Breve saggio sui libri intonsi

So bene che questo scritto si configura come nostalgico omaggio a un mondo che (forse) sta scomparendo o, almeno, a una pratica che potrebbe apparire arcaica e inutile (utile / inutile: orribile terminologia ma coerente con una mentalità mercantile e, appunto, utilitaristica): il tagliare i bordi dei libri intonsi.

Sottolineando il valore anche sociale delle edizioni “economiche” (éditions de poche, Taschenbücher, libros de bolsillo, livros de bolso, paperbacks) che, bisogna ammetterlo, hanno reso possibile una diffusione più ampia del libro, mi soffermerò in questa sede sullo speciale piacere che deriva a chi considera il libro stesso non un mero supporto a testi scritti di varia natura il trovarsi innanzi una copia ancora intonsa – si tratta, appunto, di edizioni limitate (e spesso costose, ma non è detto) o di scarsa diffusione e quindi non appartenenti alla categoria dei “tascabili”.

La gioia di avere tra le mani un libro intonso proviene direttamente dal rapporto speciale che si ha con il libro e gli psicoanalisti potranno esercitarsi quanto vorranno sulla questione (è affar loro, non mio), ma per me resta certo il fatto che chi ama profondamente il libro sogna anche di poterselo fabbricare passo passo, dalla stampa alla rilegatura – non essendo sempre possibile, l’atto di tagliare le pagine intonse in qualche modo sostituisce o completa il processo di fabbricazione del volume, anche se ciò può accadere soltanto dopo l’acquisto.

Diciamo subito che esistono almeno due modi per tagliare i volumi intonsi: lo si può fare mano a mano che si procede nella lettura, oppure prima di leggere l’intero libro, per cui ci si applica a tagliare tutte le pagine in una volta sola – dipende dall’indole del lettore il quale, però, se apprezza il fatto di trovare un volume ancora intonso, lo fa spesso per quell’idea di possesso quasi esclusivo che lega il lettore anche bibliofilo al volume; e non si trascuri la scelta dello strumento per il taglio delle pagine che può essere costituito da una lama affilata o da una dal taglio stondato: nel secondo caso il taglio risulterà irregolare e, una volta ultimato per tutte le pagine, il libro avrà assunto il tipico profilo morbido e irregolare, addirittura aumentato nello spessore tra le pagine, mentre nel primo caso il risultato sarà molto più uniforme e somigliante al taglio dei volumi già definitivamente confezionati in tipografia, compatto e liscio; da parte mia preferisco il tagliacarte a lama stondata che regala al libro un’aria d’epoche trascorse e che fa assumere al taglio del volume un colore caldo e morbido, esattamente corrispondente all’impressione tattile che i polpastrelli ricevono nello sfiorarlo.

Ho già scritto che anche la scelta di tagliare le pagine durante il procedere della lettura o in una volta soltanto dipende da indole e gusti del lettore e forse può cambiare a seconda del volume che si ha tra le mani o dalle urgenze di lettura e/o di consultazione. A me accade che la prima azione che compio ritrovandomi un libro intonso tra le mani sia di provare a sfogliarlo subito, così che mi ritrovo immediatamente innanzi all’ostacolo di pagine ancora legate insieme, per cui si realizza nello stesso tempo il piacere di possedere un volume che nessun altro ha ancora attraversato, ma anche l’impazienza di non poterne subito almeno percorrere l’interno, in particolar modo, poi, se contiene tavole illustrate o immagini (un’impazienza che va, in modo salutare, frenata e dominata); questa prima operazione serve tuttavia a individuare subito i fogli ripiegati su cui furono stampati i diversi gruppi di pagine che ora si andranno, ovviamente, a separare o per il lato lungo a destra o per quello corto in alto.

Il libro intonso conserva un’intimità che s’oppone alla sfacciataggine, se non all’impudicizia contemporanee, richiamando il rapporto fisico che il lettore intrattiene con il libro tradizionale, perché risiede in questo la bellezza fisica e mentale del libro intonso, in questo dischiudere paziente e amorevole (pur con atto, occorre ammetterlo, leggermente violento) pagina dopo pagina il libro-luogo-delle-parole-e-delle-immagini e il libro-luogo-dei-pensieri: tagliare i fascicoli e le pagine è atto fisico concretissimo della preparazione alla lettura, anticipo del piacere della lettura stessa, scorrere al tatto e alla vista di quello che poi si andrà a leggere e a più puntualmente vedere; il libro intonso nega, a ben considerare, ogni impulso alla fretta e ogni atteggiamento d’impazienza, in qualche modo è una prima esplorazione (più solenne dello sfogliare le pagine di un libro non intonso che ci si prepari a leggere), forse persino un’espugnazione della fortezza ancora chiusa in sé o dell’ostrica che, ci si aspetta, a breve rivelerà i suoi profumi. Ma non conosco guerra e assalto più pacifici del tagliare i fogli intonsi, né ignoro la gratitudine per il tipografo che volle come promettere e destinare a un solo lettore/lettrice il primo ingresso in quel volume; a me pare che il libro intonso (anche quando mi arrivi tra le mani già tagliato da altri) riaffermi il diritto stesso del lettore alla lentezza e alla meditazione, ricordandogli che la lettura non è un’azione qualunque tra molte altre, ma scelta di libertà, un sottrarsi alle distorsioni mercantili e banausiche che condizionano e avviliscono la nostra quotidianità.

[In apertura un fermo-immagine dal film di Sergej Iosifovič Paradžanov Il colore del melograno, 1968].

 

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5 pensieri riguardo “Breve saggio sui libri intonsi”

  1. L’Autore di codesto articolo si sofferma su gesti amorosi che il soggetto_libro induce su bibliofili&company e in tanti aspetti: qui con il tagliare le pagine, ancora non separate, e che fa pregustare l’odore della carta appena lacerata e con conseguente magico apparire dei testi e delle (eventuali) figure impresse sul piatto delle pagine.. e, personalmente, adoro tagliarle non in sequenza ma secondo le leggi del caso, una sì, dieci no, tre sì, cinque no e via separando con tagliacarte dal taglio stondato (l’Autore mi resta complice in ciò) e, poi, poi quanti aspetti labirintici possiede il nostro soggetto_libro: antico, moderno, rilegato, brossura, numerato, economico appartenuto a , insomma un universo legato alle Donne, agli Uomini, puro Umanesimo. Con stima verso l’Autore, A. Devicienti, con cui mi congratulo
    r.m.

  2. sicuri non ci sia nulla di psicoanalitico nel gesto di “aprire-inaugurare” un libro intonso? Mi sembra si addica più a un uomo che a una donna, in senso tradizionale…(forse in me,che sono una creatura femminile) prevale un senso come di rispetto, un demandare ad altri la “dissacrazione” di tale oggetto.

    1. Lucetta carissima, infatti nel mio intervento scrivevo che non mi importa delle interpretazioni psicoanalitiche (che trovo spesso riduttive o banali – ma è la mia personale opinione); questo non significa che tu non abbia ragione.

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