Pronomi personali

Elio Grasso

Nota di lettura a:
Marco Corsi
Pronomi personali
Novara, Interlinea, 2017

Portare il viaggio poetico nelle acque amniotiche umane è dar luogo a una possibilità. Prendendo di peso le parole incistate nell’individuo per far sì che un giorno, un giorno di clima stabile e tiepido, non importa se nel passato o nel futuro, vengano alla luce dentro l’orizzonte di vita intorno. Qualcuno se ne accorgerà. Con più o meno autorevolezza le farà girare per gli spazi terrestri. E sarà il governo dei pronomi. Consentirà alla freddezza razionale molte ragioni sentimentali. Nell’uso, qualcuno si chiederà il significato del bianco e nero sui manti degli animali liberi, come per esempio quello di certe zebre estinte chissà quando in Sudafrica. Lo stesso bianco e nero che alla fine compone un libro di versi. Dove l’uomo restituisce all’uomo le proprie domande sull’universo, o più strettamente, sulla terra che abita. Sul significato dei batteri, dei viventi abbattuti in guerra e poi ricomposti. Dello strano fenomeno della neve vicino al mare con i bambini che nuotano verso la scuola e le mamme affannate in città. Il destino non si sa quanto sia felice, ma segue l’evoluzione di un governo, di una lingua che diventa sempre più capace di difendere la partecipazione umana. Come se un cavaliere, imbracciando la propria visione del mondo, diventasse fratello di tutti, e di tutti scrivesse come se gli uomini ormai fossero finiti in una enorme bolla. Un’intera specie di cui si avvertono tremori, e di cui non si conosce l’eventuale salvezza. Ma intanto i pensieri, la fama e gli errori, sono proiettati nelle orbite polari, e tutti ne possono fruire. Marco Corsi fa parte di questa avventura, di più, crea vie nuove alla comprensione. Fa capire come la poesia è intera dentro ai termini terrestri, ne narra vittorie e sconfitte, sostegni e cadute, salute e mancanza di salute. Uno spazio dove i gesti e le agitazioni corporee diventano parole. Non ammassate dentro riserve, ma fatte muovere oltre i recinti e le zone confinanti. Le pagine dentro Pronomi personali vogliono smuovere e ricacciare indietro l’assedio delle paure, i tremori del sangue, i guasti di ogni giorno, gli allarmi nella pace, lasciando spazio soltanto alla “volontà di cancellare il male”. Lo stesso indirizzarsi alla tradizione lirica è onorare le delicate giunture che la poesia dovrebbe offrire allo scrittore e al lettore non ignari della storia. Il libro è un congegno umano di ritmo che avvicina la possibile agilità del respiro, sempre richiesta e dovuta in questi casi. Fisiologia della percezione al massimo grado, potremmo suggerire, condotta con tutte le sue domande e riguardi spirituali, “nella gravità della vita, nella più incessante scrittura”.

 

Testi

 

dove siste stati a cancellarmi
per ogni nutrimento di sostanze
o di acque dense
dove siete stati per essermi
piccoli sentimenti eucarioti, procarioti, sentenze
avete avuto facoltà pressoché indeterminate:
silenziose ancora acque
in sé convesse per non dire ripetute
dove siete state noi qui non abbiamo
forma e meno che mai deposito
per qualità di germinanti indizi.

 

*

 

la notte è ancora lunga quando ottobre
è la prima stagione dei monsoni
dei nostri caratteri tropicali:
certamente qualcosa è cambiato
fra te e il mondo
se nemmeno risposiamo in pace
non del tutto eredi di qualcosa.
e noi siamo quelli premuti
con la testa contro il piede
al pari dei serpenti
per le nostre oscenità
dette altrimenti debolezze.

 

*

 

queste nostre parole sono andate avanti
per attività di suoni, per svolgimenti
incomprensibili oltre misura
sotto la forza dei pesi
e quindi in prossimità del sonno
dove la luce rivede la foce.

 

*

 

lavorare traduce all’infinito un motivo
il prodotto interno capitale,
la somma dei nostri destini felici
in preda all’evoluzione.
e se tu davvero fossi zebra
o bestia da soma, licantropo
notturno, amico mio, fratello
della specie, lo so, ne dubito,
osserveresti tutti i turbamenti
chiamati ad essere rigore
un mattino di quasi marzo
tra bulbi e poche fioriture.

 

*

 

ci guardano intorno dalla terra
hanno periodi lunghi e fuochi
lontani: inorganiche creazioni del tuo niente,
lana fitta di stelle
oppure misera espansione per occhi e mani
data la formazione del globo
e la trappola visibile del vuoto.
allontanandoci la notte si fa carne,
tutte le pieghe si rinserrano,
sotto le gengive hai pezzi di rame
o costellazioni celesti disperse per paura,
in una gara a come si resta insieme piccoli,
piccoli sussulti del creato.

 

*

 

oltre la nube di oort, in questa
sezione di calore interumano
si allunga la voce da un altrove
a un verso coincidente.
impalpabile rovello della mente
i tuoi discorsi sono geyser, carboni fossili,
nitrato comunissimo incivile…

 

*

 

quale posizione mantiene il cielo
dentro le case? quale forma di te
traspare sopra la commode
di legno scuro, nero, striato?
dentro queste vene che ora diventano
più dure delle ossa
dentro queste vene ci sono agitazioni
di massa, rivoluzioni copernicane,
le bombe, le riserve indiane,
le nostre docili stelle ignare.

 

*

 

“ti resta l’erba appiccicata sotto ai piedi…”
… e le mucillagini,
intanto ricopri con un verso lunghissimo
le maree del basso fondo: del resto
adesso, nell’assedio, ti esprimi al meglio
per la volontà di cancellare il male
nuotando con le mani in silhoutte.

 

*

 

la felicità è saperti successivo
dove non c’è evoluzione nei corpi
solo la materia inerte
di cui ti sei fatto bello
a immagine di un dio solo
senza padre e senza fratelli.

 

*

 

adesso la neve lambisce il mare. da qualche tempo si ravviva nella mente l’impressione che ogni persona possa davvero morire, consegnando un corpo all’anagrafe. al mattino, coperti dalla nebbia, i bambini nuotano verso la scuola, come pesciolini nell’ombra. le mamme hanno il fiato grigio e la mano di chi scrive si ritira nel vuoto. siamo nei dintorni di milano. a milano non esiste il mare ma qualcosa di molto simile, specchiato verso nord, confinato tra raccordi. e le montagne hanno nomi giganteschi, processati sotto forma di gioghi. e occhi mutevoli verdi.

 

*

 

ripeto: lavoriamo per giorni sopra le parole; da giorni lavoriamo silenziosi intorno al nero. componiamo saggiamente le immagini; disegniamo immagini nere e silenziose. lavoriamo di silenzio e di nero. un nero che sembra la notte. la notte di tutti i bambini neri e di noi dentro come una prigione: ossessiva prigione di parole. intanto, fuori da questo mattino, fuori dalle dita e dalla gola, lievemente, nei giorni di lavoro e di parole, la neve, da sola, trascolora.

 

*

 

un diagramma così, fra boschi e mari, sarà facilmente ripetibile. mentre il caro corpo cade. e poi si rapprende in luce. nella catena di molecole. in una sequenza da film dell’orrore. nella più tranquilla ipotesi del male. per questo non giungo, ma dico. per questo, in un solo momento. nella gravità della vita, nella più incessante scrittura.
eredità io ti ho generato.

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1 commento su “Pronomi personali”

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