Neuromelò

Massimo Sannelli

Neuromelò

 

arsi, piansi, cantai. e venni alla finzione: era
totale: il corpo magro, non magro, malato,
sano, piú malato, piú sano. la finzione finí. iniziò la fame
tardi, con il sesso, e con il sesso la fame,
tardi. E quando arsi, cantai. Cantai questo

perfettissimo vuoto senza ore, dove non
è finzione, né biondo di capelli, né
occhi azzurri e magrezza di corpo, larghezza di fianchi, niente.

 

*

 

stanza: dove l’autore è vivo e grida
e gode e ride
e spera e piange-e-fotte, poi esce sotto il Sole.
Nessun altro avrà queste figurazioni:
C. vive del suo amore e nessun cazzo
è stato ancora suo, nessuno spillo, nessuna
parte lesa. Ma è difesa prima: vedete poi che è morta:
il mio inizio si sporca, come si può – e il mio
giudizio vive in questo tempo, figlio dell’altro tempo: dove

nessun altro avrà queste figurazioni.

 

*

 

enfant prodige è bella carta bianca:
cosí l’ornato è ornato, ma fa di nuovo male.
questo è il primo naufragio in psichiatria, molto classico:
poi venne un po’ di oltraggio in ogni giorno,
ostinato cosí:

la canzone d’amore per un’asina / il cuscino di erba
del monte Moro, il suo conforto / certa pioggia sí, certa

pioggia spontanea / dare al teatro, fare il teatro bene /
provare tutto in nome di Narciso –

e Marco che diceva «Marco ha pianto per te!»,
e Marco che diceva «lavoro lavorando»

per me? per me, per me ci fu la base:
prima ci fu un contesto, amici e amiche,

in quella scurità senza respiro, dove io ero; e la lasciai.

 

*

 

ho cambiato la lingua. ed è una corda d’oro,
ma non è incerta – perché ho perso la guerra
ieri, perché oggi la parlo. Un giorno
ho rotto un varco basso: ho trovato
due bocche, due bocche di grotta
ho già trovato.

Allora voglio l’esca, come tutti. Per uno scatto solo
il pesce è al laccio, e adesso
nel gioco delle luci come faccio, cosa faccio nell’aria?

 

*

 

la mano indica «spino! spino!», spino
profano. Questa arte del diario

fa dolce il sonno, forse come un vello. E oralmente
l’amore grande, per un frammento o un cucciolo
degli asini.

Il TU, il qui presente, è una marea. È un’area bianca. Il TU
della dolcezza è un A SE STESSO, da sempre:

ti rivedi tamburo battente e tutta mente che trema: là
c’è l’infanzia, con i sonagli piccoli, c’è
la lingua che lecca. Un giorno viene l’angelo! Dice: «l’amore non è
amato». Dice: «un dolce paese è questo, sí. ma tu non costruisci qui».

 

*

 

tra due fuochi si prova: che cosa resta?
Il riparo, che nasconde. Un po’ di anima timida,
che cade. Poi fuga superba. Ma i nostri privilegi non ci appartengono;
ci sono donati.

Siamo a questa foce determinata: sonno,
ignoranza, la solita voglia di morire. Il sesso arriva tardi, vero: tardi
la violenza e il suo pregio, e il suo prezzo
altissimo, ora conosciuto.

Ma: se non saremo come bambini… se la massa
dei capelli è un buco… se il bambino tocca Artaud,
la mistica… Ti conosci: una colonna di vertebre candide,
un flauto come voce, da bambino. VA BENE.
Va bene un palco a questa carne timida? Va bene il palco
a due: bordone e carillon, drone e falsetto.

 

*

 

è un ramo di corallo o un amore cortese:
non abbaglia e non ringhia, e non fa il male
mai. è Patty Waters nell’orecchio interno.
Ed ecco la caduta, il pavimento
lucido e le luci nella casa

di me qui. Ora sentite una cosa bella: voglio chi
voglio, prendo chi prendo, lascio chi lascio, rubo
a chi rubo. In questo stato una mimica
diversa nasce: imiterà le onde e l’aria fredda, e
un libro nasce come nasce l’alito.

 

*

 

il Paradiso in terra è musicale o un nudo
di donna o l’alcool, se il Paradiso è umano. «eri
giovane, allora» è come «eri piú povero»

e c’era ancora ansia in primavera e fu
la primavera in fiamme che bruciò: primavera si
perde, io non sono primavera!

 

*

 

questa massa è l’ascesi, è l’ascesa: Quevedo e
il cinema inferiore. È la prostituzione: ma è santa, perché

è il lavoro, e lavorare stanca. Oggi ho
linee barocche e una visione: sul verde c’è la merda,
la merda sta sul verde, e la pace del Sole e molto amore
è mio e la casa fredda, grande. In nome dell’ascesi tutto
è in tutto. Immagino cimbali presto: avrò cimbali. Se immagino sirene
avrò sirene. Se è una fionda, avrò una fionda. Una cosa
buona è la varietà: percuotere poi,
piano. Cosí un suono nasce o il sonno, piano.

 

*

 

il cuore-in-mano parla, e dice «non puoi vendere»;
e se non posso vendere avrò Venere, presto. Sarà fatto

questo. Il sesso preme il nervo, il giorno vuole il gioco,
il gioco vuole un’ora, un’ora chiama piccole
lacrime di sale. Va bene?

gli Esperimenti nuovi esistono, esitano, si spengono. Rifarli
è semplice: rinascono, ritornano, si sentono. Un frutto
rosa e rosso non si nega piú: è un uso molto mosso della storia
che fu dei sensi e ai sensi torna sempre:

neuromelò è la grande prova dei nervi.

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