Il fratello della tigre

Yves Bergeret

Il fratello della tigre

La piena ha sradicato gli alberi,
li ha distesi sui cumuli di ciottoli bianchi
ma lui, fratello minore della tigre,
risale il corso del torrente.

Fiotti di grida confuse, laggiù a valle.
Grida stridule che il vento
macina, rimescola.
Si tratta soltanto di bambini?
Si chinano su qualche vortice,
raccolgono nei loro berretti
un poco d’acqua che pure grida,
la trasportano, la versano sull’argilla del tratto in secca,
il vento gonfia le camicie aperte.

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Questi fiori, questa lingua

Tomi Kontio

Svanisci di giorno in giorno
ti trasformi in storie che si ripetono, ma
non si accrescono più.
Troneggiano rinsecchite come i pini sulla roccia.
Senti le grida di tua madre da qualche parte.
Sogni di tuo padre,
che viene ad abbracciarti,
e lo credi figlio di tuo padre, tuo fratello,
colui che si è congelato sulla neve,
al quale amputarono i piedi
e che in seguito fu trovato
per terra nel suo monolocale la canna della pistola in bocca
come un’affermazione confessatasi dentro di sé.
Al mattino prepari la pappa d’avena
condendola con un’occhiata burrosa.
È talmente tanto tempo che sei solo
che hai lasciato entrare i morti nelle tue stanze.
Si muovono mentre mangi, dormi, respiri
ormai deceduti e sempre qui.

(Traduzione di Antonio Parente
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