Nell’esilio / Laterza Editori per la “polis” che vorremmo

 

 

Per me che sono nato nel Salento, che mi sono formato nelle scuole pubbliche salentine prima di dovere poi forzatamente emigrare nel Nord d’Italia (sorte comune a migliaia di Meridionali) vivere e crescere nella stessa regione della Casa Editrice Laterza è stato sempre motivo d’orgoglio (non di bieco sciovinismo o di provinciale senso di rivincita: di orgoglio adulto ed estremamente aperto a tutte le realtà europee e mondiali capaci di fare cultura e di promuovere il progresso civile e politico); nella biblioteca della mia famiglia continuano ad affluire i volumi della Laterza, essi vengono studiati e poi condivisi con gli amici e, nell’esilio di questi anni, le molteplici iniziative cui gli attuali responsabili della Casa editrice, i cugini Giuseppe e Alessandro, hanno dato vita rappresentano un saldo e incoraggiante punto di riferimento e molto degnamente continuano la vocazione e la tradizione democratica e antifascista della Casa Editrice barese.
Oggi voglio ringraziare da questo spazio della Dimora del Tempo sospeso in particolare Giuseppe Laterza che lancia l’idea di “cartoline” in distribuzione nelle librerie sul tema dell’immigrazione: si tratta di un atto civile, d’estrema pacatezza e forza, un’idea di cui la nostra polis ha disperato bisogno, l’invito a capire, a voler capire, a sottrarsi al pressappochismo dell’informazione e dei luoghi comuni, alla violenza machista dilagante sui “social”, a un razzismo sbugiardato dalla scienza e dalle cifre e al non più latente fascismo che sta accecando molti Italiani, giovani compresi.

Qui il “link” al video in cui Giuseppe Laterza illustra la propria iniziativa.

 

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7 pensieri riguardo “Nell’esilio / Laterza Editori per la “polis” che vorremmo”

  1. Gentile Fabia, ringraziandoLa per l’attenzione colgo l’occasione per invitare sia Lei sia, eventualmente, altre persone a NON USARE i commenti sulla “Dimora del Tempo sospeso” per comunicazioni e/o richieste personali. Mi scuso se sembro scortese: non è la mia intenzione.

  2. Mi hai smosso un bel po’ di ricordi, Antonio. Il mio primo libro Laterza…
    Erano gli ultimi giorni del 1969 o forse i primi del 1970. Ero entrato in libreria per comprare “La filosofia greca” di Guido De Ruggiero. Mentre aspettavo vidi su uno scaffale “Banditi a Partinico” di Danilo Dolci, non sapevo chi fosse né di cosa trattasse il libro; cominciai a sfogliarlo. Coi soldi che avevo non potevo comprali entrambi… Decisi che me ne sarei ritornato a casa con Dolci e dissi al libraio che poi sarei ripassato a prendere l’altro. Me li diede entrambi: “Banditi” era il suo regalo di Natale…

    1. Per me, studente di Ginnasio e su consiglio della mia professoressa di francese, il primo Laterza in assoluto fu “Un popolo di formiche” di Tommaso Fiore, poi venne “Contadini del Sud” di Rocco Scotellaro.
      Caro Francesco, mi confermi quanto Laterza sia stato importante per non pochi di noi e, spero, continui a esserlo, in particolare per i nostri giovani – io ho avuto la fortuna di avere professori illuminati che non si limitavano alla lezioncina del giorno: ma oggi?

  3. tra i primi libri che presi da ragazzino ricordo “Vita e opere di James Joyce” della Francesca Romana Paci, libro stupendo della mitica collana UNIVERSALE LATERZA!!

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