Sul culto della personalità: Stalin e Charms

In un tempo in cui sorgono spontanei interrogativi su quali risorse abbia il linguaggio per smascherare la menzogna del potere – se esista una logica, una parola capace di scardinare l’assurdità della manipolazione dei fatti – diventa necessario più che mai ascoltare la voce di chi ha saputo decostruire il linguaggio del tiranno per tentare di demolirlo, al costo della propria vita.
Riporto in traduzione dal russo il recente articolo dello scrittore Vladimir J. Aleksandrov sul linguaggio di Daniil Charms. Il testo è tratto dal sito https://artifex.ru e si colloca all’interno di un’ampia serie di riflessioni dedicate alla patafisica(1).
Pur estrapolato dal contesto originario e privato dei rimandi ai testi che lo precedono, l’articolo mi è parso attuale anche per il lettore italiano. (Elena Corsino)

Vladimir Aleksandrov

Sul culto della personalità:
Stalin e Charms

Esiste una regola ferrea che impedisce a un autore di incominciare un testo citando le parole di un altro autore. Tuttavia, considerato che la patafisica è per principio contraria a tutte le regole, in quanto esse contraddicono la casualità, farò finta di non saperne niente. Non posso infatti rinunciare al piacere di presentare qui un brano tratto dalla splendida opera di Valeri Frid(2) “58 e mezzo ovvero Appunti dello scemo del lager”. Se non foste d’accordo, consideratelo un’epigrafe.

«Si trovava con noi, nella terza sez., un ingegnere delle officine automobilistiche Stalin. L’ingegnere era stato internato in quanto membro di un’organizzazione nazionalista creata da Solomon Michoels(3). Quando Michoels, anni dopo la sua uccisione, riapparve nella stampa come un onesto patriota sovietico e un’eminente personalità pubblica, l’ingegnere, rincuorato, fece ricorso a Mosca. Chiedeva la revisione del caso in quanto l’unico capo d’accusa era quello di essere stato ingaggiato personalmente da Michoels. E poiché questi era stato riconosciuto, ecc. ecc.
Dopo circa due mesi l’ingegnere fu convocato dal direttore della sezione speciale, il capitano Christenko, il quale lo informava che da Mosca era arrivato un rifiuto alla revisione del suo caso per assenza di motivazioni. Doveva quindi firmare: risposta recapitata.
– Ma come assenza di motivazioni? –, stava quasi per scoppiare a piangere l’ingegnere. – Ma se sono accusato soltanto di essere stato reclutato da Michoels, e adesso che per radio si sente dire che questi è un onesto patriota e una personalità illustre, come fanno a dire che non hanno motivazioni?! … Dove sta la logica?
Christenko rispose:
– Sai che ti dico? Tu adesso firmi, poi la logica te la spediranno.

I regimi totalitari assomigliano alla patafisica in quanto non vanno d’accordo con la logica. A dire il vero, i primi per ragioni politiche; del resto anche la patafisica. La logica è qualcosa di inflessibile che esige un fondamento probante. Ragionare correttamente sotto il profilo logico significa ragionare in accordo con le leggi della logica.

Il totalitarismo non riconosce alcuna legge, al pari della patafisica. Ne consegue …

Anzi, non ne consegue un bel niente. Il totalitarismo proclama con la propria legge il disprezzo della legge, contrapponendosi in questo alla patafisica, che non ammette leggi, neppure autoproclamate. Ma, forse, non è questo il punto.

Prendiamo, ad esempio, il famigerato “culto della personalità”. Quando Chruščёv lo rinnegò, nel corso del XX Congresso del partito comunista, agì in modo illogico essendone stato uno dei più attivi promotori. Ma Nikita Sergeevič non era in nessun modo un patafisico. Quando, nel 1934, al XVII Congresso del partito aveva definito Stalin “il nostro geniale comandante”, credeva fermamente nelle proprie parole, e quando nel 1956 affermò il contrario, non di meno diceva la verità. In sostanza, si potrebbe considerare che “poi la logica te la spediranno” sia stato il principio statale fondante dell’URSS.

Nel 1934 si rischiava la vita anche solo se si aveva per la testa qualche dubbio sulla grandezza del comandate supremo di tutti i popoli, il compagno Stalin. Appare quindi ancor più sorprendente che proprio nello stesso anno un altro uomo rivendicasse il proprio diritto alla genialità.

Era Daniil Charms.

«Il marxismo non nega affatto il ruolo delle personalità eminenti o il fatto che siano gli uomini a fare la storia… I grandi uomini valgono, per l’appunto, solo in quanto sanno comprendere correttamente le condizioni contingenti, comprenderle e trasformarle».

Questo non è Charms, bensì il compagno Stalin nel 1931.

«Ho colto l’attimo, ma non l’ho preso e ho solo rotto l’orologio. Adesso so che non è possibile. Altrettanto impossibile è “cogliere un’epoca”, poiché essa stessa è come un attimo, soltanto più lungo. Altra cosa è dire “Fissate ciò che accade in questo momento”. È tutt’altra cosa. Per esempio, un due tre! Non è successo niente! Ecco che ho fissato un momento in cui non è successo niente».

E questo è Charms nel 1934. Il procedimento da lui scoperto gli vale la consacrazione tra gli immortali.

«Quello che agli altri riesce a fatica, per me è possibile con leggerezza!» – si stupisce il poeta.

L’importante non è chi abbia colto chi: se l’epoca abbia colto lui oppure lui l’epoca. Non per niente Charms e i suoi compagni si diedero il nome di “Unione dell’Arte Reale”! Più realisti di loro, a quei tempi non c’era nessuno.

«Vorrei non tanto giustificare, in quanto è impossibile darne una giustificazione, bensì spiegare in modo comprensibile da dove provenga questo incontenibile entusiasmo, tale da apparire stucchevole, intorno alla mia persona.» (Stalin)

«Chiunque è felice di afferrare anche solo frammenti delle mie idee. A me viene addirittura da ridere.» (Charms)

«La gente va in visibilio per delle stupidaggini. Tra centinaia di messaggi di saluto, rispondo solo a uno o due, non permetto che ne venga stampata la maggior parte, non lo permetto affatto.» (Stalin)

«La gente vede in me un sostegno, ripete le mie parole, si stupisce delle mie azioni.» (Charms)

«In me vedono un’idea collettiva e alimentano intorno a me un falò di euforia.» (Stalin)

«Se dico una cosa, significa che è vera. Non consiglio a nessuno di discutere con me, resterà comunque gabbato.» (Charms)

«Per il mio cinquantacinquesimo compleanno volevano organizzare dei festeggiamenti, ma attraverso il Comitato centrale del partito l’ho proibito. Sono giunte lamentele, dicevano che impedisco loro di festeggiare, di esprimere i sentimenti, che non devo intromettermi. Altri dicevano che faccio il difficile. Ma come si possono impedire queste manifestazioni di gioia? Con la forza non si può. C’è la libertà di espressione». (Stalin)

«Non mi considero una persona particolarmente intelligente, tuttavia devo riconoscere di essere il più intelligente di tutti. È probabile che su Marte ci sia qualcuno più intelligente di me, ma sulla terra non so». (Charms)

Adesso provate a fare un esperimento. Scambiate di posto i nomi tra parentesi, Stalin e Charms.

«Un due tre! Non è successo niente!»

Cambiando l’ordine degli addendi, la somma non cambia.
Tuttavia entriamo in un terreno scivoloso. Ancora una citazione da Charms:

«All’improvviso tutti si sono messi a invidiare la mia arguzia, ma non hanno preso alcun provvedimento, in quanto sono letteralmente schiattati dal ridere».

Anche attorno a Stalin sono tutti «schiattati», ma non dal ridere e non letteralmente. E non hanno preso alcun provvedimento.

Con straordinaria acutezza Charms si è preso gioco di un’epoca, mentre Stalin ha incarnato quella stessa epoca.

Ecco un breve frammento della conversazione tra Stalin e Lion Feuchtwanger:

Feuchtwanger: – Proprio perché La amano e La stimano tanto, non potrebbe con le Sue parole porre fine a quelle espressioni di entusiasmo che mettono a disagio alcuni dei Suoi amici oltre confine?

Stalin: – A volte ci ho provato, ma non ci sono riuscito. Lo dico che non sta bene, che non è opportuno, ma la gente pensa che io parli così soltanto per falsa modestia.

Ascoltate, amici! Dopotutto non è opportuno inchinarsi davanti a me in questo modo. Io sono uguale a tutti voi, soltanto migliore.

Le ultime tre frasi sono comunque di Daniil Charms. Ma come sono coerenti con il contesto.

Il compagno Stalin sapeva rifiutare le onorificenze. Ecco una progetto di risoluzione pervenuto all’esame del Politburo del Comitato centrale del PCUS il 22 giugno 1945:

«Politburo del Comitato centrale del PCUS
Si presentano all’esame del Politburo le seguenti proposte:
1. Conferire al compagno Stalin l’ordine della «Vittoria»;
2. Insignire il compagno Stalin del titolo di Eroe dell’Unione Sovietica;
3. Istituire l’ordine di Stalin;
4. Erigere un Arco della Vittoria di Stalin all’entrata della città di Mosca sull’autostrada Mosca-Minsk.
Si invita ad approvare i corrispettivi decreti nel corso della XII sessione del Soviet supremo.
V. Molotov
L. Berija
G. Malenkov
K. Vorošilov
A. Mikojan».

Gli ultimi due punti del progetto non furono realizzati.

«Pertanto è per me avvilente e penoso ritrovarmi in mezzo a gente inferiore a me per intelligenza, arguzia e talento, e non sentire nei miei confronti il dovuto rispetto». (Charms)

E coloro che non dimostrarono il dovuto rispetto al compagno Stalin se ne accorsero in tutto e per tutto.

Daniil Charms morì in prigione nel 1942 all’età di 37 anni.

Nel 1931 Stalin dichiarava: «Mai, e per nessuna ragione, i nostri lavoratori potrebbero oggi tollerare il potere di una sola persona».

Come si è visto, lo tollerarono.

Non tutti e non senza eccezioni. Tra coloro che non lo fecero c’è Daniil Charms. Un vero patafisico.

Nell’ultima frase di Stalin sopra citata si noti la singolare combinazione: «mai – oggi». Forse un lapsus?

O forse Stalin era convinto di vivere in eterno?

Nel 1934 Charms scrive: «Una volta Zabolockij(4) ha detto che mi si addice il governo delle sfere. Forse scherzava. A me una simile idea non è mai neanche passata per la mente».

Dal punto di vista della patafisica il tempo non ha nessun ruolo.

Se mi chiedeste chi dei due considero veramente un grande uomo, sceglierei Charms. E voi?

__________________________
Note della traduttrice

(1) L’artista Alfred Jarry, il creatore di Re Ubu, definì la patafisica “la scienza delle soluzioni immaginarie che accorda simbolicamente ai lineamenti le proprietà degli oggetti descritti per la loro virtualità”.
(2) Valeri Frid (1922-1998), sceneggiatore. Tra i suoi lavori più noti “Disperso in Siberia”, un film diretto dal regista A. Mitta nel 1991. Nel 1944 Valeri Frid fu arrestato per attività antisovietica e propositi terroristici, e condannato a dieci anni di lager.
(3) Solomon Michoels (1890-1948), attore teatrale e regista, ucciso da sicari del Ministero della Sicurezza.
(4) Nikolaj A. Zabolockij (1903-1958) poeta e scrittore, amico di Charms e fondatore del gruppo Oberiu (Unione dell’Arte Reale). Tra il 1938 e il 1944 viene più volte internato in diversi campi di detenzione con l’accusa di essere un attivista della lotta controrivoluzionaria al regime. [N.d.T]

1 commento su “Sul culto della personalità: Stalin e Charms”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.