Il prezzo della sposa

Antonio Pibiri
Il prezzo della sposa
Forlimpopoli (FC), L’Arcolaio
“I Codici del Novecento”, 2018

 

“… il momento bellissimo
in cui si dà via a un assalto
contro l’ordine del mondo.

Guy Debord

 

 

Testi

 

Rischi di inventario, o inventarlo

 

Un ventaglio di esitazioni.
I viali mandorlati, il portico.
Sangue rinvenuto tra le carte
o s’intuisce un fiore
di breve erudizione.
Giacometti spiegato da mio figlio.
L’Eternità a una data ora del giorno.
Febbre in viso. Il cigno colpito a morte
sulla spalliera di glicini.
Un negozio di ferramenta salpa
si allontana tra foglie d’acqua.
La luce con discrezione nel tempio calvinista.
Il cervellotico decapitarsi appena.
Torre di cavalli blu, sette palazzi celesti.
Le mansarde degli scrittori
sui giardini di Lussemburgo.
Ceneri: il bardo nel cimitero del Vermont.
Malgrado non sia teca il mondo fanne inventario,
per nenia, fumaio, poema…

 

*

 

Ho lavato i piedi a mio padre.
Forse in un affresco di Giotto o sul Lungosenna.

Poi in attesa che i cefali si avvicinassero,
sbocconcellarli prima uno, l’altro,
fino all’osso, da disfarmene.

Lo fanno con il pane francese
a mollo per la pesca.

Ma questa è una storia vecchia.

I timpanisti dei Wiener
stanno disponendo un temporale
sotto il nostro petto.

Accade tutti i giorni, e la parola
non fa un passo fuori la parola.

E non dovremmo noi pure
al modo di un saggio dell’antica Cina
dall’eloquio a goccia
risolverci in tarda età
da capo tacere?

 

*

 

Nel riscontro medico non v’è traccia
di lesioni, asole.

Possiamo tenderla a tamburo la pelle
in virtù della sua integrità.

La falsificazione dei referti ha funzionato,
intonata con l’incedere del mondo.

Le parole entrano ed escono. La membrana
permeabile. La porta girevole.

Ma osservate meglio, signori, prego, avvicinatevi!
Le parole sono mani da illusionista
attraverso la donna spezzata nella cassa,
e possono generare Letteratura di gran pregio…

L’effetto guadagna il plauso di tutti.
E l’inganno, tollerato.

 

*

 

Dal taglio sulla fronte
il sangue odora come straniero.

Chi trovi ogni volta al tuo posto?

Nel mistero del non credere
è tornata la luce,
quella naturale
del giorno.
(L’ocra schiarisce col limone)

La luce entra nel soqquadro delle stanze
non per le chiavi di casa
o la sufficienza toracica.

Il libro deve rimanere aperto.

 

*

 

Un cristo piccolo piccolo, dissolvenza della poesia.
Il flauto solo, lungo le rive boscose del Neckar,
sembra un passo, una voce avanti.
Le bolle d’aria sotto il lastrone di ghiaccio sommerso.

Questo divagare, per chi prima di noi,
per sepolcri insorti, gli esagrammi e i folli,
dopo il volo spaziato degli uccelli.
Io, te – qui – non sappiamo nulla
e snodiamo miglia e miglia
che mai arrivano, mai arrivano.

 

*

 

Mostrò dove viveva.
Una visita guidata.
“Fammi strada!”
casa-museo
o peggio: sito archeologico
con abitante in vita.
Le sue piccole apnee
che impallidivano il volto
erano un
esercizio preparatorio
alla buca, terra.
Il calcolo della luce residuale
sulla lavagnetta in cucina.
Non desiderava la casa nuova,
confessò, con sguardo fermo
sui pendii e filari del paesaggio Toscano,
bensì ampia e senza mura,
del tutto aperto l’aperto,

da una parola all’altra

tutta la distanza.

 

*

 

Les morts sont toujours jeunes et la vie ardemment pâlit
André Frénaud

Ma se mi ascolto io dico fantasmi.
Chi parla ancora nella mia voce?
Della lingua l’intero spettro deluso.

Seduto accanto alla maschera della vecchiaia,
il corpo regresso di cicli brevi, rumori.
Un uomo che sposta continuamente
con pudore le sue ceneri.

Si entrava in un mondo rallentato.

Dalla finestra il ramo in fiore
là fuori prosegue…

Parlare è dividersi, era
al muro di questo quel suono,
e non ancora da noi stessi separati.

Cos’è dunque inverno
che trema su ciglio e paglia.
Quanta luce, quanto dura
il giorno in inverno ai felici?

 

*

 

L’insegna in alto: LUNGODEGENZA.
Vengono qui dunque, vengono per morire.
E non scrivo da rue Toullier, Parigi…

Riconosco i primari, gli oncologi,
fanno carriera sui cadaveri.
L’ospedale è cinto di strapiombi.

A queste altitudini nascono le colombe.

Le finestre a compasso scendono
poggiando sul vuoto, ponti levatoi.

C’è una via d’uscita. In corsa,
secondo, primo piano, lei si smarrisce
come in sogno nei sotterranei,

contro stanze cieche, smaltitoi.
Lasciate pure cadere i camici.
Continuo a cercare, non è sogno.

Proprio come fanno loro, semmai,
verso l’alto, oltre il tetto.
A quelle altitudini nascono le colombe.

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8 pensieri riguardo “Il prezzo della sposa”

  1. Antonio Pibiri, una voce ormai autorevole, consapevole, coraggiosa, densa di rimandi e suggestioni. Complimenti.
    E un saluto affettuoso a Francesco Marotta.

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