Mortali e immortali

“alle frontiere del futuro
c’è un rigido controllo
sono ammessi solo i sopravvissuti”

 

Mortali e immortali

Dieci tra(s)duzioni da
Viento del exilio
di Mario Benedetti

 

Vento d’esilio

Un vento missionario scuote le persiane
non so quali notizie porta
non so con quale notte arriva
e nemmeno il dialetto in cui si esprime

mi sembra di riconoscere nenie dolenti
qualche accento di giubilo
e un battere di palme
ma tutto si confonde in un lungo grido
che potrebbe essere piacere o salmo

il vento batte frange di alluminio
viene da non so dove verso non so dove
e su quella rotta enigma io sono solo
una tappa precaria e momentanea

non offro ospitalità
non oppongo resistenza
mi limito ad ascoltarlo
con le spalle al muro
mentre nella camera volano nomi
carte e ceneri
in cerca di una mattonella dove posarsi
di un angolo di gioia
di una pena

ora volano come aquiloni
come pipistrelli come foglie

la cosa strana incredibile è che nonostante
mi aspetti messaggi e prediche
da tutte le memorie e da tutti
i punti cardinali

nonostante la mia inerme attesa

non so quello che dice il vento dell’esilio

 

*

 

Le ultime rondini

Sai
amico mio
uno di questi anni
non torneranno più
le rondini
nemmeno quelle abituali
quelle del balcone
le tue

è evidente
sono stanche
di così tante esibizioni
migratorie
di così tante traversate
sopra mare e retorica
e pretesti
e colline

il loro tempo è ormai passato
se ne rendono conto
e a metà dell’andata
o del ritorno
oscure
curvilinee
dalle larghe ali flessuose
si lasceranno cadere

come cercando ognuna
la sua ultima
onda

 

*

 

Il magnete

Qui la solitudine diventa oscura
il vento insiste sul finire del giorno
mi sento spossato come dopo un sogno
e se anche volessi brindare con qualcuno
bevo vino in un bicchiere di vetro accartocciato

bussano alla porta con piccole nocche
è un bambino un vicino di cinque anni
mi chiede se può giocare con il magnete
non voglio deluderlo così lo autorizzo
ed egli inaugura la sua verità rivelata

quindi sparisce erudito e accigliato
il vento insiste anche se con altro ritmo
finisco il vino senza disperarmi
e con lentezza allungo goffamente il braccio
fino al magnete che mi aspetta col suo mistero

 

*

 

La cava dei tuoi simili

E’ vero / se sei solo arrivi facilmente
ad essere disinvolto con te stesso / così
non ci saranno sottomissioni né ire sacre
che ti impediscano di essere sincero

la solitudine ha le sue pustole e il suo incanto
ma normalmente è uno spettacolo volgare
soprattutto perché manca di spettatori
e gli specchi la invadono senza motivo

tu cerca di reggerti sempre sulle tue ossa
sui tuoi ricordi migliori e peggiori
è sempre utile per capire il dolore
e ricondurlo alla sua unghia di paura

stare senza nessuno è un disordine bianco
un insuccesso del fuocherello privato
bisogna capire che non tutto è dolcezza
e che il fiele dell’angustia non serve

la solitudine ti aiuta unicamente
se la colmi di echi necessari
di nostalgie tangibili / solo così
sarà la cava da cui porti alla luce i tuoi simili

 

*

 

Il paesaggio

Per molti anni
e tantissimi versi
il paesaggio
era assente nelle mie poesie

vai a sapere
perché

per meglio dire
il paesaggio
erano uomini
                             donne
                                           amori

ma all’improvviso
quasi senza accorgermene
la mia poesia cominciò
ad avere rami
                      dune
                                 colline
                                              faraglioni

vai a sapere
perché
smise di essere
poesia in bianco e nero

e si riempì di versi
numerosi come le foglie
delle malinche rosse
di ori soavi dell’alba
e di memorie di pini
con le loro sagome alte
su orizzonte e vela

non sarà che questo paesaggio
non vuole che io prosegua il cammino
senza rivelarmene le ragioni?

non sarà che il paesaggio
non vuole che io me ne vada?

 

*

 

Ogni volta che qualcuno muore

Ogni volta che qualcuno muore
ovviamente qualcuno che amo
sento che mio padre torna a morire
sarà perché ogni dolore recente
porta il marchio di un dolore antico

per esempio questo giorno in cui nessun albero
è verde e non sento pulsare
gli astri della memoria
e un cane solitario abbaia i suoi dubbi
torna a rimandarmi a quell’altro
interminabile in cui mio padre
cominciò a cambiare lentamente
da buon vecchio in poca cosa
da poca cosa in lamento immobile
da lamento immobile in una misera spoglia

 

*

 

Paura iniziale

Al di sopra delle terrazze illunate
dove i gatti si amano con cautela
e i luccichii schivano i camini
credo nessuno immagini quello che so io stanotte
qualcosa che ho imparato a pezzi e pulsazioni
e che integra il mio modesto panico abituale

ossia come smaltire serenamente la paura
capire finalmente che non è un alibi
ma un brivido simile al piacere
anche se amarissimo e senza attenuanti

i suicidi non hanno problemi al riguardo
decidono di annientarsi e a volte ci riescono
entrano nella paura come in una piroga
senza remi e con rotta verso la cascata
sono gli scopritori del sollievo
ma la pace non gli dura che pochi istanti

neanche gli omicidi si preoccupano molto
riducono la paura a un’eventualità
sfoderano la loro furia o premono il grilletto
e così tutto rimane semplificato e rigido

ma gli altri cioè noi che veniamo
strattonati dalla meraviglia
e inseguiti dall’orrore
noi altri i complici del dubbio
gli ingenui gli irresponsabili
i violenti ma non tanto
i tranquilli ma non molto
i deportati della buona fede
i bisognosi di allegria
gli ambulanti e i turbati
gli ignorati dal progresso
i ritardatari intravisti appena

cosa faremo noi con il mondo
se non assediarlo con le nostre scaramucce
sminuzzarlo con le unghie
distruggerlo col respiro
smantellarlo a morsi
farlo a frantumi con lo sguardo
darne conto con l’amore
strangolarlo

 

*

 

I mortali

                      Neanche la morte rimane
                      José Emilio Pacheco

Eppure si credeva che al calare della sera
comparissero lentamente i vapori le ombre
per stupire la schiera dei vivi

è impossibile esserne certi
magari succede
che poi si rivelano pini o chimere

la verità è che non stanno sotto i fiori

e invece ci sono quelli che pensano
che si potrebbero coltivare
con acqua piovana

in realtà
non stanno sotto i fiori
non stanno sotto le croci
non stanno sotto i marmi
non stanno sotto terra

semplicemente
non esistono

 

*

 

Gli immortali

La pelle accarezzata è scomparsa
scomparse le mani che incendiavano
i polmoni che frugavano l’aria
le gambe che insegnavano il cammino

è scomparso il corpo penetrando nel mare
il corpo cattedrale zavorra o solco
il corpo affettuoso a scadenza fissa
il corpo condannato è scomparso

rimangono tuttavia indizi generosi
periferie o essenze
province di entusiasmo
l’albero che guardarono occhi che ormai non esistono
e che si compiace di quello sguardo tutelare
come se si trattasse della sua foglia più verde

sentieri che i defunti percorsero o aprirono
assumono nel pomeriggio una diffusa tristezza
qualcosa di simile a salici o memorie

là dove essi passarono o amarono o litigarono
litigano amano o passano futuri immortali
quelli che un giorno perderanno la pelle
le braccia i reni le guance il sesso
e tuttavia sopravviveranno

nel magico ventre di una donna di fango
nella sincerità di un amico
nel dignitoso decoro di una casa di pietre
nella parola muta di un portavoce degli ultimi
in una zona riservata di firmamento e pena

e tutto succede perché l’immortalità
non è una medaglia né un canonicato
nemmeno una pergamena con la sua custodia a fiori
ma un fatto obiettivo e senza annunci

c’è chi è immortale per aver vinto una guerra
c’è chi lo è per una battaglia persa
per qualche magnifica straordinaria opera
o per un madrigale di dieci versi appena

capita però che anche gli immortali
qualche volta svaniscono diventano nulla e vuoto
scompaiono dalla consuetudine
muoiono per un po’

va considerato
che ci sono grandi immortali e immortali domestici
quelli che sopravvivono per volere di un popolo
e altri invece grazie a un cuore semplice

ma né quegli immortali
che svaniscono e muoiono per un po’
fino a rischiare un perdurante oblio
e si disilludono davanti alla confusione
o all’indifferenza
della gente e delle cose
e neanche quei sobri modesti immortali
sono cancellati per sempre da noi
improvvisamente li salva un minimo di allegria
li chiama una semplice nostalgia carnale
o li convoca un bambino con le loro rivelazioni
e poi tornano come uccelli
a posarsi di nuovo in vestigia future
a contemplare il mare come una buona notizia
a soppesare la terra nelle sue zolle

poi tornano come nuvole
come nuvole calme di ovatta e fiducia
e se anche qualcuno commenta
è nuvoloso
si tratta semplicemente di immortali

 

*

 

Invisibile

La morte mi sta aspettando
sa lei in quale inverno
in quale stagione che ignoro

ecco perché tra me e lei
alzo barricate
preparo sacrifici
rinasco in un abbraccio
creo boschi di cui nessuno
riconosce l’esistenza
invento i miei falò
brucio in essi memorie
spirali di fumo
che si addentra nel cielo

per questo tra me e lei
metto dubbi e schermi
nebbie come teloni
pretesti e fogliame
muraglioni di colpa
tende di innocenza

così fino a quando il baluardo
di cose che è la mia vita
non cancella la turpe morte
la allontana dai miei occhi

la nasconde e la elimina
da me e dalla mia memoria

intanto che lei
invisibile
aspetta

3 pensieri riguardo “Mortali e immortali”

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