L’amore casomai

 

Testi tratti da:
Rita Pacilio
L’amore casomai
Milano, La Vita Felice, 2018

 

Storia di M.

Si sdraiò scomposto sul letto.

     Una sola poesia
     – pregò –
     tu sai riscaldarmi con la voce.

     Si girò lentamente.

     Gli occhiali rossi sul comodino scuro e basso. Li la casa era fatta di alberi infilati nel soffitto. Su ogni tronco impiccati pensieri incompresi.

     Leggi, ti prego, dalla prima pagina.

     Diventare brava, senza urtare spigoli, e un mestiere che si apprende stando attenti a non riprendere le vecchie impervie strade del passato. Tacere e vigilare sul cuore dell’uomo che si ama e difficile. Per riuscirci bisogna scuotere il vento, diventare tempesta.
     Iniziarono sonorità. Dalla pancia tiro fuori le risposte. La luce venne dal lampione della campagna esterna dove trafficavano le storie delle infanzie scontate. Erano condensate sui rami dell’abete che non finisce di gettare gelo sulla ghiaia. La carezza occupo la schiena, sali con la voce fino al mattino nel bide. Mitezza trasformata in uragano. La prese fiancheggiando il lato del letto, sponda di uno schermo in cui fini arrotolata.

     Leggeva. Lo amava.

     La poesia a contatto con il gomito.

     Guardare dall’esterno come si slarga la carne vergine, la piega dentro, il cono fino alla scapola che fa tossire. Lo spettatore era il lampione innamorato del suo albero spoglio. Inventare il bene e la vicinanza. Lunghi moduli il percorso dalla stazione al cancello del vialetto, il senso delle chiavi e la camera d’albergo. La trama della storia segui il romanzo. Una strada diversa e nuda.

     Quanto costa una parola?

     Passare tra le mani la fatica imperdonabile. Bisogna saperlo fare. Qualcuno deve riuscire a leggere dietro. Oltre il diametro della candela profumata. Il seno scoperto in addestramento. La potenza tiepida. Trattenere la voglia in gola. Senza sgarbo. In quell’attimo innaffio la terra. Muoveva le labbra in modo inconfondibile. E irresponsabile l’occhio sinistro e il sopracciglio tirato verso l’alto. Un sorriso che non vuole cessare. Fece arrivare la cena in sacchetti di plastica. E rose rosse al centro del tavolino. La lingua caduta sulla lingua era il battesimo. L’unione a sigillare la storia. La mezza luna attenuò il disarmo. L’urlo trasformò il viso dopo lo schianto. Dentro.
     In quel momento la chiamò amore.
     Quella non e stata l’unica volta. Il giorno seguente, i pannelli solari gettati sui tralicci, era la storia che li riguardava.

 

*

 

Anni fa

La salutava con la bocca socchiusa, sempre allo stesso modo.

     Cresci santa e vvecchiarella!

     Brevi sorrisi per rimandare la prossima volta. Ringraziare e augurare il rigore. La devozione sulla stessa linea. E poi il tempo. Proiettare la vita come dardo. Lontano. Si voltava lenta verso l’uscita. Era anziana e fresca nei pensieri. Sapeva riconoscere l’aria di pioggia dalla neve e seminava due volte all’anno. Nel grembiule scuro portava le noci per Natale. Erano quelle a cui non si toglie piu la pelle. La santita nelle rughe macchiate. Sulle mani. La fatica che solo pochi sanno. E la vecchiaia. Vivere a lungo. Adesso e prima. Senza domani. Ero io il divenire. Portava o’ muccaturo sulla testa. La sottomissione all’ordine delle cose. Coprire il capo ai riccioli indomati.

     Vaje cu ’a Maronna!

     Il bacio dell’addio. L’accompagnamento. Ti lascio nelle braccia della madre.

 

*

 

Ottobre

Ogni volta e cosi. Lasciare a casa la casa. La sensazione della colpa annidata sul collo. Erano ore di accumulo, la sera. Rinnovarsi in pochi movimenti. La saliva a ristabilire il luogo. Squillo il cellulare. Uno scossone. Essere scoperti. Lei mezza nuda maltratto la paura. L’energia del dono prese il sopravvento. Furono gesti docili a mostrare il sesso aperto. Erano innamorati.
     Dietro le spalle la gente a non sapere niente. Stringere senza far male.
     Le mani divennero piu mani. Piu inizi. La bocca cadeva addosso. Un terremoto.

     Di pomeriggio usciva dal retro con lo zaino vuoto e la bici in mano. Riconosceva le persone, la stimolazione sociale. Il ruolo elegante del corteggiare scatenava il resto. Era austero e un serbatoio di intenti. La conquista della buona occasione quando era possibile. Gli occhioni nelle foto servivano all’eccitazione del momento. Cosi le finestre le lasciava socchiuse. E la luce accesa nel corridoio.

     Stai attenta alle radici degli alberi. Non inciampare!

     Quando si svegliarono l’alba era una parvenza scritta sul muro.

     Buongiorno amore.

     Le fantasie a volte sono circostanze.

 

*

 

Sera di novembre

Si era trovato a parlare di lei piu volte, perche conosceva bene la storia. C’e qualcosa di inquieto e di morte in queste citta silenziose e dimenticate. Lo aveva meditato negli anni Venti quando il suo volto era pallido e lungo. Le aveva visto cambiare l’umore in maniera repentina. Significava qualcosa.

     Significava attraversare la notte da analfabeta?

     Le aveva visto chinare il capo in segno di stanchezza o solitudine. Dietro il vetro. Del resto alla sua eta poteva permettersi gli uomini giovani e quelli anziani. Lo aveva gia fatto senza conoscere il peso della coscienza. Da sprovveduta.

Certo non manca niente alla parete
il cielo immenso, l’albero,
il calco, portato qui dal giorno
prima a malapena
tenuto elevato nella cornice.
L’amore sa qualcosa dei ritagli
la linea che apprende fili sottili
chiome sporgenti sul terrazzo
lei anziana
con i calzini e una maglia rosa
al chiodo il volto
mentre parlano dal divano di fronte.

     E questione di eta, ripeteva. Le dara ragione il solenne accordo preso anni prima. Picasso e Gilot fu il racconto, la rassegnazione. E quarant’anni di differenza, la profezia. Continuare ghirigori con la matita in piena freddezza. Aspettare. Dalla parete il video in loop. Un risotto cucinato da Cannavacciuolo. Un piatto semplice. Le spezie non le uso. Il monumento affamato in fondo al cuore: la colazione alle due del mattino ha il sapore delle fragole di serra. Si impose svigorito. L’esilio era la poltrona bianca nell’angolo della stanza. Lui un burattino accasciato, non pretese nulla.
     Dentro di lei abitavano tatuaggi colorati. Abbellivano l’esilio dell’incantatore. L’edera sulla pelle si lancio nemica. Si riunirono gli dei. L’esistenza della luce un profondo collasso. L’uomo rubava segreti a Omero. Disse che era cieco e addolci la voce. Finche mori oltre la liberta volteggiata nel fumo. Mezza finestra aperta. Combattere con il fato la fine di Tebe. Farsi riconoscere. Sanguinare questo dolore e placarsi. Celare, per un senso di vergogna o protezione, la mano stanca e fumare dieci sigarette in un’ora. Fumare e basta. Quella notte. Il fuoco del camino.
Come fosse lontana l’ombra.

 

*

 

Senza orario

L’intelligenza rivoltata nel cerchio della noncuranza, la porta aperta.

     Lei lo amava a intermittenza, in modo irregolare, senza equilibrio.
     Un rumore di sottofondo. L’inquinamento dei sensi. Voce indispensabile, un bisogno reale, fisico. Un sms al mattino che dà la sveglia. Lei ha spalle forti, quelle che sanno portare le montagne e i rami selvatici.

     Parlava con le poesie sui muri.

     Qualcuno si accorge della solitudine?

     Raccoglieva le margherite lungo i marciapiedi. La gioia fragilissima di un tempo nuovo. Un tempo in cui il coraggio e in equilibrio funambolo nello spazio largo. Un suono.

     Ho paura di quello che sto provando, sto chiudendo con il passato. Adesso sono un chirurgo. Chiudo con quei giorni e taglio i fili. Era felice.

     Cantare le odi dell’amore nella tromba delle scale bianche. Le lingue lunghe, rubate alle ore che non durano. Fa paura. Si resta zitti quando si e lontani. Le spalle della mancanza sono segnate da un tatuaggio invisibile. Sotto pelle. Lei diceva di avere una lucertola. E la mente e fatta di rombi su rombi. Ci sono geometrie che non si possono dire. Semplificare. Scucire la mente. Ecco la mente conserva il ricordo del grottesco, delle stagioni passate, ma poi e facile dimenticare il poco prima.
     Un attimo fa.
     Si resta un nome senza nome. Una rinuncia. Tutto si ferma immortale sullo schermo. Le fotografie inviate sono richiami della forma muta. Diventare un talismano da portare nella borsa. Barricarsi nel bagno. Lasciare il mondo oltre la porta. Respirare le lunghe ore sistemate nell’armadio. Venerare le difficoltà emotive, essere sacerdotessa. Inginocchiarsi al piacere.

     Cosa fai a quest’ora?

     Digitare il nome. Regalare il fiato alle mani. Respiro veloce. Stessa ora. Guardare nel vuoto. Allargare i lati della bocca. Spingere forze. Era il segreto a sostenere l’abito da sposa. Il tulle ingiallito. I matti cantano sotto le lenzuola credendo che il cielo si sia fatto basso. Basso sinonimo di greve. Il dito puntato. L’uomo dalle spalle fragili ha nostalgia di casa.

     Con la lingua, con la voce ti ho baciato
     ti ho sussurrato
     Volevi che io impazzissi?
     Mangiare ogni pietra, acqua o monte?
     Come raggiungerti?
     Ingoiare strade, rupi, alberi?

     Le visioni. Nel video di pochi secondi il limite dei chilometri.
     Cosi, senza altre parole di mezzo. Lui tacque. Il pellegrinaggio di settembre. Freud non avrebbe trovato meccanismi di difesa per sopravvivere al sogno. Stava accadendo lo sterminio dei viaggi.
     Era cresciuto tra tante donne.
     Affinita elettive.

     Impressioni profonde.
     Andare con gli occhi sulla tomba di Novalis. Un giardino in cui Fritz punteggiava dal cielo l’incantamento.

     Stanno arrivando, arrivano!  (1)

     Questa l’intuizione di Rosselli. Lo ammaliava. Un amico abitava di fronte alla piazza principale. Ospitava un duale. Renata, invece, portava al polso il Cartier del marito. Si trasfigurava.

     Cosa fai a quest’ora?

     Spegnere la luce per la preghiera. Non ridete per piacere.

__________________________
(1) «Stanno arrivando, arrivano!»
Parole di Amelia Rosselli.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.