Casa-Corpo

Yves Bergeret
La Maison des Peintres de Koyo
Éditions Voix D’Encre
Montélimar, 2006

Casa-Corpo

Traduzione di Francesco Marotta

 

Il cielo è la mia pelle più estesa; il soffio del vento è l’annuncio della parola che mi accingo a dire, che sto per ascoltare. La terra s’inarca e si rigira su se stessa come in un sonno agitato; il suo spessore genera la mia corporatura e il mio scheletro, le mie ossa sono le dure rocce e le creste. Attraverso le mie vene l’acqua corre dal cielo alla terra e dalla cavità della roccia alle nuvole del cielo. Il cielo e la terra sono il mio primo corpo.

Il mio secondo corpo è la casa che edifico con la mia fatica, con le mie mani. Ogni giorno, ogni notte la esamino e la ingrandisco. Al suo interno trova riparo il mio terzo corpo.

Il mio terzo corpo: quello mobile e piuttosto piccolo, qualche decina di chili d’acqua, di sangue, di carne e d’ossa, e che, come è usanza tra noi, ricopriamo con un tessuto, rivestiamo di parole, accarezziamo o colpiamo.

Il mio secondo corpo lo costruisco col lavoro; il secondo corpo lo metto a frutto, vi concentro tutte le mie risorse.
Sulle montagne del deserto, i pittori contadini frantumano la roccia di arenaria dura che il sole e il vento desquamano, la riducono in sabbia che mescolano con acqua e paglia; così nascono i mattoni, così si costruisce la casa, il secondo corpo…

Distendere al suolo il proprio terzo corpo, sul pavimento di terra, tra le mura; sognare, morire, sdraiarsi, amarsi, mettere al mondo dei figli, essere in pace, immaginare e pensare. Vivere in disparte, all’interno di questa pelle di terra; ma poi, meglio vivere fuori, nella pelle d’aria del primo corpo; e infine ritirarsi di sera nel secondo corpo; respirare. Allungare le gambe, disteso nella quiete, allungare il braccio. Toccare quindi il muro di terra con la mano. E così toccare serenamente la sottile pelle che mette in contatto con tutto ciò che fuori si muove, si agita, lotta, si infuria e trascorre. Sperimentare al sicuro l’energia, la violenza e l’accanimento della vita del primo corpo.

La mano che palpa il muro di terra, la mano che ausculta questo muro, la mano che, alla fine, depone una traccia su questo muro, inaugura così, semplicemente, l’avventura del senso e della persona. Tracciare sul muro una linea di colore: non scrostare o incidere il muro, deporre la materia di un colore naturale, un ocra, un bianco, della cenere mischiata con un po’ d’acqua, è costruire se stessi nella propria carne, nel proprio avvenire d’uomo, di fronte all’immensità dell’orizzonte e del cielo, di fronte agli enigmi del passato e della lontananza. Significa creare. E, nei propri tre corpi, crearsi.

I contadini senza scrittura che vivono tra le montagne tabulari del nord del Mali sono i moderni inventori della persona umana. In uno stato di grande povertà materiale, secondo i parametri della società dei consumi; di un’audacia limpida e nuda nell’atto creativo del pensiero. Sul muro di terra all’interno della propria casa, tracciare delle linee, dipingere delle scacchiere, è impegnare se stessi e i propri familiari e tutta la comunità nell’invenzione in atto della persona e del suo pensiero.

Da poeta della scrittura, così come dello spazio, quale mi reputo, avendo compreso la profondità umana e la ricchezza di pensiero di questa pittura murale fin da quando, nel 2000, ebbi modo di conoscerla, ho potuto cominciare a progettare, insieme agli straordinari “posatori di segni” che sono questi pittori-contadini, un cammino di modernità artistica attraverso l’utilizzo dei poemi-pitture.

Per quanti spazi abbiamo percorso insieme attraverso le montagne e le pianure del deserto, altrettante opere abbiamo creato, praticamente dal nulla, ogni volta. E al termine di sette anni di condivisione di vita e di invenzione della vita, essi hanno costruito questa Casa dei Pittori; io non vi ho scritto direttamente nessun poema su nessun muro. Ma tutto ciò che vi è dipinto appartiene alla parola profonda, all’ideazione poetica.

Così è venuta alla luce una Casa-Corpo, un secondo corpo che è il corpo unico di tutti loro, i pittori, ed io con essi. Corpo raggiante, che respira, irradiante, che diffonde la ricchezza, la profondità, la complessità della sua parola.

Di notte, la mia pelle più grande, il cielo, regge il tatuaggio labile delle costellazioni, il pensiero iscritto delle cosmogonie e dei riti. Nella penombra, i muri della Casa-Corpo dei pittori reggono la sovrabbondanza di un sapere complesso nutrito delle più antiche tradizioni e fiorito nelle molteplici creazioni attuali del senso e della persona: costellazioni, costellazioni come una nuova cosmogonia.

Casa-Corpo tanto poetica quanto moderna per l’originalità, la novità e la bellezza di ciò che essa mostra ed enuncia.

6 pensieri riguardo “Casa-Corpo”

  1. Vraiment je remercie de tout coeur Francesco Marotta pour sa splendide traduction . Les peintres-paysans de Koyo et moi avons conçu et créé cette Maison des Peintres de Koyo il y a presque quinze ans ; j’ai écrit ce livre aussitôt après.
    Ce que La Dimora del Tempo Sospeso publie ici témoigne de l’harmonie très dynamique de ce que Koyo et moi faisions alors, depuis six ans, dans un continuum animiste et poétique dont la sève particulièrement vigoureuse est la parole claire.

    Je remercie d’autant plus Francesco Marotta de publier maintenant ce texte.
    D’une part au Mali, le djihad le plus aveugle, le grand banditisme et, depuis très peu, les querelles inter-ethniques ravagent complètement la région tout autour de Koyo. Pas de journée sans meurtres, parfois collectifs… Le village de Koyo et donc cette Maison des Peintres de Koyo sont pour le moment à l’écart de ce désastre : ils se trouvent sur un haut plateau auquel on ne peut accéder qu’en sept passages d’escalade dans les falaises verticales qui entourent totalement ce haut plateau.
    D’autre part en Europe, dans les Amériques, les populismes, les racismes, les dogmatismes mettent fortement en péril le continuum d’humanité et de parole. Ce continuum nous est essentiel ; nous ne nous laisserons pas faire.

    Yves Bergeret.

  2. Se ne avete la possibilità, cercate di procurarvi questo libro. La lingua non è un ostacolo (e prima o poi lo tradurremo): tuffarsi nella bellezza raggiante delle immagini della “casa dei pittori” è nuotare liberi tra le radici del futuro.

    Koyo e la sua comunità vanno difesi, da tutti, sono un patrimonio essenziale dell’umanità.

    Grazie a te, Yves, per la tua arte e il tuo impegno totale al servizio di questa causa, al servizio degli uomini.

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