Il velo invisibile

Lettera di Sophie Peabody (1865) alla cugina Elizabeth, in cui si torna a evocare il mistero della morte “normale” di suo marito, lo scrittore Nathaniel Hawthorne.

 

Cara Elizabeth,

è dagli anni di Salem che non ti scrivo: puoi perdonarmi il lungo silenzio? Oggi, però, non posso più tacere: Nathaniel, quel fatidico 19 maggio, tornò a casa a pomeriggio inoltrato in compagnia di Pierce, dopo una lunga escursione a Plymouth. Io non gli chiesi niente ma il suo viso era strano. Aveva visto qualcosa di cui non voleva parlare. Lo interrogai a lungo, ma lui mi sorrise appena, senza dirmi nulla, con aria trasognata e distratta, come è sempre accaduto. Osservò che era stata una giornata bellissima e che la terra è fonte di continue meraviglie. Non seppi altro da lui.


Poche ore dopo si addormentò e per tutta la notte non mosse un muscolo, immerso in un sonno profondo. Il mattino dopo era morto.
Al funerale non avrei neppure voluto esserci. Ma, come sempre, recitai la parte di moglie malata e devota. Gettai un pugno di terra contro la bara, fingendo di mormorare una preghiera, ma in realtà bisbigliai al perfido Nathaniel parole cariche d’odio per non avermi detto, ancora una volta, ciò che aveva visto e pensato, neppure alla vigilia della morte, neppure nell’ultima notte della sua vita. Crudele e sibillino, era spirato come il reverendo Hooper, con il velo nero calato sulla faccia. Ma – lo scaltro! – aveva reso il velo invisibile.
Lo odio ancora per questo, con un’energia che non avrei mai supposto di possedere. Se fosse ancora vivo, gli direi con chiarezza quanto disprezzo i custodi dei segreti. Ieri ho bruciato La lettera scarlatta nell’edizione che io stessa avevo illustrato e non ho potuto non sorridere della più semplice delle allegorie: le lettere delle parole erano scarlatte come le fiamme che le bruciavano.
Ma io sono una donna egoista, Elizabeth, non ti chiedo niente di te. Come va il dolore ai reni? E Margaret, Ripley, Horace, tutto bene? Fa già molto freddo? Se non mi sbaglio, da voi comincia ora la stagione della prima neve.

 

(In copertina: Villa Menaggio, Lago di Como, di Sophie Peabody, 1839-40)

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1 commento su “Il velo invisibile”

  1. Incredibile, Antonio… Hai scoperto un acquerello di Sophie Peabody! Questa è proprio una grande famiglia. Abbraccio a te e a Francesco anche da Lucetta.

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