Papaveri ovunque

Flavio Almerighi

 

Testi amArgine

 

uccidete i Cananei

Voi che siete uomini,
sporchi dentro e sporchi fuori,
uccidete i Cananei,
mangiatene figli e spose,
lasciate i feriti a terra,
muoiano poco per volta
divorati dagli uccelli:
uccidete quei senza dio,
uccidete i sacrifici umani
le biblioteche,
la violenza dei Cananei,
uccideteli. Hanno nuche tenere
si sciolgono al primo colpo,
date alla terra il loro latte,
il loro sangue nero
non importa l’età,
nascono e muoiono
col marchio d’infamia,
spargete sale sulle loro città,
vuotatele di ogni bene
utile a noi, se necessario
lasciate superstiti,
ma siate civili,
caricateli su barche
senza remo né vela
e siano dispersi in mare,
a voi, signorine, ripeto,
investite il ricavato
in nuove armi per ripartire
un’altra crociata

 

puntate di seconda mano

L’Illuminismo creò tinte spente
puntate di seconda mano.

Sonia ebbe tre figli,
morì per prima.
Tutta la vita stese panni bianchi,
raffreddò crostate sul davanzale,
mentre tutto attorno le fu
devastazione e tradimenti.

Gli uomini penetrati nel suo ricordo,
ebbero altre vite:
incontrarli
non implicava disibernazione,
risveglio alcune volte sì.

La folla di cui fu parte, diminuì
sotto gli occhi di tutti, nessuno
se ne accorse per fuggire in tempo.

Oggi è leggenda, fantasia capovolta,
le troverai fra fiori appassiti
dentro l’erba alta, pochi
ricordano ancora dove.

 

Anche adesso

A Luca penso ogni giorno.
Anche adesso
di lui non ricordo una parola.
Sarà per via di quest’aria,
la peggiore al mondo,
rende pazzi.
L’acqua è tutta sporca, come me,
dici tu dei poeti morti
prima di pensare.
Siamo aborti.
Spaventati da tutto,
incapaci di ogni cosa, anche
di saper dire.
Pensandoci,
non c’è mai stato nemmeno un bacio.
Riscattaci ballando.

 

alcuni sono caduti

Dentro un variopinto d’ali
ogni albero ripone il vestito,
senza troppo esitare lo getta
sulle panche del viale.
Un volumetto giace dimenticato
con le sue pagine arricciate,
difese da una copertina stinta
ingrossata d’umidità.
Gli alberi contano ricordi
di vecchi tigli appassiti in anni
da cui una pace apparente
ha truccato le carte ai passanti.
Faccia a faccia, bianco e nero,
alcuni sono caduti,
altri impazziti di freddo
hanno cambiato nome, faccia no.
Non erano ali le foglie
cariche d’estate interminabile:
ognuna coerentemente diversa
alle vicende di chi l’ha preceduta.

 

Grafica confusa

È lamento questa grafica confusa
di noi pronti a maneggiare parole
pensandole vite che non sono mai.

Ciascuna cresce,
inurbata nel proprio taglio isterico
là, nella cruna d’ago
dov’è più fresco.

Parlare è tossire la stessa aria, dire
non essere sentiti, lasciarsi studiare.
Dalla cruna dell’ago schizza sangue.

Vorremmo vederle addormentate
dentro un portamonete,
dopo mille cause perse
per niente, per sempre.

 

Come ogni sera

La calza di Biancaneve
piena di smagliature
l’altra fugge nei fossi:
certi miracoli di nebbia
stanno in piedi da soli,
le voci, anche quest’anno
non hanno eco.
Gobbo il significato
nel volerne attribuire
costi quel che costi.
Nessuno canta alle finestre.
Ai rari incroci
i pochi passanti curano
anzitutto l’impossibilità
di concedere gli occhi.
I fossi gelano trasparenti,
il freddo è calore in giacenza.
Tornando a casa battuto
scriverò, come ogni sera,
contro l’abolizione
del genere umano.

 

***

 

Il Fumatoio

Entra in ospedale, vai in ospedale.
Costa, borderline e capello di paglia,
aspetta il perdono ai primi caldi.
Vincenzo esamina muri
li riprende, aspetta forniture di pece,
oggi ha quarantasei anni,
domani trentasei.
Aspetta parecchio, ha il fagotto pronto,
finché aprono le porte
per sgaiattolare via, con chiunque sia;
lo tradisce il passo dei suoi ottant’anni,
la porta si richiude lenta:
è il mare, tomba d’Ulisse.
Elena ha preparato il suo funerale,
scelti i fiori, tirato sul prezzo della cassa.
Le piace fare le cose per bene,
mancano soltanto un prete e l’adattamento:
vuoi comprare la sua bara vuota
a un prezzo da amatore?
Il Fumatoio, d’ampia e luminosa
porta finestra, gode
una vista profonda, bellissima,
è guardare e non toccare,
non sembra Villa Azzurra;
il militare ha rotto il vetro
con un pugno, l’infermiere dovrà
sorvegliare se stesso, il cinese dà l’idea
di un ninja spaesato e composto;
ma Villa Nina un po’ più sotto.

 

Papaveri ovunque

il forno in mattoni
riscalda un campo di grano
apparentemente infinito.
poco oltre il fuoco di giugno
fruscia l’acqua nel torrente,
così chiara, impigrisce ancor più
il rosso vivo, papaveri ovunque

tra spighe, legni,
il cinguettare assente
di tutti gli uccelli, i corvi
dentro un cielo tanto vigile
da lasciar perdere gli uomini.

donne dal seno spensierato
lavorano fuoricampo tutto il tempo.
mentre l’orologio fa acqua
un forestiero stanco siede,
riposa sull’aia

prima o poi farà tardi
e non ci sarà altro da scrivere,
basterebbe oggi un sorso d’acqua
per fare del forestiero
un uomo

 

Meccanica di precisione

Casa, auto, officina, auto, casa.
E’ tutto fermo.
Si vedono dal treno
lampade dietro ampie vetrate,
tutto polveroso, passato
meno l’inesperienza, castità virtù
abitano i muretti fuori discoteca,
le torce spente ai capifamiglia.

Precario è continuo latitare
del giusto trattamento economico.
Tempo svenduto, vite andate,
è ancora questa l’Emilia
sazia e disperata?
Ah, i tempi del comunismo!
Bell’Emilia alienata, oncologica,
meccanica di precisione
troppo cara, troppo buona
non si rompe, come meglio
dovrebbe essere,
e nessuno più ne vuole.

Cosa sarà di quel
casa, auto, officina, auto, casa?
Niente è diventato più inutile
di brevetti e segreti scaduti.
Il sistema è ancora fermo,
incardinato scricchiola, a noi
basterebbe essere più giovani.

 

scultura anacronistica

Tacito osserva i Germani,
scultura anacronistica,
tutti assorti alla cerca
di quindici minuti in vita,
inciampare sugli stracci
ammucchiati in un cantuccio.

E’ triste aspettare al freddo
il proprio cane, indeciso
sulla scelta del posto adatto.
riflettere, ammettendo
non si può cambiar vita

è triste ritrovarsi la pelle scura
in una nazione di lampadati.
distribuire inutili réclame,
osservando qualcuno
lasciare in dono abiti sporchi
al cantuccio dei Cappuccini

è triste vivere
nel Paese degli scorpioni:
generosissimo a parole, ingrato
nello stato delle cose

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3 pensieri riguardo “Papaveri ovunque”

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