Blues (Limbé)

Léon-Gontran Damas

Blues (Limbé)

Ridatemi le mie bambole nere
voglio che cancellino
l’immagine di quelle pallide puttane
le meretrici che vanno avanti e indietro
lungo il viale della mia noia

Ridatemi le mie bambole nere
voglio che cancellino
l’immagine sempiterna
l’immagine allucinante
di quei fantocci dagli enormi culi
di cui il vento porta alle narici
la miserevole compassione

Lasciatemi l’illusione che non dovrò più soddisfare
il bisogno costante
di una pietà che ronfa
sotto il disprezzo profondo del mondo

Ridatemi le mie bambole nere
voglio fare con loro
i giochi dettati dal mio istinto
farmi guidare dalle sue leggi
ritrovare il mio coraggio
la mia voglia di vivere
sentirmi me stesso
di nuovo me stesso
come quello che ero ieri
ieri
quand’ero privo di complessi
ieri
prima che arrivasse l’ora dello sradicamento

E che sappiano quanto rancore c’è nel mio cuore
nell’occhio della mia diffidenza aperto troppo tardi
coloro che hanno rubato lo spazio che era mio
le consuetudini
i giorni
la vita
il canto
il ritmo
la tensione
il sentiero
l’acqua
la capanna
la grigia terra fumante
la saggezza
le parole
le chiacchiere
i vecchi
la cadenza
le mani
la misura
le mani
i passi
il suolo

Ridatemi le mie bambole nere
le mie bambole nere
bambole nere
nere
nere

 

*

 

Singhiozzo (Hocquet)

Anche se ingoio acqua a sorsate
parecchie volte al giorno
la mia infanzia si ripresenta
con un singhiozzo
che sbatacchia il mio istinto
come uno sbirro fa col delinquente

Un vero disastro
parlami del disastro
parlamene

Mia madre voleva un figlio dalle buone maniere a tavola
Le mani sul tavolo
il pane non si taglia
il pane si spezza
il pane non va sprecato
il pane è di Dio
il pane viene dal sudore della fronte di tuo Padre
il pane del pane

Un osso si mangia con misura e discrezione
uno stomaco deve essere educato
e ogni stomaco educato
non fa rutti
una forchetta non è uno stuzzicadenti
non soffiarti il naso
sotto gli occhi di tutti
e poi siediti dritto
un naso bello alto
non spazzala nel piatto

E poi e poi
e poi nel nome del Padre
del Figlio
dello Spirito Santo
alla fine di ogni pasto

E poi e poi
e poi un disastro
parlami del disastro
parlamene

Mia madre voleva un figlio esemplare
Se non impari la lezione di storia
non andrai a messa
domenica
e ne pagherai le conseguenze

Questo bambino sarà il disonore del nostro nome
questo bambino sarà come noi nel nome di Dio

Devi stare zitto!
Ti ho detto o no che devi parlare solo francese?
il francese di Francia
il francese dei francesi
il francese francese

Un vero disastro
parlami del disastro
parlamene

Mia madre voleva un figlio
che fosse in tutto simile a sua madre

Non hai salutato la vicina
le tue scarpe sono di nuovo sporche
e non farti più vedere per strada
nell’erba o nella savana
dalle parti del Monumento ai Caduti
a divertirti
a giocare con quel tuo amichetto
quello che non è nemmeno battezzato

Un vero disastro
parlami del disastro
parlamene

Mia madre voleva un figlio molto do
molto re
molto mi
molto fa
molto sol
molto la
molto si
molto do
re-mi-fa
sol-la-si
do

Ho saputo che ancora una volta non sei andato
alla tua lezione di vi-o-li-no
Un banjo
hai detto un banjo?
cosa hai detto?
un banjo
hai detto davvero
un banjo?
Nossignore!
devi imparare che a casa nostra non permettiamo
né ban
né jo
né chi
né tar
né ra
i
mulatti non lo fanno
quelle sono cose da negri

 

__________________________
Tratto da:
Léon-Gontran Damas
Pigments (1937)

Libero adattamento di Francesco Marotta

 

***

 

Léon-Gontran Damas (1912-1978), guianese, nato a Caienna, incontra Aimé Césaire nella Martinica nel 1924: l’unico liceo francese dei Caraibi era infatti a Fort-de-France. Si ritrovano per gli studi superiori a Parigi, dove conoscono poco dopo Leopold Sedar Senghor. Nel marzo del 1935 fondano insieme a Parigi la rivista L’Etudiant noir (Lo studente nero). E’ l’atto di nascita del capitale Mouvement de la négritude (Movimento della negritudine). Parigi è tutta un fermento di iniziative surrealiste e di echi delle avanguardie straniere; ma è anche insozzata dalla vergognosa Exposition coloniale (Esposizione coloniale). Franchismo, fascismo e nazismo sono alle porte. I tre giovani poeti neri danno inizio a destini letterari e politici che avranno una risonanza mondiale. La prima raccolta uscita dal loro gruppo è Pigments (Pigmenti), di Damas, del 1937. Guy Lévis-Mano ne è il primissimo editore. Molto tempo dopo ne cederà i diritti di edizione a Présence Africaine (Presenza Africana). Guy Lévis-Mano cura in modo meticoloso questo libro e vi aggiunge sul frontespizio una stampa su legno di Franz Masereel, fortemente influenzata dallo spirito del jazz, da elementi cubisti e costruttivisti, resa dinamica dagli stessi testi di Damas che prefigurano l’emancipazione dei Neri e la decolonizzazione del dopoguerra. (Yves Bergeret)

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