Nell’esilio / Laterza Editori per la “polis” che vorremmo

 

 

Per me che sono nato nel Salento, che mi sono formato nelle scuole pubbliche salentine prima di dovere poi forzatamente emigrare nel Nord d’Italia (sorte comune a migliaia di Meridionali) vivere e crescere nella stessa regione della Casa Editrice Laterza è stato sempre motivo d’orgoglio (non di bieco sciovinismo o di provinciale senso di rivincita: di orgoglio adulto ed estremamente aperto a tutte le realtà europee e mondiali capaci di fare cultura e di promuovere il progresso civile e politico); nella biblioteca della mia famiglia continuano ad affluire i volumi della Laterza, essi vengono studiati e poi condivisi con gli amici e, nell’esilio di questi anni, le molteplici iniziative cui gli attuali responsabili della Casa editrice, i cugini Giuseppe e Alessandro, hanno dato vita rappresentano un saldo e incoraggiante punto di riferimento e molto degnamente continuano la vocazione e la tradizione democratica e antifascista della Casa Editrice barese.
Oggi voglio ringraziare da questo spazio della Dimora del Tempo sospeso in particolare Giuseppe Laterza che lancia l’idea di “cartoline” in distribuzione nelle librerie sul tema dell’immigrazione: si tratta di un atto civile, d’estrema pacatezza e forza, un’idea di cui la nostra polis ha disperato bisogno, l’invito a capire, a voler capire, a sottrarsi al pressappochismo dell’informazione e dei luoghi comuni, alla violenza machista dilagante sui “social”, a un razzismo sbugiardato dalla scienza e dalle cifre e al non più latente fascismo che sta accecando molti Italiani, giovani compresi.

Qui il “link” al video in cui Giuseppe Laterza illustra la propria iniziativa.

 

Creazione continua, IV

d4c5a6a09aacc5c3bca72e6295565699_mediumGiuseppe Feola

Rumore di fondo

Calpesto in silenzio il volto del mondo:
l’acqua del cielo rispecchia i miei passi.

Venti, onde, alberi, uccelli: in alto, in basso,
forme s’intrecciano
– si svolgono, diffondono segnali.

Nel cavo dell’orecchio, nello specchio
dell’occhio, crescono
le nuvole di antichi temporali.

Il favo del tempo è un bianco ruggito
d’oceano: si struggono le cose;
trapassano nel grembo risonante
del reale.

Dell’universo ascolto il
riverbero:

ascolto il grande rumore di fondo.

Tratto da: CREAZIONE CONTINUA, IV