Poema dell’Etna (10-18)

Etna

Yves Bergeret

 

Poème de l’Etna
Poema dell’Etna

 

Poème de l’Etna (24 mars 2010)
Traduzione di Francesco Marotta (2019)

 

10
Deuxième fracas de la pierre

La pierre casse
sous le pas des dieux qui s’enfuient en courant.

La pierre casse
et par ruse et rage
tombe à grands cris
entre les mots de ma phrase claire
qui va parmi les pentes.

La pierre casse
et par morceaux roulant dans la pente
cisaille le chemin par où monte l’étranger.

La pierre casse
et sème les empreintes de ses rebonds dans la cendre,
commençant le dialogue que je cherche

 

10
Secondo fragore della pietra

La pietra si frantuma
sotto i passi degli dei che si dileguano fuggendo.

La pietra si frantuma
e con astuzia e rabbia
cade rumorosamente
tra le parole della mia frase chiara
che va lungo i declivi.

La pietra si frantuma
e rotolando a pezzi nel pendio
sbarra il sentiero da cui sale lo straniero.

La pietra si frantuma
e semina le impronte dei suoi balzi nella cenere,
dando inizio al dialogo che cerco.

 

*

 

11
Vide dans la masse

Eux aussi ont laissé leurs empreintes dans la cendre
et dans la longue rumeur du vent dans les vallons,
eux, les héros divers qui grimpèrent au sommet,
se jetèrent dans le cratère
en ne laissant qu’une sandale sur son bord,
luttèrent contre la lave et le feu,
projetèrent des roches entières dans la mer.

Mais après son grand cri de rage, de folie, d’abnégation,
chacun d’eux s’est retiré
en laissant vide et creux le volume de son corps;
et les voici essaimés, les héros, en grottes,
failles, cavernes, et l’exclamation mirobolante
de leurs bravoures et de leurs récits
a insufflé dans la lave et dans la pierre ponce
les bulles d’air par myriades
qui me rendent le cheminement très étrange.

 

11
Vuoto nella massa

Anche loro hanno lasciato impronte nella cenere
e nel prolungato sibilo del vento nelle valli,
loro, gli eroi diversi che salirono sulla cima,
si gettarono nel cratere
lasciando solo un sandalo sul bordo,
lottarono contro la lava e il fuoco,
scagliarono intere rocce nel mare.

Ma dopo grandi grida di furore, di follia, di abnegazione,
ognuno di loro si ritirò
lasciando vuoto e cavo il volume del suo corpo;
ed eccoli disseminati, quegli eroi, in grotte
faglie, caverne, e il clamore mirabolante
delle loro audacie e dei loro racconti
ha insufflato nella lava e nella pietra pomice
miriadi di bolle d’aria
che rendono davvero insolito il mio cammino.

 

*

 

12
Insatisfaction faute d’étranger

L’origine mais la mort.

Le volcan se lamente
et se gonfle.

Porter la vie,
brasser la vie.

Crier et gémir.

Gronder et tonner.

Pas de langue,
pas de phrase
mais la boursouflure qui enfle le torse
sans arriver à se dire ni à nommer ce qu’elle est.

Le désarroi qui n’aboutit jamais
et traînasse dans son propre bruit
sans arriver jamais à accueillir l’étranger
sans lequel vivre et parler ne se peuvent.

 

12
Insoddisfazione per l’assenza dello straniero

Nascita e anche morte.

Il vulcano si lamenta
e si ingrossa.

Portare in grembo la vita,
preparare la vita.

Gridare e gemere.

Rumoreggiare e tuonare.

Non una lingua,
non una frase
ma il rigonfiamento che dilata il petto
senza farsi parola né dare un nome a ciò che è.

Il subbuglio che non trova requie
e si trascina nel suo stesso frastuono
senza mai decidersi ad accogliere lo straniero
in assenza del quale non si può vivere e parlare.

 

*

 

13
Rupture des racines

D’une main de feu,
d’un poignard chauffé à blanc
il coupe les ruisseaux et les racines;
il décime, il dégorge, il détoure.
Il grommelle entre sens et non sens
coupant toujours la phrase
là où elle s’infléchit
pour s’élancer vers toi qui me répondrais.

 

13
Lacerazione delle radici

Con mano di fuoco,
con un pugnale incandescente
taglia via i ruscelli e le radici;
distrugge, rigurgita, stravolge.
Brontola tra senso e nonsenso
interrompendo continuamente la frase
nel punto in cui questa si flette
per lanciarsi verso di te che mi risponderesti.

 

*

 

14
Continuité de la parole

Mais tous les matins la parole
à tire-d’aile revient sur le volcan,
infatigable migratrice depuis le fond des âges,
remontant telles brindilles dans son bec les bribes de récit
des vieux héros, des jeunes chanteuses,
des athlètes aux rides profondes
et des habitants se cognant aux angles des villes.

Tous les jours se renouent les fils de la conversation ininterrompue
que d’un violent coup d’épaule essaye de déchirer le volcan.

Tous les matins la parole sur le volcan s’étend
comme l’air sur la mer.

Tous les jours la parole s’étend
sur le rebelle qui la pourchasse,

mais elle l’enrobe dans encore d’autres mythes
où la violence apprenne à cueillir des fleurs mauves.

 

14
Continuità della parola

Eppure ogni mattina la parola,
infaticabile migratrice dal fondo delle ere,
ritorna ad ali spiegate sul vulcano
portando su come fuscelli nel becco i frammenti di racconto
degli eroi in disarmo, delle giovani cantanti,
degli omaccioni dalle rughe profonde
e degli abitanti che si accapigliano agli angoli delle città.

Tutti i giorni si riannodano i fili della conversazione ininterrotta
che con una violenta spallata il vulcano cerca di distruggere.

Tutte le mattine la parola si distende sul vulcano
come l’aria sul mare.

Tutti i giorni la parola si distende
sull’arrogante che la perseguita,

ma lo avvolge in altri miti ancora
dai quali la violenza impari a cogliere fiori color malva.

 

*

 

15
Fable par la pente

Entre les petits cratères de basse pente
jeune renard file
et jongle avec la lune.

Ronchonnant lichen
agrippe par l’ouest toute roche
qui l’émeut.

Pierres levées
comme des mains aux doigts crochus
grattent les cordes du vent.

Sur la râpeuse lave
semelle du marcheur
s’émiette en riant aux éclats.

Douce couleuvre rêve
entre les petits cratères de basse pente
et jongle avec la cendre qui sonne.

 

15
Favola dal pendio

Tra i piccoli crateri del basso pendio
una giovane volpe si muove veloce
e gioca in destrezza con la luna.

Il misero lichene
si afferra ad ovest a ogni roccia
che lo scuote.

Pietre sollevate
come mani dalle dita adunche
sfregano le corde del vento.

Sulla ruvida lava
la suola di chi cammina
si frantuma in risa fragorose.

Una morbida biscia sogna
tra i piccoli crateri del basso pendio
e gioca in destrezza con la cenere sonante.

 

*

 

16
Appel par le son

Tu as appris il y a trois mille ans
à tendre la peau de la chèvre sacrifiée
sur le cercle de bois.

Tu poses le tambour devant toi,
assis sur la cendre.

Tu frappes un son très clair
où s’empilent des syllabes sacrées
se dressant en colonne
qui grimpe jusqu’à l’étoile de midi.

Ici le volcan fronce ses sourcils
car tu le provoques.

Le son t’aspire et tu n’existes plus qu’en lui.

Le volcan se resserre sur lui-même.

Je n’écoute plus car le son m’aspire
et me disperse dans le cœur battant du vent.

 

16
Chiamata mediante il suono

Tu hai imparato tremila anni fa
a tendere la pelle della capra sacrificata
sul cerchio di legno.

Seduto sulla cenere,
poni il tamburo davanti a te.

Batti un suono cristallino
dove si ammassano sillabe sacre
formando una colonna
che si leva fino alla stella di mezzogiorno.

Allora il vulcano aggrotta i sopraccigli
perché tu lo provochi.

Il suono ti aspira e tu non esisti più se non in lui.

Il vulcano si rinserra su se stesso.

Io non ascolto più perché il suono mi aspira
e mi disperde nel cuore palpitante del vento.

 

*

 

17
Cisaillement et nomination par le son

Salut, son du tambour
qui ôtes au monde la verticale et l’horizontale
et libères le volcan sur la rive de la tendresse sauvage.

Salut, son du tambour
qui assieds le volcan sur les genoux du meurtre
et me délies dans le versant lumineux de la parole.

Salut, son du tambour
qui ignores la pitié
et m’assieds sur la plage
à côté de l’origine de mon nom.

 

17
Taglio e nomina attraverso il suono

Salute a te, suono del tamburo
che togli al mondo il verticale e l’orizzontale
e sistemi il vulcano sulla riva della selvaggia tenerezza.

Salute a te, suono del tamburo
che metti a sedere il vulcano sulle ginocchia del delitto
e mi liberi sul versante luminoso della parola.

Salute a te, suono del tamburo
che ignori la pietà
e mi deponi sulla spiaggia
accanto all’origine del mio nome.

 

*

 

18
Plusieurs fois le poème

Marchant dans la pente
par les laves et les cendres
j’entends le volcan hurler son effort
et le tambour lui clamer son espoir.

Marchant par les villes et les rives
j’entends au loin le volcan gronder
et le tambour rassurer les dieux en sommeil.

Marchant dans la pente
par les laves et les cendres
j’entends le souffle alterné du volcan
et du tambour que frappe la main des dieux.

Marchant dans la pente
entre la violence et l’invocation,
j’entends la reprise sans répit
des vers de mon poème
qui va dans les pas du tambour
très près de la joie du soleil.

 

18
Sovente il poema

Camminando per il pendio
dalle lave e dalle ceneri
sento il vulcano urlare il suo sforzo
e il tamburo annunciargli la sua speranza.

Camminando per le città e le rive
sento in lontananza brontolare il vulcano
e il tamburo rassicurare gli dei che dormono.

Camminando per il pendio
dalle lave e dalle ceneri
sento il soffio alterno del vulcano
e del tamburo battuto dalla mano degli dei.

Camminando per il pendio
tra la violenza e l’invocazione,
sento la ripresa senza pausa
dei versi del mio poema
che procede al ritmo del tamburo
vicinissimo alla gioia del sole.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.