Il fragore del mare e il fruscio d’ali

Yves Bergeret

Aci Bonaccorsi
Cappella della Consolazione e di Sant’Antonio Abate
(5 agosto 2018)

Il testo originale, Pages en Sicile, été 2018 (4)
si legge in Carnet de la langue-espace.
Traduzione di Francesco Marotta

Una linea di fitte lettere bianche ha attraversato il cielo da oriente a occidente, abbastanza bassa sull’orizzonte; nessuno ha avuto il tempo di leggere l’eventuale frase, tanto meno il racconto. Calata la notte, limpida dopo il temporale, quattro pianeti splendenti si sono disposti in successione in tutto il cielo da est a ovest, Venere, Marte, Giove, Saturno, formando un lunghissimo arco di cerchio proprio sopra l’Etna, la cui massa è ancora più scura nel buio. All’alba, dopo il passaggio sonoro di un gregge di capre sui terrazzamenti di ulivi e vigne, un lungo volo di uccelli neri ha solcato il cielo, sempre da est a ovest. Dietro, il vulcano emette con estrema potenza quantità enormi di fumo bianco e grigio.

Su una piccola piazza circolare di Aci Bonaccorsi, alla base meridionale del vulcano, alle diciotto viene improvvisamente aperta la Cappella della Consolazione e di Sant’Antonio Abate, risalente con ogni probabilità al diciassettesimo secolo. Ha la forma di un parallelepipedo, con una piccola abside semisferica. Viene aperta soltanto per la messa del sabato sera. Oggi c’è una celebrazione votiva locale. L’interno è ricoperto di affreschi della stessa epoca; opera di una sola mano, abbastanza ingenua, probabilmente di un artigiano che ha avuto modo di vedere dei grandi affreschi altrove. C’è molto del Nuovo Testamento nelle figure e nelle scene, qualche elemento classico. Vi dominano il beige e l’arancione tenue, un po’ di blu chiaro. In questo borgo feudale, un tempo di viticoltori, allevatori di pecore e raccoglitori di olive, si coltiva la terra resa fertile dalla cenere vulcanica, erigendo decine di muretti con pezzi di lava nera. Fichi d’india sono piantati un po’ dappertutto. La vita è dura, i gesti possono essere crudeli o generosi, il coltello è facile, sempre alla portata, brandito velocemente. Ma l’umanità devota dipinta sui muri e sulle volte della cappella è bonaria, serena, ben nutrita, i santi e le divinità hanno dei visi lisci e paffuti. La repubblica celeste, che esiste solo nelle immagini, è tranquilla.

Ma non fatevi illusioni, la violenza dei tempi antichi e moderni non è mai benevola. L’Etna, ad appena qualche chilometro, rimbomba con le successioni dei suoi spaventosi boati; non c’è un semestre in cui non avvenga un’eruzione impetuosa. La terra trema, la sagoma del vulcano si rimodella incessantemente. La terra trema, la cappella trema e vi si aprono delle crepe. Sulla volta dell’abside sopra l’altare, dove troneggia in piedi una figura di santo in legno dipinto, la folgore segna tutto questo spazio striandolo. La folgore è bianca, è ciò che trascorre velocemente, che riga e solca il cielo più velocemente, che uccide ancora più velocemente. Gli occhi vedono esattamente la traccia del suo passaggio rapinoso. La vita ha tremato, il mondo ha vacillato, la scossa di terrore ha schiantato. Sulle scene dipinte, sull’amabile commedia degli affreschi, restano le scie bianche delle fessure richiuse con lo stucco, grandi cicatrici della ferita, che non si può mai dimenticare, che pugnala la vita e tormenta il pensiero. E la violenza in atto è talmente brutale, che in un angolo della volta i profeti si stringono come uccelli in un nido.

Una scena sul muro di sinistra della piccolissima navata spiega probabilmente tutto. Forse si tratta delle Nozze di Cana. Appoggiati al tavolo, il Cristo e la donna, negli identici colori carminio e blu, sono ritratti come in posa tra due vignaioli, che versano bevande in giare di terracotta, e due robuste brocche, presumibilmente di metallo, in primissimo piano, per terra, misteriosamente ritte in equilibrio su minuscole basi circolari. Utensili primari, origine dell’immagine e del mondo narrato, utensili misteriosi che passano, ripiegati su se stessi, come ombre che covano il fragore del mare e il fruscio d’ali.

Annunci

1 commento su “Il fragore del mare e il fruscio d’ali”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.