli oggetti, ai tentacoli che frugano in ogni angolo del tempo umano. Cercando un ordine, chiedendo se esiste ciò che potrebbe sembrare un seme, una luce disposta a riallineare i pensieri. Ne deriva una “scia di scrittura” consapevole dell’inesistenza di promesse, del silenzio delle pietre. Le pagine infine saranno lì a farsi voltare, e qualcuno la spunterà. Nella durata di Tempo riflesso la conferma di parole contate, una volta per tutte, come i sassi del mondo: il vero lavoro del poeta sia quello di riportarne il suono, un’eco di conferma della presenza umana. Essendo la parola “una pelle dove tutto s’impiglia e trasforma”, e dunque può dire il vero in essa contenuto, sarà parte di quel mondo dove i pianeti ruotano, i suoni viaggiano, gli alberi ascoltano, e i passi restano. In tutti i suoi libri Benigni ha sempre cercato un discorso disteso, una specie di salmodia laica ripulente i sentieri dalla cenere, affinché i passi costruiscano un alfabeto adeguato e in qualche modo indiscutibile. Le cose sono come sono, altro non si può richiamare al centro del libro, Dall’invisibile, dettagli di forme, insetti, superfici, particelle elementari, semi, regioni, giardini, sassi, anche la lente infinita delle prose di Beckett. Per poi proseguire tenace la vita “nel fuoco di tutte le parole”.

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