Il paese di fronte

«Comme tous les arts, la poésie est essentiellement un mystère. Chaque tentative pour définir leur magie, se termine par un fiasco parfois ridicule, parfois brutal. L’explication d’un poème, c’est le poème lui-même, et il est indissolublement lié avec elle. Je ne me laisserai pas entraîner à essayer d’éclaircir certains vers, dont je ne sais pas moi-même exactement pourquoi je les ai écrits et où je l’ai lu.»

«Come tutte le arti, la poesia è essenzialmente un mistero. Ogni tentativo di definirne il fascino, si risolve in un fallimento, a volte ridicolo, altre cocente. La spiegazione di una poesia è la poesia stessa, alla quale è indissolubilmente legata. Non mi lascio coinvolgere dalla pretesa di chiarire certi versi, dei quali nemmeno io so esattamente perché li ho scritti o dove li ho letti.» (Jan Skácel)

 

Testi tratti da:
Jan Skácel
Millet ancien (Dávné proso)
Atelier La Feugraie, 1997
Traduzione francese dal ceco di
Yves Bergeret e Jiří Pelán
Traduzione dal francese di Francesco Marotta

 

Les anges

Si je vous livre tous mes diables
mes anges s’en iront avec eux

Je resterai seul et je le regretterai
et je me demanderai où est l’espérance

et en vain pour moi aux clochers en ruine
sonneront les cloches

Les neiges, les neiges vertes ne tomberont plus
les anges blancs ne reviendront plus.

 

Gli angeli

Se vi cedo tutti i miei diavoli,
i miei angeli se ne andranno con loro

Resterò solo e me ne pentirò
chiedendomi dov’è la speranza

e invano dai campanili in rovina
suoneranno per me le campane

La neve, la neve verde non cadrà più
gli angeli bianchi non ritorneranno più.

 

*

 

Le cauchemar

Soudain du fond du rêve l’enfant crie
et ses pleurs le réveillent

ce grand Petit il en a rêvé
une chose archaïque s’est passée

l’enfant ne sait ni qui ni quoi

Et voici l’abîme de cet instant
où le sureau noir fleurit blanc

et la nuit sent la tige de poivre d’eau

 

L’incubo

All’improvviso dal fondo del sogno il bambino grida
e i suoi pianti lo risvegliano

questo grande Piccolo lo ha sognato
qualcosa di antico si è manifestato

il bambino non sa chi né cosa

C’è l’abisso in quell’istante
dove i fiori di sambuco nero sbocciano bianchi

e la notte annusa lo stelo del pepe d’acqua

 

*

 

Le temps

Si l’angoisse de l’herbe des steppes se calmait
si le vent perdait la voix si l’eau ne trouvait plus où se jeter
si la pierre avait pitié si la lumière s’éteignait dans le ciel
et si l’homme tournait le dos au mal

alors incassable paraîtrait la cruche
qui tant va à l’eau
que

                                                  zut, aide-moi
à ramasser les morceaux le temps est éternel
et tout ce qui a été créé l’a été pour nous à partir de nous
la peur la douleur l’herbe des steppes la mort et ton amour

 

Il tempo

Se l’angoscia dell’erba delle steppe si calmasse
se il vento perdesse la voce se l’acqua non trovasse più dove sfociare
se la pietra avesse pietà se la luce si spegnesse nel cielo
e se l’uomo voltasse le spalle al male

infrangibile allora sembrerebbe la brocca
che tante volte attinge acqua
che

                                        accidenti, aiutami
a raccogliere i frammenti il tempo è eterno
e tutto ciò che è stato creato lo è stato per noi a partire da noi
la paura il dolore l’erba delle steppe la morte e il tuo amore

 

*

 

Poème qui refuse d’avoir un titre

Les enfants avec leurs hameçons retournent au village
portant un poisson dans un mouchoir noué.
Il vit toujours,
remue lentement ses branchies sous la toile humide
et se couvre de glaire.

Dieu a permis
et livré le poisson aux enfants comme le secret des profondeurs
et comme un bijou muet, presque une rançon
de tout ce qu’il nous cache.
En vérité, cependant, c’est là, faite d’argent froid, une clé
de toutes les maisons
qu’il fait exprès de construire sans portes pour nous.

Les enfants n’en savent rien; fiers, ils emportent leur proie
par un chemin blanc bordé de chardons.
Le ciel s’est couvert
et il pleut, on dirait avec une tendresse menue-monotone.

 

Poesia che rifiuta di avere un titolo

I bambini tornano al villaggio con i loro ami
portando un pesce in un fazzoletto annodato.
E’ ancora vivo,
muove lentamente le branchie dentro la tela bagnata
e si ricopre di muco.

Dio lo ha permesso
e ha consegnato il pesce ai bambini come il segreto degli abissi
e come un gioiello muto, quasi una ricompensa
per tutto ciò che ci nasconde.
Che in verità è proprio là, fatta di argento freddo, una chiave
per tutte le case
che costruisce di proposito senza porte per noi.

I bambini non ne sanno nulla; orgogliosi, portano la loro preda
per un sentiero bianco fiancheggiato da cardi.
Il cielo è coperto
e piove, si direbbe con una soffusa monotona tenerezza.

 

*

 

Le pays d’en face

Une semaine avant les cerises ou encore plus tôt
les belettes blanches traversent les routes
et le vent soulève la poussière
dorée comme les ostensoirs et les nuits

les nuits sont profondes

les nuits sont profondes comme les gouffres où filent les étoiles
et si le désir te réveille après minuit
n’attends pas jusqu’à l’aube
Tous nous sommes tatoués pour un long voyage
l’un a les talons noircis
un autre un genêt au petit doigt
sur la colline l’arrête-boeuf nous a lacéré les mains

La mort n’est qu’une seule fois et pour toujours
mort le corps n’est qu’une balle
de laquelle on extrait l’âme
comme une graine dure

Pour un moment nous redevenons enfants
dans la basse-cour aux lapins et près de l’échafaud des poules
si près
que le sang nous a éclaboussés

Et demain nous partirons pour le pays d’en face
la glaise nous a tous tatoués les talons
au bord du chemin une hermine blanche s’arrête et se dresse
la mort n’est qu’une fois une seule et pour toujours
une semaine avant les cerises ou encore plus tôt

 

Il paese di fronte

Una settimana prima delle ciliegie o ancora prima
le donnole bianche attraversano le strade
e il vento solleva la polvere
dorata come gli ostensori e le notti

le notti sono profonde

le notti sono profonde come gli abissi dove sfrecciano le stelle
e se il desiderio ti sveglia dopo mezzanotte
non aspettare fino all’alba
Siamo tutti marchiati per un lungo viaggio
uno ha i taloni anneriti
un altro una ginestrella al mignolo
sulla collina la bonaga spinosa ci ha lacerato le mani

La morte è solo una volta e per sempre
morto, il corpo non è che un guscio
da cui si estrae l’anima
come un seme duro

Per un momento torniamo di nuovo bambini
nel cortile coi conigli e vicino allo scannatoio dei polli
così vicino
che il sangue ci ha imbrattati

E domani partiremo per il paese di fronte
l’argilla ha marchiato i nostri talloni
lungo la strada un ermellino bianco si ferma e si leva in piedi
la morte è solo una volta e per sempre
una settimana prima delle ciliegie o ancora prima

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2 pensieri riguardo “Il paese di fronte”

  1. Non si prescinde dall’essere neri.
    E’ una cosa che ci si porta dietro, nel bene, nel male e nella non rilevanza. Perché si sottolinea pure quella.
    E non solo in mezzo ai bianchi.
    E’ così anche per i neri tra i neri. Identità che emergono per differenza, per alterità, come dando per assunto che sì: siamo una variazione sul tema.
    Bisogna andarne fieri. Alcuni se ne vergognano. In ogni caso se si è neri bisogna provare qualcosa al riguardo. Oppure non provare nulla perchè è normale, ma ti dicono pure quello. Essere neri è un manifesto. E’ non essere mai trasparenti. E’ essere grazie, essere nonostante, mai essere e basta. E’ una faticaccia.
    Ai neri si spara. Dei neri si dice se sono cattivi, se sono buoni. I neri muoiono in mare. I neri non si assumono. Ai neri si danno opportunità per solidarietà. I neri si trattano come i bianchi, perché sono uguali, ma bisogna sottolinearlo.
    In ogni caso, comunque sia, tu hai a che fare con tutti gli altri neri. Tu e pure tutti gli altri che non lo sono, che empatizzano. Solo che poi nero ci resti solo tu. Tutto il giorno, ogni giorno, nel bene, nel male, qui, lì, ora, ma addirittura anche prima e dopo, per tutti i neri che sono venuti prima e per tutti quelli che verranno dopo. Risucchiato in un vortice, un buco nero pure quello.
    E’ pure bello eh. Ma è sempre bello grazie, bello nonostante. E’ come non essere se non nello spazio di un contrasto.

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