Il quarto giorno

Yves Bergeret

Il quarto giorno

 

La versione originale è leggibile in
Carnet de la langue-espace.
Traduzione di Francesco Marotta.

 

                (Cattedrale di Chartres)

Con le sue corde vocali
il cielo ha afferrato i venti che litigavano.
Il cielo non ha mani,
soltanto corde vocali
inoperose.
Non ha occhi,
ma una pelle diafana,
tesa, sempre cicatrizzabile.
Il cielo non ha organi vitali
e nemmeno un progetto.
Ha questi strumenti, delle corde vocali.

Nell’anno Mille gli uomini erano una montagna
dall’ampio zoccolo grigio,
una montagna con i suoi quattro punti cardinali
e i suoi centoventi torrenti.

La stupidità feudale decapitò la montagna umana.
Le nuvole erano grumi di sangue.
Nobili, violenti, tagliatori di teste
lanciarono in aria come pietre
i corpi di deboli, di donne, di bambini.
Ricadendo pesantemente
quei corpi si smembrarono e distrussero
rifugi, sentieri e caverne della base montuosa.
Pioveva sangue
e il dolore fu la madre di tutti.

Fu così che degli artigiani presero la sabbia e il fuoco,
presero il pigmento per fare il blu o il giallo
e si misero al lavoro
innalzando un enorme e sottile schermo trasparente,
la vetrata, il rosone tutto luce e colore.
I venti litigiosi ebbero paura
e si tennero lontani.
Allora i vetrai gli costruirono intorno
sottili pareti e piccoli pilastri di pietra
e il rosone vibrò come una vela
nel cielo stupito.
Intimoriti, i signori assassini e la loro putrida violenza
se ne restarono dall’altra parte della vetrata, in basso,
onde e marosi di fango dove a stento penetrava la luce.
Ma con la membrana della vetrata
le corde vocali del cielo trovarono come far risuonare
e tintinnare e diffondere un lungo e sorprendente canto.

A tutto ciò comunque mancava
il senso di un racconto. I vetrai si diedero da fare.
Costruirono sulle vetrate verticali
sotto il rosone, tenendolo fermo tra i venti del cielo,
altissime figure di forma umana,
potenti manichini di colore e di intensa luce.

Disegnando verdi vallate, crocevia e porti di rosse barche,
i vetrai scelsero tra le leggende
che i loro personaggi fossero dei portatori di respiro
e dei posatori di parola sulla frana confusa della miseria,
della speranza e della carestia: dei profeti, dei narratori.
Sotto il rosone i loro volti sono quelli di Aronne, il fratello
dalla parlata fiorita, di Davide dai versi audaci,
di Salomone il conciliatore.

Allora gli uomini di mille anni fa
si strinsero ai piedi della vetrata di Chartres
e trovarono una pace cantabile
perché i colori luminosi, le figure
e le losanghe del rosone
erano le corde vocali del cielo finalmente riunite
per insegnargli a cantare
a reggere la montagna degli uomini
a sprofondare i signori nei suoi baratri
dove si morderanno la coda.

 

 

                (Montagna di Koyo, Mali)

Il deserto ha un odore
molto più pungente di qualche grano di sale.

La pietra ha un odore
molto più intenso di quello prodotto dal bulino.

La montagna ha un odore
molto più aspro di qualche carogna nel fondo del burrone.

Unico e universale è l’odore
come il sangue del secondo giorno
che scorre a fiotti sul deserto, la pietra e la montagna
prima di nascondersi tra le ombre.

L’odore è uno e miliardi in uno,
polvere della strenua lotta
in cui cielo e terra si avvinghiano
e generano il deserto, la pietra e la montagna.

Ecco perché un torrente sempre divide
lo spazio in due con odori così aspri;
e l’ordine amoroso del mondo
lo si osserva e lo si rispetta.

Codardi, indolenti e servi
hanno troppa paura
e cercano ovunque il silenzio
come un deodorante mistico.

Ma uomini dalle mani callose
raccolgono la penna del rondone spezzata dall’aquila
e l’aculeo del porcospino sgozzato a mezzanotte,
bruciano e triturano la corteccia dell’unico albero,
aggiungono un po’ d’acqua ed ecco l’inchiostro nero;
con l’inchiostro e la punta dura
scelgono il cammino dell’odore selvaggio
dal fracasso del secondo giorno
fino alla nostra narice destra.

Il cammino è un tratto d’inchiostro.
La narice sinistra è l’unico occhio
del deserto, della montagna e della pietra,
l’occhio che vede il tratto.

Io sono il terzo giorno
in cui nasce il disegno che ci canta la leggenda ritmata,
meravigliosa e pungente sequenza
del tumulto fragrante del mondo.

Mani callose che vi ritirate nei rifugi
dell’odore, dove abbozzate stamattina
i tratti del disegno, l’ossatura sottile delle ali
che battono nel cielo verso il quarto giorno?

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