Brevissimo saggio sui libri di Napoli

 

Una luce come questa, ma secoli addietro………………..un’idea della civiltà che varchi i limiti del presente………………..e il filosofo (che veniva a studiare in biblioteca cercando il silenzio pensante) aveva lo sguardo colmo di tempo, fiumi in riva ai quali sorgevano le città dell’uomo o mari che portavano navi e ancora libri………………..una scienza nuova di cui abbiamo disperato bisogno………………..se fotografa biblioteche è per amore degli uomini che quelle biblioteche seppero costruire e frequentare ivi raccogliendovi i libri………………..equilibrio di sguardo e commozione………………..e il filosofo guardava la notte varcare la distanza………………..(lo scempio dei libri quando accade è anche scempio di persone)………………..fotografa biblioteche (Bibliotheken photographiert sie :………. so menschlich ihr Blick)………………..un volume delle poesie di Leopardi e di Heine sarà, magari, tra le centinaia di volumi………………..preziose poesie se la pagina è un po’ macchiata, l’angolo in alto un po’ spiegazzato, un biglietto del bus è rimasto nel volume a segnare un passaggio particolarmente bello………………..fotografa biblioteche, fotografa luce………………..sa che non basta il pane………………..sa che un libro ha medesima natura dell’acqua: si muore di sete senza………………..e una luna piena, un sole estivo sbalordenti abitano lo spazio della biblioteca………………..perché ‘a luna rossa, perché il Nolano mentre scrive i poemi latini, perché l’acqua dissetante della poesia non devono smettere d’esistere………………..un’idea d’umanesimo come costruita del legno scuro e nobile di scaffali alti fino al soffitto, ospitali di libri

 

: dedico questo scritto alle Biblioteche di Napoli (ma non solo), molte (e anche delle più antiche e preziose) abbandonate ai ladri, alle muffe, all’incuria più riprovevole – il “filosofo” è ovviamente Giambattista Vico e la Biblioteca da lui frequentata è quella dei Girolamini; e in polemica diretta con una figura politica che non intendo qui nominare sottolineo la banalità e la falsità del luogo comune secondo cui i filosofi “hanno la testa tra le nuvole”; facendo mia una ripetuta affermazione di Gerardo Marotta inviterei chi si occupa di politica a studiare, filosofia e non solo: l’ignoranza diffusa a tutti i livelli e addirittura l’avversione per chi studia assunta come vanto e bandiera sta provocando danni dalle conseguenze prevedibili, ma incalcolabili.

 

 

Le foto provengono dal sito klatmagazine dov’è possibile leggere un’illuminante conversazione con l’artista tedesca Candida Höfer, autrice delle foto che corredano l’articolo e che ritraggono la sala di lettura della Biblioteca dei Girolamini (2009).

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3 pensieri riguardo “Brevissimo saggio sui libri di Napoli”

  1. il problema sollevato dall’Autore resta non tanto legato alla Biblioteca dei Gerolamini in se stesso ma è il problema del “culturame” con cui mai i regimi, più o meno democratici, poco desiderano fare i conti: quanti politicanti nutrono vero disprezzo verso chi si occupa di libri&cultura? A parte i regimi dittatoriali (Mussolini fece di tutto per far tacere la voce di Gramsci, i suoi sgherri assassinarono i fratelli Rosselli, Hitler gustò il fumo dei roghi libreschi, Stalin assassinò ogni personalità dissidente , la pseudo Rivoluzione Culturale Cinese menò alla distruzione di decine di migliaia di manoscritti della storia millenaria di quel continente sterminato) che del disprezzo verso la Cultura ne fanno questione di DNA, e i regimi Democratici? Qui il discorso tende a complicarsi: le Democrature attuali, tipo la Turchia e la Russia, detestano e poco velatamente gli intellettuali critici e le loro opere, le Democrazie occidentali certo non brillano per secondare il pensiero critico che nasce dallo studio e dalla ricerca, semmai mi sembra che tutto venga reso nei modi superficiali e brevi/forme dei post&tweet dell’Universo WEB! Giusto per: il Presidente della più importante organizzazione politica del mondo, Trump, non fa altro che esprimersi con stupidi, superficiali tweet!! mi scuso per (voluta) mancanza di “sfumature” (a volte il tagliare con l’accetta rende!) delle considerazioni qui svolte, con amarezza
    r.

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