4 pensieri riguardo “L’oscena farsa”

  1. Al di là di ogni altra considerazione che, comunque andrebbe fatta – l’uso dei pentiti e la tortura, il processo in contumacia, la condanna per fatti avvenuti quarant’anni fa, lo spettacolo e la strumentalizzazione politica, la vendetta esemplare e… – mi chiedo e chiedo: cos’è più la pietà?

  2. Ormai al mattino quando mi sveglio non so più cosa augurarmi, se un improbabile rinsavimento generale o che durante la notte mi sia stata praticata una sorta di lobotomia per affrontare un altro giorno di questo scempio. Ma non me la prendo con l’incapacità e l’ingordigia dei politici me la prendo soprattutto con la classe intellettuale che in questi anni ha preferito trastullarsi con il proprio ego analizzando fino allo sfinimento il Nulla di cui scrivevano ignorando totalmente ciò che accadeva, o forse semplicemente in cuor loro un po’ ci credevano in questa “rivoluzione” d’avanspettacolo indecisi se vendere l’anima al nuovo impresario, salvo essere beffati dall’ “intrepido viaggiatore”…
    Sono sopraffatta, e mi vergogno di questo tempo. Spesso rinuncio anche a parlare perché inevitabilmente accade che gocce del veleno di cui è affetto affiori anche dove non me lo aspetto.
    Dice bene Sergio Falcone, non vi è pietà. E anche i nostri visi sono cambiati, siamo brutti, inebetiti dalla tragicomica illusione che selfie e like possano far scomparire le misere cose che siamo diventati.
    L’Immagine ci governa.
    Un’immagine orfana di ogni mediazione culturale, e per questo ancora più accattivante e ingannevole, e per quanto forte, (balconi, divise, elmetti etc..) nella sua essenza di Immagine volatile la sua percezione diventa edulcorata, reale quel tanto che basta per far scattare l’applauso come ben sanno i guitti che con sorniona maestria volgono lo sguardo fisso nelle telecamere. Vedete come siamo belli, forti, invincibili! E se lo siamo noi lo siete anche voi!!!
    L’incantesimo continua. Immagine dopo Immagine.
    Ho letto con molto piacere in queste settimane i piccoli grandi saggi di Antonio Devincienti, quello sulle mani era introdotto da una foto bellissima di Miles Davis, delle sue mani che suonavano note invisibili e sembrava quasi di sentirle.Le mani, l’immagine evocavano, avevano una memoria che induceva ilo sguardo, il corpo tutto, l’anima a ricordare, a non dimenticare.
    Forse è questo, per riprendere il discorso riallacciandolo a quello di nuove forme e scopo della poesia, forse la poesia dovrebbe ridare memoria all’Immagine, strapparla dalla mediocre e idiota esistenza in cui è oggi relegata.

    Scusate la lunghezza.
    grazie
    un caro saluto a tutti
    lisa

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