I semi della parola

“cosa sarebbero la vita, il mare, il cielo,
il campo e la roccia, la casa e il cortile
senza i semi della parola?”

Yves Bergeret

Pagine siciliane estate 2018 (6)
Catania, Piazza Umberto, 12 agosto 2018

Tratto da Carnet de la langue-espace
Versione di Francesco Marotta

 

Arrivano uno dopo l’altro per la strada buia.
Si siedono a un tavolo del piccolo bar
dove vado la sera a Catania.
Quando prendono posto al tavolo accanto
sembra che il vulcano si stia acquietando.
Fa solamente finta.
Le ceneri di un incendio alle nostre spalle
ci cadono sui capelli.
Si abbracciano, si sistemano,
si scambiano notizie
un senegalese, tre catanesi
un maliano, un siracusano.
Di loro si disinteressano le divinità banali
o spregevoli, complici forse
dei mostri che hanno piantato assi di legno putrido
nella crepa al centro dell’isola,
cunei che conficcano
con insulti orribili
per mettere in subbuglio l’isola, crearvi dei contrasti,
lacerarla, ridurla a brandelli
per regnare su milioni di schiavi.
L’isola si divide in due, si separa,
non si separa.

Sono uomini sulla trentina. Non hanno ancora figli.
Sono riusciti a sottrarsi agli idoli di spazzatura
che fa mostra di sé a ogni piano, a tutte le finestre.
Le loro finestre sono invece alberi,
di quelli che sprigionano nel fuoco profumi limpidi
come il cedro, profumi che si diffondono nell’aria
come l’abete in una falegnameria, profumi giovanili
come il larice in primavera quando si scioglie la neve.

E’ evidente che il vulcano cerca
di impedire i loro discorsi con i sui boati.
Ha sempre inclinato parecchio dalla parte di chi uccide.
Ma essi continuano a parlare, a ridere.
I colpi sordi sotto i nostri tavoli, sotto i nostri piedi,
sono ancora gli insulti e le grida minacciose dei mostri
che annunciano al vento la costruzione di una metropolitana gratuita,
ma allargano la terribile crepa,
fanno di tutto per chiudere i porti e rendere deserto il mare,
per separare i due continenti; ma nell’abisso che spalancano
saranno loro a precipitare e a distruggersi.

Ecco, è necessario che noi parliamo.
Accostiamo i nostri tavoli.
Le ceneri a volte possono essere fertili,
ma cosa sarebbero la vita, il mare, il cielo,
il campo e la roccia, la casa e il cortile
senza i semi della parola?

 

 

Pages en Sicile, été 2018 (6)
Catane, piazza Umberto, 12 août 2018

Dans la rue noire ils arrivent peu à peu.
Ils s’assoient à une table du petit bar
où je vais le soir à Catane.
Quand ils s’assoient à la table voisine
le volcan dit qu’il s’éloigne.
Il fait seulement semblant.
Les cendres d’un incendie par là derrière
nous tombent dans les cheveux.
Ils s’embrassent, s’assoient,
se demandent des nouvelles
un Sénégalais, trois Catanaises
un Malien, un Syracusain.
D’eux se désintéressent les dieux banals
ou mesquins, peut-être complices.
des monstres qui ont enfoncé des coins de bois puant
dans la fissure du centre de l’île
et qui enfoncent ces coins
avec des insultes épouvantables
pour écarter encore plus l’île, la diviser,
la déchirer, la réduire en miettes
afin de régner sur des esclaves par millions.
L’île s’écarte, se scinde,
ne se scinde pas.

Ils ont trente ans. N’ont pas encore d’enfants.
Ils ont réussi à échapper aux dieux de pacotille
qu’on ressasse à tous les étages, toutes les fenêtres.
En fait leurs propres fenêtres, ce sont plutôt des arbres,
mais de ceux aux odeurs claires dans le feu
comme le cèdre, aux odeurs bondissantes
comme épicéa en scierie, aux odeurs juvéniles
comme mélèze au printemps quand fond la neige.

Bien sûr le volcan essaie
de gronder à l’intérieur de leurs phrases.
Il a toujours penché plutôt du côté du meurtre.
Mais eux continuent à parler, à rire.
Les coups sourds sous nos tables, sous nos pieds,
ce sont encore les insultes et les barrissements des monstres
qui affirment à tout vent nous creuser un métro gratuit,
mais qui élargissent la terrible fissure,
font tout pour fermer les ports et vider la mer,
pour séparer les deux continents; mais dans l’abime ouvert
tout deux tomberaient et se fracasseraient.

Voilà, il est nécessaire que nous parlions.
Nous réunissons nos tables.
Fertiles parfois seraient les cendres,
mais qu’est-ce que la vie, la mer, le ciel,
le champ et la roche, le toit et la cour
sans les graines de la parole?

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1 commento su “I semi della parola”

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