Intenzioni e varianti

Maurizio Manzo

 

Intenzioni e varianti

 

            Tra gli alberi

quando li scorri
gli alberi costanti
c’è sempre musica
che accompagna il distrarsi
continuo della luce
ti ricordi che hai avuto
destinatarie di rami
di aghi di pino
del peso contenuto delle ombre.

*

 

            Punto impreciso

se lasci un dettaglio
a macerare non cambia
che nell’odore e non fa altro
che portarti distante
dalla nuova forma dalle curve
delle strade sconnesse
che scorrevi a occhi chiusi

*

 

            Interno scaduto

c’è uno stato del silenzio
che segnala nella testa
solo qualche ronzio incostante
di giorno puoi chiudere in parte
le ante e lasciare filtrare
i rumori di fondo che non emergono
finché non ci pensi
tutto il resto ti abbandona
appena prima che te ne accorga

*

 

            Displasie

Il tempo che migliora
lo stato attenua le fobie
dispone delle anche del sole
che scalda ogni passaggio
se scioglie è per amore

*

 

            Quando ti siedi

si può stare soli e la neve
che ritorna al momento prima
di sporcarsi ma lascia indietro
vecchi segni rincorsi
e la delusione dei cani
si vede nelle orecchie
nel ricordo tampone

*

 

            Sempre gli alberi

come avviene che quello
che vogliamo si disfa
si ricompone solo nei ricordi
in quelli rumorosi e ansiosi
tra file di alberi che non sanno
trattenere la luce né l’ombra

*

 

            Le arrampicate di un tempo

dopo è sempre più calma l’acqua
che perde ogni colore
la supera qualsiasi nuvola
che si lascia dietro il grigio
impenetrabile
lo stesso che non specchia
oramai più nessuno.

*

 

            Tra gli alberi 2

così tra gli alberi
si rotolava buona parte della
luce prima di andarsene
avresti potuto seguirla
pisciarci sopra che nessuno
avrebbe avuto più buio
o più umido del solito

*

 

            L’ecologia salata

lascia perdere l’imbrunire
le alghe e palle marine asciutte
anche le serpentine
delle nuvole sbavate
dal vento la svolta testarda
degli acufeni spossati
dentro le conchiglie rosate
quello che un tempo eri al telefono
nella vecchia cabina all’angolo
ma tutto il resto che gocciola
da una flebo distratta
non ti abbandona.

*

 

            Quando accade e sfuggi

ogni bisogno si scioglie
presto si raccoglie per scivolare
dalle grondaie la sera
anche l’amarezza è un fuori
sincrono che ti siedi e
ti guardi senza tregua

*

 

            L’erba del vicino

il disagio pensi sia
stabilito una quota simile
per tutti un dosaggio
sensoriale da subire
in silenzio poi ti accorgi
che qualcuno urla
di qualcosa che non hai
mai provato allora
pensi a un alieno
alle capriole tra le stelle

*

 

            Quando è tutto finito e dici

Esiste già e ti accorgi
guardando le scintille
dello smeriglio
quello che brilla senza senso
e che si spegne a terra.

*

 

            Quadra

poi accade che mi sorprende
che della giornata sei l’unica cosa
in avere, un utile in sguardi
sorrisi e qualche fossetta
dove guardare fino in fondo
esprimere un desiderio

*

 

            Territorio

il vantaggio è quello che ritieni
possedere appena visto
rincorrersi una libellula
che imiti in tondo e cerchi
in leggerezza un raggio
di cui frastagliare la luce
con un andirivieni sfiancante

*

 

            Destinazione

muoiono anche gli immortali
con la stessa gentilezza
che accompagna la sera
ogni viale, è che non si stacca da noi
del tutto qualche punto
luminoso, quello che non
smettiamo di guardare
di ascoltare

*

 

            Il secondo dopo

lo spazio sembra non bastare
mai ci comprime ogni aspetto
anche le cure altrui ci opprimono
occupano uno spazio con troppa
luce l’indifferenza ci rende liberi
ma tristi e gonfi di umori
anche dietro l’angolo si defila
ogni incognita e pure l’ombra

*

 

            Dimestichezza

quando è il respiro
l’unico segnale che riconosci
anche a luci spente
pensi che ti basta
e riduci ogni rincorsa
deduci gli intoppi
scombini ogni traccia

*

 

            Tra gli alberi 3

il termine contorto
allinea l’ipotesi intera
lascia spazio all’azione
tutte le volte che ritorni
sleghi gli alberi
ti pieghi alla luce che filtra
non serve un inchino
se basta distrarsi tenuti
per mano

 

            Il ritorno sciolto

una girandola duttile
che non spende energia
disfa in sinergia ogni tentativo
serio dipende, rilevi,
dal resto dell’apparenza
dell’esistenza che si spezza
sotto un sorriso sarcastico

 

            Voliere

a che ora smette questo tempo
di intontire la massa di smembrare
la logica peggio di un’ogiva
un uovo sodo e tutta l’aria
compressa schizza via
butta giù i piccioni già
grigliati e bruciacchiati
a che ora smette questo tempo
che non ce la fa più a reggere
il brusio umano il malcontento
esploso e tutto questo buio
nelle teste e tutti questi desideri
di fare piazza pulita e nessuna
lepre pazza si vede più

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