Insurrezione del libro

Antonio Devicienti

Ma i morti per violenza battono
nocche di granito sulla soglia
del libro,
pretendono esso agonizzi nella colpa
irredimibile di chi non
s’oppose alla violenza.

Non sarà perdonato il libro,
neanche fosse capace di elencare
uno a uno
i loro nomi.

*

Ma non è l’elenco che manca:
è l’insurrezione,
pur sempre insufficiente,
del libro –

il suo ferire la mente
come vetro frantumato

il suo camminare a piedi scalzi
su lame di dolore.

*

E non cerca perdono il libro:
sa che non deve cercarlo
(non ne ha diritto)

ma viene a testimoniare
la propria miserevole esistenza,
la sua debole respirazione
da codardo.

*

Manipolava tra le dita un alfabeto di soli –
l’aveva imparato carezzando
con gli occhi ogni sasso
la cui infanzia
aveva lentezze di solstizi
e pieghe di quaderni.

Maravigliosamente si perdeva per giorni
complice il vento che,
figliato dal polmone della montagna,
vortica stelle danzanti.

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Tratto da Fili d’Aquilone n. 49

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