Poeti per Genova

“parlate bambini
additate i colpevoli le carte gli oracoli
riversate nel grigiore di questa pioggia
il vostro spudorato livore senza canto”

Sebastiano Aglieco

Genova nel mare

Pensiamo di conoscere tutto del mondo, e invece ne sappiamo sempre meno. Pensavamo che il Ponte Morandi si elevasse sul livello del mare fino ai 90 metri dei piloni e ai 50 dell’asfalto, pensavamo di conoscere bene quell’altezza, di attraversarla quasi incuranti. Invece nella nostra conoscenza sempre più approssimativa, e diminuita insieme a una quantità di altre cose, quel ponte è piombato improvvisamente a zero metri sul livello del mare. Il 14 agosto del 2018, alle ore 11.36 l’altezza si è abbattuta, azzerata, e tutta Genova è precipitata nel mare. L’anima di 43 persone è stata tolta di botto dai loro corpi, mentre l’intero corpo genovese si è preso in pieno petto il contraccolpo. In mezzo a tuoni, fulmini e pioggia battente, c’è stato un altro schianto. E un attimo dopo tutto è cambiato. Improvvisamente abbiamo saputo ben poco della realtà che ci circonda. Enorme cumulo di macerie. Tonnellate. E resti di auto e autotreni. E teli bianchi sui corpi. Mentre quel che rimaneva, decine di metri sopra le nostre teste, stava lì, e non sapendone nulla anche noi siamo rimasti lì. Fermi. A quel punto soltanto furia di allarmi, sirene e centinaia di uomini tutto intorno a scavare con le mani, con i cani, e poi con le enormi ruspe meccaniche. Sul greto del Polcevera, cemento armato a pezzi, tondini di ferro, lamiere strappate e sfondate. Tutto quanto a poche centinaia di metri dal mare, al suo livello.
Secondo la profezia, scriveva negli anni ’70 il poeta ligure Giuseppe Conte: La Liguria crollerà in mare, è certo, i suoi / confini alti al vento di abeti e di agrifogli e le / colline antiche terrazzate, di pinastri, di / ginestre, di ulivi, le rocciose / aeree propaggini… (Elio Grasso)

 

[Il testo di Elio Grasso è tratto dal volume da lui curato, Poeti per Genova, di imminente uscita nella “Biblioteca di Rebstein” (LXXIV, settembre 2018).
Di seguito troverete l’Indice dell’opera con l’elenco degli autori coinvolti e una brevissima selezione di testi: nient’altro che un invito a leggere l’intero lavoro.]

 

Indice

Elio Grasso, Genova nel mare
Simone Pieranni, Precise parole
Mario De Santis, Ma è davvero accaduto?

Chiara Adezati – Sebastiano Aglieco – Franca Alaimo
Paola Ballerini – Maddalena Bertolini – Gabriele Borgna
Domenico Brancale – Maurizio Brignone – Nanni Cagnone
Maria Grazia Calandrone – Luigi Cannillo – Marta Celio
Milo De Angelis – Cinzia Demi – Mario De Santis
Eugenio De Signoribus – Marco Ercolani – Gabriela Fantato
Matteo Fantuzzi – Annamaria Ferramosca – Mauro Ferrari
Luigi Fontanella – Lucetta Frisa – Giuseppe Genna
Vincenzo Guarracino – Giovanna Iorio – Tomaso Kemeny
Lamberto Garzia – Mia Lecomte – Giacomo Leronni
Laura Liberale – Carmine Lubrano – Eugenio Lucrezi
Mauro Macario – Francesco Macciò – Valerio Magrelli
Daìta Martinez – Giulia Martini – Fosca Massucco
Angelo Maugeri – Daniele Mencarelli – Giorgio Moio
Alessandra Paganardi – Marisa Papa Ruggiero
Alessandra Pellizzari – Daniela Pericone – Plinio Perilli
Raffaele Piazza – Stefania Portaccio – Claudio Pozzani
Maria Pia Quintavalla – Enzo Rega – Eleonora Rimolo
Silvia Rosa – Anna Ruchat – Anna Ruotolo – Anna Santoro
Francesca Serragnoli -Luigia Sorrentino – Antonio Spagnuolo
Sarah Tardino – Angelo Tonelli – Adam Vaccaro – Paolo Valesio
Giuseppe Vetromile – Maria Luisa Vezzali
Isabella Vincentini – Cesare Viviani – Davide Zizza

Cristina Fagioli, Genova (olio su tela)

 

Testi

 

DOMENICO BRANCALE
ancora ponti ancora scale

ancora ponti ancora scale

i ponti che non toccano l’al di là
sospesi nei corpi girevoli
cementati dentro un di qua
da un versante all’altro
nel richiamo sordo delle ossa
dove si fa nero il passo che ascolta
il lato sinistro di qualsiasi sponda

e niente che sia passato definitivamente
se non per carità
e intatti fermi i piedi
quattro piedi su cui si fonda la promessa di ogni orma
che è giungere dall’altra parte dietro la morte

fra noi e noi che eravamo nemmeno nati
neanche visi
eppure riconosciuti vivi dal chiarore di parola
che si espande

ancora vuoto ancora vuoto

 

*

 

MARIO DE SANTIS
Fuggire dentro

Sul piano di un’alba lesa, piombo di ricamo,
ho corpo in sacco, fili di rame, di piume e malattia.
Chiuso in camera di luci senza abbagli, tutto rispecchio.
Ora vedo Genova fuggire il mare.
C’era dovunque il mio nome scritto; è sui fogli di via
sulle pareti di case, ma nessun nome corrisponde alla mia cella.
Quello che vedo non mi riguarda, solo la fuga è mia,
coi suoni già lontani che rimbalzano sui muri.
li scheggiano, dicono di me di nuovo il “no”,
nome in appello – e chi lo grida, dentro sirene di navi
e di polizia, abita con me nella sua voce moltiplicata.

Abita da prigioniero. Io nel carcere trovavo fuga dall’aperto
fonda di mille gole, un pozzo degli occhi chiusi;
ora che scappo dico l’addio a piante non fiorite
e recito la mia sentenza, la mia calunnia.
Afa e cemento fanno il mondo vigile
non basterà la nube di cavalcavia tra le case
né seguire da sopra la città che sale nei suoi sbagli.
La libertà non fa differenza tra la colpa e il sogno
ecco perché il sole acceso sotto il mondo
mi regala la pena estrema di camminare senz’ombra.

 

*

 

GIACOMO LERONNI
Travi contro la cenere

Il presagio era nella scaltrezza.

Un liuto fradicio di pioggia
incattivitosi in segreto:
senza proclami ha rosicchiato vene
finché il sangue è sorto
come una luna esausta

un pudore incancellabile.

Il dovere, la perizia. O lo zelo.
Il quotidiano dell’edera
a cui chiediamo
la consistenza di una trave
contro la cenere. Il magma
ineludibile del nulla
che combina un frutto con un altro

una storia col suo grimaldello

magari delicatamente
fino all’incuria, al morbo.

Voi morti non reggete più nessuno.
Tutto è scoperto, adesso, tangibile.
Tutto precisamente misurato
martoriato.

Date allora voi un nome
a tutto questo
un nome algido, maturo

che non s’invischi in alcun perdono.

 

*

 

EUGENIO LUCREZI
Piccola orazione funebre

Dico che sono stata
una tra mille, viva,
e adesso mi ritrovo
mano di uomo morto,
deriva di un incontro
che per esserci stato,
ineluso ed esatto,
ha escluso in un istante
l’istanza potente,
imprecisata e lieta,
di un toccare presente,
di graffio e di carezza,
della stretta di mano
al gran mare di mani
che adesso mi figuro
l’infinito futuro
che chiamerò domani.
Non so se il precipizio
o se il seppellimento
ha interrotto la sfilza
del lasciare e del prendere
che è stata l’esistenza
di me che non ho occhi.
Da mano, son vissuta
Di tocchi e di ritocchi.
A me il piccolo lutto
che spetta di diritto
a una parte del tutto.

4 pensieri riguardo “Poeti per Genova”

  1. La nobiltà di taluni animi, chiamati a parlare di tragedia, fa sicuramente onore…ma che peccato per alcuni nei…Complimenti ad Elio Grasso per l’iniziativa e per quel messaggio sbagliato-brutta figura che lui sa. Buona ricostruzione, partendo sempre prima dalla Persona.

  2. Grazie di cuore ad Elio Grasso per aver concepito questa testimonianza corale e a Francesco Marotta per l’ospitalità. Sono onorato di aver partecipato e di aver condiviso questo percorso con Poeti di grande valore, la cui lettura, anche in questo caso, mi ha arricchito e reso migliore. Naturalmente m’inchino, ancora una volta, alla memoria delle vittime di quest’altra tragedia italiana e sono vicino ai loro familiari e amici.

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