Canti malgasci

Évariste Parny
Chansons Madécasses (1787)
Les Éditions GLM, 1937

Traduzione di Francesco Marotta

 

Canti Malgasci
V

Aoua

Aoua! Aoua!
Guardatevi dai bianchi,
abitanti della riva.
Al tempo dei nostri padri
alcuni di loro arrivarono su quest’isola:
ecco delle terre, gli fu detto,
che le vostre donne le coltivino;
siate giusti, siate buoni
e diventate nostri fratelli.

I bianchi promisero.
E tuttavia costruivano barriere.
Un forte imponente venne edificato;
il tuono fu rinchiuso in bocche di bronzo;
i loro preti vollero darci un dio
che non conoscevamo;
e alla fine parlarono di obbedienza e schiavitù.
Meglio la morte!
La carneficina fu lunga e spaventosa;
ma, nonostante la folgore che vomitavano
e che annientava intere armate,
essi furono tutti sterminati.
Guardatevi dai bianchi!

Abbiamo visto nuovi tiranni,
più forti e più numerosi,
piantare i loro vessilli sulla riva.
Il cielo ha combattuto per noi:
ha rovesciato su di loro le piogge,
le tempeste e i venti disastrosi.
Essi non sono più, e noi viviamo liberi.

Aoua! Aoua!
Guardatevi dai bianchi,
abitanti della riva.

 

*

 

Chansons Madécasses
V

Aoua

Aoua! Aoua! Méfiez-vous des blancs,
Habitants du rivage.
Du temps de nos pères,
Des blancs descendirent dans cette île;
On leur dit: Voilà des terres;
Que vos femmes les cultivent.
Soyez justes, soyez bons
Et devenez nos frères.

Les Blancs promirent
Et cependant ils faisaient des retranchements.
Un fort menaçant s’éleva;
Le tonnerre fut renfermé dans des bouches d’airain;
Leurs prêtres voulurent nous donner un Dieu
Que nous ne connaissons pas;
Ils parlèrent enfin d’obéissance et d’esclavage:
Plutôt la mort!
Le carnage fut long et terrible;
Mais, malgré la foudre qu’ils vomissaient,
Et qui écrasait des armées entières
Ils furent tous exterminés.
Méfiez-vous des blancs.

Nous avons vu de nouveaux tyrans,
Plus forts et plus nombreux
Planter leur pavillon sur le rivage:
Le ciel a combattu pour nous;
Il a fait tomber sur eux les pluies,
Les tempêtes et les vents empoisonnés.
Ils ne sont plus, et nous vivons libres.
Méfiez-vous des blancs,
Habitants du rivage.

 

 

***

[…]
In quello stesso anno 1937 (cfr. qui), Guy Lévis-Mano realizza una pubblicazione sorprendente: Chansons madécasses d’Évariste Parny (Canti malgasci di Évariste Parny).
Si tratta di una riedizione, ben lontana però dall’essere un’opera qualunque.

Évariste de Parny (il suo cognome è preceduto da una particella nobiliare che in seguito Parny elimina) è un giovane aristocratico nato nell’Isola della Réunion nel 1753. Muore nel 1814. Attratto dalle idee illuministiche, si entusiama per la Rivoluzione Francese, raggiunge la Francia, combatte nelle armate repubblicane e, da poeta, pubblica nel 1787 la sua raccolta Chansons madécasses (Canti Malgasci). In seguito viene praticamente dimenticato, tranne che a La Réunion, dove anche il più piccolo villaggio ha una strada a lui intitolata. Questo libro ottiene all’epoca un immenso successo, come le prime opere del romanticismo francese. Evoca il paesaggio malgascio, una donna dalla bellezza inebriante, una sensualità che i criteri letterari dell’epoca respingono. Insomma, una prefigurazione di ciò che Baudelaire, inviato con la forza dal suocero in quell’isola, da cui fuggì, descrive languidamente in alcune pagine, che ne sono completamente impregnate, dei Fiori del male, come ad esempio nella sua tanto celebre La vita anteriore.

Il giovane Guy Lévis-Mano non può confinare la sua sensibilità di poeta-editore entro i limiti di una meditazione misticheggiante, tanto meno nel canto armonioso di una lingua di raffinata prosodia. Ed ecco, infatti, che proprio al centro dell’opera di Parny si leva un grido. Un grido sconvolgente che, ai tempi, ha contribuito largamente alla fama della raccolta. Si tratta della poesia Aoua (di cui GLM non ha stampato il titolo, riproponendo l’ortografia dell’epoca): la giovane donna malgascia mette tutta la sua forza in un grido di protesta anticolonialista: «Guardatevi dai Bianchi!», in una forma nervosa, brutale, imperiosa, realistica.

*

Tra il 1925 e il 1926 Maurice Ravel lavora all’adattamento musicale per voce, flauto, piano e violoncello dei tre poemi centrali della raccolta, tra i quali appunto Aoua. Alla fine della sua esperienza creativa, Ravel ha spesso ripetuto che queste Chansons madécasses erano l’opera di cui andava più fiero. In Aoua la voce è nel grido di dolore dello sprechgesang (canto-parlato), nella scansione urgente e chiara, più che nella melodia; la musica è moderna. Alla stessa maniera, un anno prima, su un libretto a un primo approccio un po’ fantasioso di Colette, Ravel aveva composto con L’Enfant et les Sortilèges (Il bambino e gli incantesimi) un’opera vocale e orchestrale visionaria, il cui crudele strabordare onirico anticipa di gran lunga la nostra musica contemporanea: i giocattoli, gli animali di compagnia, gli arredi, gli elementi dell’immaginario infantile si rivoltano contro un bambino violento, perverso, e cantano fino alla cacofonia la loro ribellione.

La creazione di L’Enfant et les sortilèges e poi delle Chansons madécasses aveva suscitato scandalo. Guy Lévis-Mano ha deliberatamente contribuito a questo scandalo con la sua pubblicazione, il cui intento anticolonialista è evidente e perfettamente concomitante con quello dei Pigments (Pigmenti) di Léon-Gontran Damas.
(Yves Bergeret)

 

 

Ecco gli altri due testi messi in musica
da Maurice Ravel

 

Nahandove

Nahandove, o bella Nahandove!
L’uccello notturno ha iniziato a cantare,
la luna piena brilla sulla mia testa,
e la rugiada nascente mi bagna i capelli.
Ecco l’ora che può trattenerti,
Nahandove, o bella Nahandove!

Il letto di foglie è pronto,
l’ho ricoperto di fiori
e di erbe profumate;
è degno delle tue grazie,
Nahandove, o bella Nahandove!

Sta arrivando.
Riconosco il respiro affannoso
che nasce da un passo veloce;
sento il fruscio del pareo
che la avvolge, è lei,
è Nahandove, la bella Nahandove!

Riprendi fiato, mia giovane amica,
riposati sulle mie ginocchia.
Com’è incantevole il tuo sguardo!
Com’è vivo e delizioso il movimento
del tuo seno al tocco della mia mano!
Tu sorridi, Nahandove, o bella Nahandove!

I tuoi baci penetrano fin dentro l’anima,
le tue carezze infiammano i miei sensi:
fermati, o ne morirò.
Di voluttà si muore,
Nahandove, o bella Nahandove!

Il piacere passa come un lampo.
Il tuo dolce respiro si acquieta,
i tuoi occhi umidi si richiudono,
la tua testa si piega mollemente,
e il tuo impeto si spegne nel languore.
Non sei mai stata così bella,
Nahandove, o bella Nahandove!

Come è delizioso il sonno
fra le braccia di un’amante:
comunque meno piacevole del risveglio.
Tu vai via, ed io comincio a struggermi
tra rimpianti e desideri.
Languirò fino a sera.
Ritornerai stasera,
Nahandove, o bella Nahandove!

 

 

Nahandove

Nahandove, ô belle Nahandove!
L’oiseau nocturne a commecé ses cris,
la pleine lune brille sur ma tête,
et la rosée naissante humecte mes cheveux.
Voici l’heure qui peut t’arrêter,
Nahandove, ô belle Nahandove!

Le lit de feuilles est préparé;
je l’ai parsemé de fleurs
et d’herbes odoriférantes;
il est digne de tes charmes,
Nahandove, ô belle Nahandove!

Elle vient.
J’ai reconnu la respiration
précipitée que donne une marche rapide;
j’entends le froissement de la pagne
qui t’enveloppe, c’est elle,
c’est Nahandove, la belle Nahandove!

Reprends haleine, ma jeune amie;
repose-toi sur mes genoux.
Que ton regard est enchanteur!
Que le mouvement de ton sein est vif
et délicieux sous la main qui te presse!
Tu souris, Nahandove, ô belle Nahandove!

Tes baisers pénètrent jusq’à l’âme;
tes caresses brûlent tous mes sens;
arrête, ou je vais mourir.
Meurt-on de volupté,
Nahandove, ô belle Nahandove!

Le plaisir passe comme un éclair.
Ta douce haleine s’affaiblit,
tes yeux humides se referment,
ta tête se penche mollement,
et tes transports s’éteignent dans la langueur.
Jamais tu ne fus si belle,
Nahandove, ô belle Nahandove!

Que le sommeil est délicieux
dans les bras d’une maitresse:
moins délicieux pourtant que le réveil.
Tu pars, et je vais languir
dans les regrets et les désirs.
Je languirai jusqu’au soir.
Tu reviendras ce soir,
Nahandove, ô belle Nahandove!

 

***

 

E’ dolce…

È dolce stendersi, quando il caldo insiste,
sotto un albero frondoso, e aspettare
che il vento della sera porti la frescura.

Avvicinatevi, donne.
Mentre mi riposo qui,
all’ombra di un albero, fatemi sentire
i vostri prolungati canti.
Ripetete la canzone della fanciulla
che intreccia la stuoia con le dita,
o che, seduta a mondare il riso,
caccia via gli avidi uccelli.

Il canto allieta la mia anima.
La danza mi è dolce quasi quanto
un bacio. Che i vostri passi siano lenti,
proprio come le movenze del piacere
o l’abbandono della voluttà.

Il vento della sera si leva;
la luna comincia a brillare
attraverso gli alberi della montagna.
Andate, e preparate la cena.

 

 

Il est doux…

Il est doux de se coucher, durante la chaleur,
sous un arbre touffu, et d’attendre
que le vent du soir amène la fraîcheur.

Femmes, approchez.
Tandis que je me repose ici
sous un arbre touffu, occupez mon oreille
par vos accens prolongés.
Répètez la chanson de la jeune fille,
lorsque ses doigts tressent la natte,
ou lorsqu’assise auprès du riz,
elle chasse les oiseaux avides.

Le chant plaît à mon âme.
La danse est pour moi presque aussi douce
qu’un baiser. Que vos pas soient lents;
qu’ils imitent les attitudes du plaisir
et l’abandon de la volupté.

Le vent du soir se lève;
la lune commence à briller
au travers des arbres de la montagne.
Allez, et préparez le repas.

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