Nyctalopia

Rita Florit

Una poesia intitolata in modo diretto con un termine in cui convivono, senza contrasto, due significati che dovrebbero opporsi – vedere nell’oscurità e il suo contrario, questo significa nyctalopia – indica immediatamente una direzione di lettura verso l’esterna formazione di un mondo e, allo stesso tempo, un’idea di scrittura verso l’interiorità del dire poetico. Un fuori e un dentro che nascono e svolgono il loro cammino rivolgendo lo sguardo con reciprocità continua: lì dove il doppio motivo della luce e del buio ingloba e determina la voce e il mutismo, la vista e la cecità. L’autrice, consapevole che il fare poetico assume su di sé, e in sé produce, un dire che non è disvelamento o nascondimento, ma indicazione di uno sguardo mobile, mostra nei suoi testi un pensiero che è ai fondamenti di un reale visionario, che segna la figura profonda di ciò che sente come un vedere. E il punto di congiunzione tra il chiaro e l’oscuro è una zona che ha certamente limiti immaginativi, ma dai bordi indeterminati. Ed è proprio su quella soglia che chi guarda non si fa “sviare dall’ombra”, ma ne perlustra la trasparenza offuscata e la dimensione ondulante: quasi un luogo di deformazioni conoscitive dove le potenzialità del senso risuonando tendono a zittire e viceversa. […]

(Dalla nota critica di Giorgio Bonacini,
in “Carte nel vento“, XIII, 2016)

 

*

 

Rita Florit
Nyctalopia
Roma, La Camera verde, 2018

 

Sotto parola vibrazione risonante chiama da
porose profondità. Mobile srotola pseudopodi,
copre distanze infinitesimali. Snida la tenebra.
Smuove, sfalda. Detriti. Affondo ai centri
innumerevoli dell’Essere, degli esseri che siamo.
Moltitudine nell’uno.

 

§

 

Ustione interna, centrifuga dalle viscere alla
lingua uncina e stride in sabbia sete livida nel
dormiveglia. Ospitare un deserto dune articolari
in flusso, alzare la loro fiamma, ardere assenze,
allontanare lune. Sospenderne il ricordo. E
l’assetato sceglie il deserto da dove era venuto.

 

§

 

Privazione d’amore è deserto – tu vesti di sabbia
trasudi polveri vieni dal deserto. Una
città-silenzio rompe il cristallo notturno. La
reclusione più dura è una distanza, fortezza dalle
mura invalicabili – Die ganze Stadt – ossessione
reiterata percuote-ri-percuote stringe-co-stringe
asfissia, manca l’aria nella stanza. Fuori la notte
inalbera bagliori.

 

__________________________
Rita R. Florit ha pubblicato Nyctalopia, La Camera verde (2018 – finalista premio Montano raccolta inedita, XXIX ed.), Cardini, La Camera verde (2018), Passo nel fuoco, Edizioni d’if (2010 – Premio Mazzacurati-Russo, IV ed.), Lezioni inevitabili, Lietocolle (2005).
E’ presente in varie antologie tra cui Registro di Poesia n.2, Edizioni d’if (2009) e Parabol(ich)e dell’ultimo giorno. Per Emilio Villa, Dot.com Press-Le voci della luna, (2013).
Ha tradotto Ghérasim Luca, Joyce Mansour, Benoit Gréan, Gili Haimovic. Ha ideato e realizzato i videopoemi Inside me-mories (2018), Aestas (2016), Passionnement (2015), Crypta (2010), Twin video (2008), Varchi del rosso (2006), Lezioni inevitabili (2015).

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4 pensieri riguardo “Nyctalopia”

  1. Bene, mettere in bella evidenza questa raccolta di poesie di grande valore, e grazie per la segnalazione della mia nota critica.
    Un caro saluto a Francesco e a tutti.
    Giorgio Bonacini

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