Come si diventa autori di bestseller

(Immagine: angolo dello studio del Dottor Tardarelli (fondatore della casa editrice Tardarelli&Figli) dove sono conservate le prime edizioni di tutte le opere di Antonio Cervelloni.)

Dinamo Seligneri

Come si diventa autori di bestseller

Antonio Cervelloni era stato per quasi tutta la vita uno scrittore sconosciuto, talmente sconosciuto che aveva dovuto impararsi un mestiere. Tra tutti i mestieri, aveva scelto di fare l’assicuratore per gli infortuni sul lavoro così da somigliare il più possibile allo scrittore praghese di lingua tedesca Franz Kafka di cui era un onesto estimatore.

Come il suo modello letterario, anche Antonio aveva pubblicato poco in vita, appena appena tre libri, nemmeno troppo lunghi (per un totale di 524 pagine), tutti e tre sul finire della vita che era stata breve e poco emozionante (un po’ come la vita di tutti quelli che pubblicano poco o non pubblicano per niente).

Quel poco che aveva pubblicato però, da un certo momento in poi, aveva avuto un buon riconoscimento di pubblico e critica. Qualcuno, non sazio delle tante etichette che vanno in giro per la società, arrivò a gridare al capolavoro per almeno due dei tre libri di Cervelloni (per un totale di 312 pagine capolavorate su 524. Un bel colpo!).

Una volta morto, sulla soglia dei sessanta, molti del mondo delle lettere avevano preso a rimpiangerlo e a rimproverarsi di non averlo scoperto prima – stiamo pur sempre parlando di uno autore che aveva pubblicato per la prima volta a 56 anni.

Antonio era morto a causa di alcune complicazioni del suo diabete goloso, malattia in fin dei conti curabile se presa seriamente e combattuta, ma che Antonio aveva voluto trascurare per spregio di sé stesso e per amore dell’arte, amore che in quegli ultimi anni gli aveva sussurrato alle orecchie che non sarebbe mai potuto morire per il trascurabile diabete e che da temere per uno come lui c’era al massimo di morire come il grande Kafka, spolmonato e rinchiuso in un sanatorio. Mentre si gongolava così, tra profondi respiri e dolci sospiri, la sorte gli teneva in serbo una morte ben diversa, allestita alla bell’e meglio in una cameretta d’ospedale nel quartiere più povero della città, attorniato dalla moglie, da qualche figlio e da altri malati sconosciuti, senza nessun estimatore letterario che ne raccogliesse le ultime volontà (che manco a dirlo prevedevano la bruciatura immediata di tutti i suoi scritti inediti).

Una storia così modesta, che passa facilmente sotto silenzio, aveva fatto breccia nel cuore di quel pubblico che ama le storie degli scrittori disgraziati e si appassiona alle loro pagine, anche se le loro pagine sono ancora più disgraziate degli scrittori disgraziati che le hanno scritte, e via via prese a piacere ad un pubblico più ampio che di giorno in giorno si allargava. “Hai letto Cervelloni?” si chiedeva la gente in libreria, e poi davanti alle edicole, e poi al bar o in fila in banca o alle poste, “Hai letto Cervelloni?”. E pareva proprio brutto rispondere “No, non l’ho letto. Non lo conosco”. Non leggere Cervelloni era diventata una vera dichiarazione di miseria, umana e intellettuale, un po’ come nell’Urss non leggere gli autori censurati dal regime sovietico.

Fiutando bene l’affare, il medio-piccolo editore di Cervelloni, il sor Tardarelli della Tardarelli&Figli, quello che in effetti l’aveva scoperto e gli aveva dato la patente di scrittore, seppur minimo,  l’editore di Cervelloni insomma, mise sotto sequestro il computer e gli archivi dell’autore con l’idea di cavarne il maggior guadagno possibile.

L’idea sembrava folle ma spremi spremi, Tardarelli principiò a fare uscire ogni anno uno, delle volte anche due libri postumi dello scrittore.

Infatti Cervelloni, pace all’anima sua, aveva deciso di scrivere la sua opera nonostante gli innumerevoli rifiuti editoriali e aveva pettinato negli anni tanti libri e romanzi, almeno uno ogni tre anni ed ora questi facevano da tesoretto per il suo editore che si fiondò mani e piedi a stamparli.

Diciamoci la verità, non tutti questi libri erano all’altezza di quei due capolavori pubblicati in vita. Alcuni erano proprio delle sciocchezze, altri dei romanzetti a ragione a suo tempo respinti dagli editori, altri ancora delle buone pagine che fanno semmai, come dice la critica, da laboratorio per le opere maggiori della maturità.

Ma, pubblicati così, dopo la morte, e con la fama postuma del Cervelloni, ebbero tutti successo.

Un giorno il suo editore si accorse che erano rimasti appena due testi ancora da pubblicare. Furbescamente li moltiplicò per due aggiungendo qualche frase, aumentò il carattere e tac li pubblicò come quattro libri separati, uno il seguito dell’altro. Esaurite in brevissimo tempo le edizioni singole, seguendo il suo grande fiuto imprenditoriale, riunì i quattro romanzi insieme titolandoli La quadrilogia estrema! (nonostante fossero testi giovanili).

Con la pubblicazione de La quadrilogia estrema il sor Tardarelli arrivò al totale esaurimento delle scorte testuali dell’autore… Dopo l’ennesima ispezione editoriale in casa di Cervelloni alla ricerca di nuovo materiale, la moglie, alle sei del mattino, esasperatissima disse “Se volete pubblicare pure le liste della spesa di mio marito io non lo so…” e gliene gettò in faccia alcune, le ultime, degnamente conservate. L’idea fu scartata dall’editore ma in un certo senso servì da trampolino per un’altra di gran lunga più importante.

Chiunque altro si sarebbe accontentato di quello che era stato già dato alle stampe e si sarebbe messo a ristampare i suoi libri più popolari, il sor Tardarelli però era molto furbo e avendo trovato alcuni file che contenevano dei progetti futuri (una specie di lista di romanzi per il futuro), ebbe la grande pensata di far sviluppare questi progetti da una squadretta di scrittori che aveva in casa editrice e spacciarli come libri del grande scrittore.

Così fece e i libri col nome del grande Cervelloni andarono via come il pane.

I critici dissero che erano dei libri bellissimi nonostante fossero dei libri orrendi e anche gli altri scrittori, forse per non perdere la stima dei critici o forse proprio perché ne capivano poco, ne rimasero incantati e fecero a gara per scrivere la bandella di questi nuovi bestseller di Antonio Cervelloni.

Il grande editore, quando pure la lista di Cervelloni finì, ebbe una nuova pensata: far scrivere un’altra decina di libri a nome dell’autore direttamente dalla sua squadretta di scrittori che tanto ormai avevano preso dimestichezza con l’annacquamento dello stile di Cervelloni.

Così fece e in pochi anni uscirono questi dieci romanzi a nome del grande scrittore che seppur di qualità infame ebbero l’unanime approvazione del mondo culturale, del mondo editoriale e del mondo delle vendite che li premiarono molto più dei capolavori pubblicati in vita dal vero scrittore, capolavori che come è immaginabile furono completamente dimenticati e non più ristampati.

A questo punto, l’editore con grande intelligenza e onestà ritenne che il giochino non era più credibile e non pubblicò più nulla di nuovo di lui, limitandosi a una più redditizia ripubblicazione dei volumi già in catalogo.

Passarono molti anni.

Siccome non andava d’accordo con i figli che preferivano divertirsi invece che scovare loro un grande talento per il futuro, il sor Tardarelli poco prima della morte decise di fargli uno sgambetto e indisse contro la carne della sua carne una conferenza stampa per sputtanare la casa editrice e disse che mbè sì in effetti non si era comportato egregiamente con il suo autore di bestseller Cervelloni, in quanto aveva contraffatto due terzi della sua opera.

Quando la notizia venne divulgata, nessuno si indignò né ritrattò la stima per quei libri contraffatti e anzi, una volta morto l’editore, i suoi figli ereditarono la squadretta di scrittorini che grazie alla conferenza stampa erano diventati delle vere celebrità letterarie a cui i figli del Tardarelli chiesero di continuare a scrivere per loro grandi bestseller.

Così anche i figli, a torto considerati dei fannulloni, avevano trovato dei grandi talenti per il futuro, talenti che solo la cecità del padre, dissero, aveva potuto nascondere in tutti quegli anni di egemonia cervelloniana.

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13 pensieri riguardo “Come si diventa autori di bestseller”

  1. Buongiorno a tutti.

    Interveniamo per ringraziarvi della cortese attenzione che riservate alla nostra Casa Editrice, un ringraziamento che sentiamo di dovervi perché nelle ultime ore, anche grazie a voi, non c’è alcun dubbio, ci sono pervenute migliaia di richieste e di prenotazioni delle opere di Antonio Cervelloni, in particolare la “Quadrilogia estrema”, da parte di librai e lettori comuni. La mail del nostro Ufficio Vendite è praticamente intasata; approfittiamo dell’occasione per chiedere a tutti di rimandare alla settimana prossima eventuali altri contatti, che sicuramente non mancheranno, perché adesso non siamo in grado di rispondere a tutti.

    Detto questo, ci preme anche correggere un paio di inesattezze contenute nell’articolo del vostro redattore, in particolare verso la fine del pezzo.

    1) Nostro padre, Edoardo (pace all’anima sua), era visibilmente alterato, dispiace dirlo ma era totalmente ubriaco, durante la famosa conferenza stampa: chiunque può verificarlo esaminando uno dei tanti filmati dell’epoca, tutti facilmente reperibili in rete. Quindi prendere per oro colato le sue farneticazioni è quantomeno superficiale se non proprio azzardato.

    2) Non eravamo, e non siamo, come chi ci conosce di persona può testimoniare, dei “bamboccioni” dediti al divertimento, ma persone che da sempre lavorano duro per la cultura e per l’arte. Il fatto è che nostro padre (Dio l’abbia in gloria) ce l’aveva a morte con noi a causa del lavoro che svolgevamo, quello di critichi letterari, lo stesso che aveva intrapreso lui da giovane e nel quale aveva miseramente fallito: da qui la ripicca verso l’intera categoria, prole compresa.

    3) La “squadretta di scrittori” che sopperivano all’inesorabile e naturale esaurimento della miniera di inediti di Cervelloni l’avevamo messa in piedi noi tre, gli eredi Tardarelli: era composta, e lo è ancora, con l’aggiunta quasi quotidiana di parecchie new entry, da autori di assoluto valore che, abbracciato il verbo e lo stile del maestro, continuano a pubblicare, anche le opere a loro nome, seguendone l’indelebile impronta.
    Sappiamo benissimo, scrivendo questo, che le malelingue prezzolate si scateneranno dicendo che si tratta di amici e di amici degli amici che incensiamo ad ogni pie’ sospinto, ma la cosa non ci tocca minimamente. Le ragioni dell’arte e del futuro dell’arte, prima di tutto, questo è il nostro motto, coscienti come siamo che, insieme a loro, stiamo creando il canone della letteratura del terzo millennio.

    Grazie ancora.

    Andrea, Gilda & Vincenzo Tardarelli

    1. Grazie a Voi, gentili, e soprattutto gentilissima, Tardarelli.
      Il nostro redattore è sempre scrupoloso, credetemi, e anche questa volta non ha fatto altro che attenersi ai fatti accertati. Che Edoardo fosse ubriaco lo avete detto voi, io ho visionato il filmato e non mi sembra proprio alterato; e lo stesso vale per la “squadretta”, che dite di aver creato voi, anche se a me risulta da fonti certe che le cose stiano come il nostro redattore scrive.
      Prendiamo atto della vostra versione che, lo capirete anche singolarmente, vale quanto la nostra.

      Saluti.

      M.S.

      p.s.
      Visto il favore che vi abbiamo reso con questo articolo, non potreste inviarci una copia gratis delle vostre pubblicazioni sub specie cervellonis? Io sto cercando da anni una copia del primo volume della “Quadrilogia” e ve ne sarei davvero grato.

      p.s.s.
      Non volevo farlo, ma pur di avere quel libro ricorro alla mozione degli affetti: conosco l’opera omnia di Vincenzo che leggo fin dalle elementari, era in tutte le antologia scolastiche. Suvvìa, che vi costa?

      1. Egregio Santiago, la risposta alla sua richiesta è NO. In parte perché la nostra casa editrice è retta per la più parte da scrivani (e lei sa che gli scrivani parlano per monosillabi – un monosillabo!), in parte perché la nostra politica è chiara e sarà ben esplicitata successivamente dal Dinamo che detta tra due parentesi prima che essere un vostro redattore e prima di farsi bello e ganzo paladino delle verità è cresciuto anche lui nella bottega del nostro dilettissimo (dilettantissimo?) padre: ebbene sì anche lui era uno della squadretta.
        Ciò detto, concludo che la nostra politica mira a uno slogan chiaro: leggere meno, leggere tutti.
        Lei già legge tanto, tantissimo. Lasci ad altri meno fortunati il Cervelloni con le sue quadrilogie.
        Grazie ancora per l’ospitalità.
        Suoi Tardarelli&figli

  2. La vostra casa editrice e il luogo piuj sporco della città.
    Dovrresti vergognarsi per quello che avete fatto a Cervelloni che era un signore, no come voi.
    Avete la monnezza aposto del cuore.
    Cervelloni non l’l mai letto ma tutti i parenti miei l anno detto.
    Grazie

    1. Gastone, prima di lanciare le sue accuse, ha rivisto al var lo stato degli edifici della casa editrice? Sa, non vorremmo beccarci qualche denuncia per colpa sua.

      Ha mai pensato di fare lo scrittore o il critico? Uno con la sua prosa un editore sperimentale o una “squadretta” li trova facile facile. Ci provi.

      M.S.

      1. Non ó capito nente.
        Cmq sto a preparare un libbro sulla verità là drntro a quella casa ch’è voglio fare concorrenza al russia gheit.
        Graze

  3. Cari (di nome e di fatto) Tardarelli (di fatto e di nome), sapevo già che avreste rifiutato la mia mozione degli affetti e mi ero attivato di mio alla ricerca del primo Cervelloni della “Quadrilogia”. Ho fatto le mie ricerche e finalmente ieri l’ho trovato, nell’unica libreria antiquaria del belpaese (no formaggio) che, a quanto ho potuto capire, ne possiede, chi sa mai come e perché, parecchie copie.
    L’ho pagato milleottocento euro, esattamente la cifra che spendono migliaia e migliaia di gonzi e di gonze in rima per pubblicare le loro illeggibili e irricevibili ciofeche poetiche, ma almeno io mi ritrovo in casa un autentico capolavoro.
    E’ stato un vero affare, doppio direi, a prescindere dalla cifra da strozzinaggio elevato a sistema – ma quello dei sòrdi per me non è un problema: sono ricco di fanghiglia e quindi navigo nel loro.
    Un affare, dicevo: primo perché ho finalmente recuperato il Cervelloni, la cui assenza nei miei scaffali mi stava provocando seri disturbi neurovegetativi; secondo, del tutto inaspettato, perché ho scoperto che quell’unica libreria che possiede copie del Nostro è gestita da un vostro prestanome. Come faccio a dirlo? Semplice, l’ho riconosciuto, è uno dei vostri pupilli, anche se si aggirava tra gli scaffali con una vistosa parrucca biondo platino.
    Ecco spiegato perché, miei cari (si fa per dire), siete sempre rimasti sórdi alle pressanti richieste di ristampa del corpus cervellonianum, intero o a fette che fosse. E te credo! A questo punto, mi sa che quelle di Gastone lo scopino (no scopettino) più che insinuazioni malevoli nei vostri confronti sono verità acclarate.

    Per quanto riguarda Dinamo, di quello che affermate lo chiameremo a rendere conto nella prossima riunione del direttivo redazionale (ci saranno anche Beppe, Davide e Luigi, perché la cosa è grave e non può passare sotto silenzio): lui sa bene che quando si entra a far parte del nostro movimento e, oltretutto, si vuole ricoprire la carica di redattore, bisogna confessare tutto dei propri trascorsi “lavorativi” in rete e fuori. Se quanto dite è vero, dovrà portare delle valide argomentazioni per giustificare la sua permanenza nella vostra “squadretta”: per molto meno, abbiamo espulso dal movimento Ramingo, Lalo Cura e il gruppo dei GEM al completo.

    E a proposito di Ramingo: visto che è scomparso completamente dalla circolazione dopo l’affaire NOIA, non è che l’avete cooptato e imbarcato voi? Se sì, tenetevelo pure stretto.

    M.S.

  4. Buongiorno a tutti.
    Mi spiace dover constatare che la casa editrice Tardarelli&figli con il cambio di proprietà non ha smesso il suo costume di falsificazione degli eventi e calunnia delle persone.
    Ho già provveduto a denunciare per quanto qui scritto gli eredi del sor Tordarelli che, scorretto quanto volete, a fronte dei figli era un vero signore.
    Alla redazione della Dimora risponderò di quanto sono accusato a tempo debito ma per rispetto dei lettori vorrei chiarire la mia posizione anche pubblicamente.
    Non è assolutamente vero che Dinamo Seligneri abbia lavorato con la succitata cassa editrice (come giustamente suggerisce Monica); ha lavorato per loro – da quanto ne so – un tale Dinamo di Stiria che una sera, tanti anni fa, passò a giocarsi una partita a briscola nella mia palestra di narratori non autorizzati. Siccome ci ripulì finanche dei lacci delle scarpe, lo invitammo a non tornare più.
    Può confermare questa versione dei fatti Gastone che completamente sprovvisto di scarpe di ricambio promise al Dinamo di Stiria di pagare i suoi debiti procurandogli un lavoro d’ufficio nella cassa editrice dove scopava lui.
    Questo è quanto è successo. Si può capire che razza di gente lavori per la Tardarelli&figli, bari e truffanomi.
    Non posso infine escludere che i figli del sor Tardarelli, non sapendo leggere perfettamente l’alfabeto latino, abbiano letto Dinamo di Stiria per Dinamo Seligneri.
    Nel qual caso, lo dico subito, potrei ritirare la mia denuncia e accordare la mia simpatia.
    Grazie a tutti.

    ps: va da sé che se la redazione non avesse ad accettare la mia versione, sarei costretto a ritirare immediatamente la mia penna dal bel mazzo dei suoi redattori.

    Dinamo Seligneri

  5. Tutto risolto, Dinamo, la riunione straordinaria è annullata e il calendario degli incontri redazionali non subirà nessuna variazione rispetto a quanto era già in agenda. Beppe, col quale ho appena parlato (Davide e Luigi sono a Roma a cambiare i pannolini a Roby), mi ha detto che non ha mai dubitato di te, così come noi e l’intero movimento del resto. E a riprova che siamo stati tutti raggirati dai Tarderelli e dalla loro “squadretta”, poco fa è arrivata la gran bella notizia dell’arresto di Dinamo di Stiria. Era alla guida di un grosso furgonato; fermato allo svincolo 186-Knoten Graz-West della Süd Autobahn/E66 per un controllo di routine, il suo mezzo è risultato poi stracarico di volumi fuori commercio della “Quadrilogia” provenienti dall’Italia, una vera e propria fuga di cervell(on)i, e tutti destinati alle librerie antiquarie di mezza Europa. Sembra che i documenti del guidatore fossero tutti in regola, ma proprio mentre stava per ripartire l’attenzione di uno dei gendarmi è caduta su una parrucca biondo platino e su una foglia di Fico che facevano bella mostra di sé sul sedile accanto a quello di guida. Prego, scenda di nuovo, apra il portellone, e il resto è già in tutti i notiziari locali e nostrani…

    M.S.

  6. Carissimo Mario, non c’è bisogno che ti dica che non ho mai dubitato nemmeno io del vostro pieno appoggio però non ti nascondo che le tue parole mi hanno commosso. Proprio mentre ti leggevo, oltre ad apprendere la notizia dell’arresto in castagna del Di Stiria, scoprivo frenetico che tra gli ultimi editori di Mario Lo Tasso prima della sua scomparsa c’è proprio la Tardarelli&Figli. Sono sconvolto. Il catalogo della cassa editrice non lascia dubbi: l’anno che il Cervelloni partoriva con dolore uno dei suoi capolavori in vita (“Il processo nel Castello in America”), Mario Lo Tasso portava a stampa il famoso “Molise t’uccise” con cui vinse il premio Trega come miglior autore non narratore, proprio con la casa editrice dei Tardarelli.
    Non nascondo perciò di aver pianto amarissime lagrime. Mi sto leggermente riprendendo con un brodo vegetale preparatomi dalla sorella di Gastone, che frequenta la scuola alberghiera per ottenere il suo bel diploma della quarta età. (Devo dire che come usa il dado lei, nessuna).

    Ps: ti rendi conto in che mani finiscono certi talenti? editori! Sveglia! Di Cervelloni e Lo Tassi ne nascono… guardate ne possono nascere non dico tanto 6, 5 in mezza dozzina di anni (qualcuno mi suggerisce: luce).
    Occhio!
    Svegliatevi!

  7. E’ una notizia terrificante, Dinamo, ancora non riesco a crederci, ho passato una notte tremenda. Ma come è possibile, lui, proprio lui, il nostro santo patrono, accalappiato dai Tardarelli? No, non ci credo, non voglio crederci. Spero che effemme non venga mai a conoscenza del fatto, temo che per la disperazione sarebbe capace di distruggere il blog… Che tempi terribili, come se non bastassero il panzarottaro di fuorigrotta e l’orrido padano, ci mancava anche questa notizia ferale per darci il colpo di grazie!

    M.S.

  8. Caro Mario (beato te che hai questo nome glorioso!), ho passato ore tremende e penso di poterti capire. La notizia, da quello che capisco, ha sconvolto molti lettori i quali però devono considerare le attenuanti, ovvero storicizzare gli eventi: oggi, dopo il mio modesto racconto, è facile poter maturare un’idea negativa della casa editrice Tardarelli ma nell’anno in cui venne pubblicata “Molise t’uccise” era in vita ancora lo stesso Cervelloni e le malefatte del sor Tardarelli erano ancora di là da venire. Suvvia, come poteva il nostro Mario sapere di che razza di torchi si stesse servendo per pubblicare la sua opera?
    Infine, bisogna riconoscere che siamo tutti umani e Mario fino ad allora non aveva mai visto il suo lavoro riconosciuto da un editore: ricordo infatti che i suoi splendidi volumi circolavano in samizdat.

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