Nuove bandiere, nuovi insegnamenti


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Il velo invisibile

Lettera di Sophie Peabody (1865) alla cugina Elizabeth, in cui si torna a evocare il mistero della morte “normale” di suo marito, lo scrittore Nathaniel Hawthorne.

 

Cara Elizabeth,

è dagli anni di Salem che non ti scrivo: puoi perdonarmi il lungo silenzio? Oggi, però, non posso più tacere: Nathaniel, quel fatidico 19 maggio, tornò a casa a pomeriggio inoltrato in compagnia di Pierce, dopo una lunga escursione a Plymouth. Io non gli chiesi niente ma il suo viso era strano. Aveva visto qualcosa di cui non voleva parlare. Lo interrogai a lungo, ma lui mi sorrise appena, senza dirmi nulla, con aria trasognata e distratta, come è sempre accaduto. Osservò che era stata una giornata bellissima e che la terra è fonte di continue meraviglie. Non seppi altro da lui.

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Breve saggio “a due ante”

(Desidero che questo scritto sia come le due ante di un dittico da aprire per cominciare la lettura e da richiudere a lettura ultimata: le due parti si richiamano tra di loro).

PRIMA ANTA: ARCHITETTURE INDUSTRIALI DI BERND E HILLA BECHER

Fotografano stabilimenti minerari, gasometri, serbatoi dell’acqua, ponti per il manovramento dei treni, altiforni.

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Poetiche cognizioni

Marco Furia

nota di lettura

Le cose innegabili

di Nanni Cagnone

Avagliano Editore, Roma, 2018

 

Le cose innegabili, di Nanni Cagnone, è una raccolta di versi la cui evocativa tensione pare rivolta verso l’esterno e assieme verso l’interno: l’autore c’è con un’assidua tendenza a dire, a rivolgersi agli altri mai dimenticando se stesso.
Nulla di gratuito è presente in queste ben strutturate cadenze: tutto, piuttosto, è necessario. Continua a leggere Poetiche cognizioni

25 novembre ogni giorno

Il trentacinque per cento delle donne nel mondo ha subìto
e subisce violenze di ogni genere.
Sette milioni di donne in Italia, una su tre, hanno subìto abusi
nel corso della loro vita.
Il settanta per cento dei responsabili sono partner, ex partner
o familiari in genere.
L’unica forma di cultura che abbia veramente senso
è la liberazione delle donne da questo orrore.
Solo dopo si potrà ancora parlare di poesia, di arte, di pensiero…

Apologia di un perdente

Elio Grasso

Nota di lettura a:
Marco Vetrugno
Apologia di un perdente
Roma, Elliot, 2018

Se un tale di nome Ezra, richiuso nelle sale di un museo, avendo in testa Shakespeare e di fronte agli occhi i fantasmi in bianco e nero di tele famose (e famigerate), inizia a parlare, cosa può mai dire, e soprattutto che facoltà ha? Mistero. A meno che non si riesca, da un anfratto nascosto, a osservarne il corpo e le sue deformità, in guisa proporzionale dedicate dal cielo a quelle carni. L’inferno, probabilmente, ne aveva già compiuto giusta causa, vale poco ricordarlo, altrimenti Ezra non si troverebbe in quel sito. Non sfuggirà il fardello informe stretto fra le braccia, respirante o meno, avvolto in panno bianco, preda carnale, ostaggio, o esserino irrisolto e inconsapevole da proteggere. Accanto, in una teca traslucida, appare un teschio di donna. Questa la scena abitata da un rintanato, superstite nucleare, rinchiuso a forza, segregato per sua volontà, oppure no. Continua a leggere Apologia di un perdente

Un esistenziale accumulo (su “Svenimenti a distanza” di Mario Fresa)

Marco Furia

Nota di lettura a:
Mario Fresa
Svenimenti a distanza
il melangolo, Genova, 2017

 

A qualcosa che emerge accumulandosi si riferisce, con evidenza, la raffinata raccolta di Mario Fresa “Svenimenti a distanza”.
Non a caso, già all’inizio si legge:
“ […] Ha paragonato
la sua casa a una vecchia drogheria”.
Le drogherie sono botteghe in cui vengono venduti i più disparati prodotti: botteghe ricche di fascino, dall’atmosfera aromatica e misteriosa.
Si chiede l’autore a pagina 26:
“Perché osserviamo gli oggetti?”
Domanda enigmatica che allude a una condizione di durevole contingenza.
Perché siamo espressivi?
Perché siamo esseri umani viventi: questa non risposta mi pare la risposta migliore.
Non generica né imprecisa (come potrebbe a prima vista sembrare), bensì sinceramente aperta. Continua a leggere Un esistenziale accumulo (su “Svenimenti a distanza” di Mario Fresa)

Frisa / Ercolani: da “Furto d’anima” l’omonimo racconto

 

Furto d’anima

 

 

Auguste Rodin, Camille Claudel, Paul Claudel

Auguste Rodin al direttore del manicomio di Montdevergues

Parigi, 30 dicembre 1913

Egregio signor direttore,

la vostra lettera del novembre scorso, che con offensiva indiscrezione mi interrogava sulla natura dei miei rapporti con la signorina Camille Claudel, mi ha profondamente indignato.
Voi sapete, esimio dottore, a chi vi rivolgete? Io sono Auguste Rodin. Ogni minuto del mio tempo è prezioso per l’arte francese e non posso certo sprecarlo per beghe di quart’ordine. So bene che voi, da alienista scrupoloso e uomo sensibile quale mi siete stato descritto, fate semplicemente il vostro dovere, ma i miei rapporti occasionali con quella sventurata non vi consentono questi toni da interrogatorio. Alla vostra inqualificabile domanda, lesiva del mio onore e del mio nome, «se io mi sono mai comportato in modo autoritario o violento nei confronti della malata», posso solo rispondervi: MAI.

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Nell’esilio / “Fin de partie” di György Kurtág

Il 15 novembre 2018 viene rappresentata al Teatro alla Scala in prima mondiale assoluta l’opera di György Kurtág Samuel Beckett: Fin de partie, scènes et monologues, opéra en un acte – il pubblico presente in sala saluta la messinscena (e a piena ragione) come un capolavoro.
Ma qui non discuterò Fin de partie né dal punto di vista musicale, né da quello teatrale, ma celebrerò la fecondità creatrice e l’energia spirituale di György Kurtág, sottolineandone la luminosa presenza nella cultura e nell’arte contemporanee.

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Ciao cari

Elio Grasso

Nota di lettura a:
Stefano Guglielmin
Ciao cari
Milano, La Vita Felice, 2016

La poesia in questo libro viene meno di fronte alla vita rievocata in cento rivoli? Nient’affatto. La poesia scende come un’affermazione, talvolta stridente al cospetto della morte, ben organizzata, di realtà ferrea, quasi imposta dove le scintille esistenziali iniziano a disperdersi. Discorde alla mancanza di volontà, alle energie sottratte, all’aria tesa dei tempi, tutto l’armamentario delle menti (migliori e peggiori) di varie generazioni scende in campo dalla nascita all’estinzione. Il saluto del titolo è incontrovertibile, rende dipendenti da ricordi ed esperienze, l’autore sa d’essere un LED oscillante tra presente e passato. Continua a leggere Ciao cari