Breve saggio sul corpo (dedicato a Michel Petrucciani)

Che cosa sa e che cosa realmente comprende chi non vive nel corpo in difficoltà di chi, al contrario, deve fare i conti con una limitazione, una mancanza, un impedimento di carattere fisico?
Nulla. In tutta onestà (almeno facendo riferimento alla mia esperienza) nulla.
Colui che, invece, ha “ossa di cristallo”, che sa già che non potrà vivere a lungo (anche se, in verità, si sia tutti noi “viventi a termine”) può dire bene ai “sani” che cosa significhi “vivere” – spesso il valore e la commozione di vivere non vengono nemmeno percepiti e per molteplici ragioni, ma un corpo che limita e impedisce i movimenti sembra ricordare continuamente le urgenze e le mancanze del vivere. Ovviamente non si afferma qui il paradosso secondo il quale occorra una menomazione o una malattia per accorgersi finalmente di vivere (sarebbe falso e banale, superficiale e infantile affermarlo), ma si vuole ribadire che il corpo debba riacquistare identità e dignità proprio in un tempo in cui esso, ossessivamente al centro dell’attenzione del mercato e dei mezzi di comunicazione di massa, rimane continuamente oggetto d’interesse – ma, nello stesso tempo, si rimuove da esso tutto quello che possa richiamarsi a una menomazione, a una malattia, alla morte tout court.
Riducendo il corpo e il suo aspetto a merce si mercifica anche il vivere e si sottrae l’individuo ai necessari spazi di silenzio e di meditazione.
Ecco: Michel Petrucciani, personaggio noto e genio della musica, sempre consapevole dello stato precario della propria salute, dirige verso il pubblico un’energia creativa e creatrice di rara forza e intensità che, superando le limitazioni impostegli dal corpo, fa dono alla musica della grazia di esprimersi tramite un corpo in difficoltà.
È infatti falso o, per lo meno, pregiudiziale credere che la musica sia attività puramente “spirituale”, forse addirittura molto più di altre attività umane: nulla di quel ch’è attività umana può separare, se andiamo a usare una terminologia d’antan, materia e spirito, lo spirito avendo bisogno del corpo per esprimersi e per dar vita alle evidenze concrete della sua attività – la tastiera è muta e inerte senza le dita che la sfiorano; Michel Petrucciani sottrae alla musica un corpo, diciamo usando un orribile termine, “sano” (orribile, in questo caso, perché esso innalza una barriera di esclusione e di pregiudizio, oltre al fatto che non esiste univocità nel definire una persona “sana” o “malata”, ma più di una volta, lo sappiamo, siamo costretti a usare un lessico ancora condizionato da visioni pregiudiziali o classiste o patriarcali o semplicemente stupide), per donarle il proprio corpo che non si rassegna a certe assenze o difficoltà e che, mi sia consentito di scriverlo, sfida l’arroganza dei “sani”: quello di Petrucciani è un corpo che non sempre sarebbe stato capace di eseguire i gesti necessari per l’esecuzione musicale e che rifiuta i luoghi comuni che pretendono di stabilire quale sarebbe un corpo “bello”, “in salute”, “robusto”; il pianista francese restituisce il proprio corpo in difficoltà alla pura gioia creatrice. Scorporata del corpo quale lo vogliono i luoghi comuni e i pregiudizi, le leggi aberranti del mercato e i canoni della moda, la musica di Michel Petrucciani si riveste di questo corpo nuovo che non suscita pietà o ribrezzo, ma che mostra, gioiosa e fiera, la propria naturale, spontanea bellezza.
È noto che il padre del musicista gli aveva costruito un parallelogramma di metallo grazie al quale Michel poteva azionare i pedali del pianoforte, qualcuno attribuisce la straordinaria mobilità delle sue dita alle deformazioni ossee delle mani – ma essenziale è che Petrucciani abbia fatto del suo corpo strumento della propria musica esattamente come lo fecero e lo fanno tutti i musicisti.
E sarà forse per questo che Body and Soul fu un pezzo molto amato da Michel Petrucciani: posso infatti immaginare il grande pianista meditare, mentre suona e improvvisa sul pezzo, meditare su sé stesso, un sé stesso alla lettera “luogo” nel quale l’anima e il corpo essendo una sola realtà vivente e terrestre creano musica, risultato ben udibile della congiunzione tra la mente che pensa e inventa e immagina e il corpo che esegue.

Annunci

5 pensieri riguardo “Breve saggio sul corpo (dedicato a Michel Petrucciani)”

    1. Ciao, Nino. Grazie perché leggi e perché commenti.
      Un forte abbraccio.
      Desidero suggerire che questo “breve saggio” non ha come tema soltanto il corpo o Michel Petrucciani, ma che tenta di essere anche una riflessione sulla “differenza”, l’alterità, la “diversità”.

  1. Penso che chi ha dei limiti fisici che altri non hanno e riesce a trasformare se stesso in uno strumento di bellezza, sia l’esempio per eccellenza della tanto decantata resilienza che però in pochi sanno realizzare. Petrucciani e pochi altri simili a lui, per me sono degli esempi immensi, in tal senso. Grazie per avergli dedicato questo scritto.

    1. Grazie per il suo commento; dirò (e non sembri falsa modestia) che quando mi avventuro a redigere un “breve saggio” ho sempre il timore di scrivere delle stupidaggini o delle ovvietà – il suo intervento mi conferma che sono riuscito a muovermi lungo una linea di riflessione accettabile.

Rispondi a il mio tributo alla bellezza Annulla risposta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.