Canto di Natale (1)

Un cerchio di fumo;
sospeso nel vento del tempo.
cerco chi fummo;
sospeso nel tempo del vento.

Contadino della sua terra

Canto di Natale

I
Mattina di notte

 

Un giorno, prima di natale, quel simpaticone di Leonardo, che voi lo conoscete, m’ha venuto a svegliare la mattina presto, che noi la diciamo, in dialetto però, mattina di notte, che per forza mi dovevo alzare, perché mi voleva portare a un posto che io non c’ero stato mai e dove tutti i cristiani erano un poco strani, a come parlavano. Là per là, mi credevo che stava un poco ‘mbriaco; ma non la finiva più di tirare la manica del pigiama, così mi so’ vestito svelto, tanto lo sapevo che non la finiva, se non lo davo retta, o lo dovevo tirare una scarpa in capa.

Mentre che mi stavo lavando un poco la faccia, mi vedevo allo specchio e mi dicevo in pensiero che, colla vecchiaia mi sto proprio rimbambendo e che lo dovevo cacciare, prima che mi faceva rimbambire tutto quanto.

Abbiamo fatto due o tre strade, poi abbiamo girato e, tutt’insieme, mi sembrava che stavo a un altro paese; ma, un poco per il sonno, un poco che stavamo sottozero, non ho detto niente e abbiamo continuato, io più dietr’a lui, chè non sapevo la strada.

A un certo punto, s’è girato e s’è mess’a dire:

 

Non guardarmi così,
mentre mangi e non chiudi la bocca,
che mi fai arrossire,
coi tuoi bei occhi verdi:
io non sono montagna,
ma una piccola roccia,
se mi vedi un gigante,
è perché stai lontano.
Ma se vieni al mattino,
quando il sonno è più bello,
o alla sera di luna,
quando i corpi sono intenti ad amarsi,
e mi guardi truccata,
dalle luci di strada
e dalla luna nascosta,
puoi vedere il rossore,
di una roccia, che sboccia.
Guarda in alto:
lui,
il cielo,
è immenso davvero;
io gli faccio il solletico,
con le curve più alte,
per non farlo apparire
troppo dritto e perfetto.
Manca poco,
alla festa di stelle,
lampadine scassate,
che, ogni sera,
s’accinge
a non far, più,
tremare.
Ma puoi anche guardare,
sulla destra,
tutta l’acqua, ch’è il mare;
ora sembra tranquillo,
ma non sai le battaglie,
quando niente lo sente.
Mi sbriciola in sabbia
e mi dice ch’è amore,
mascherato di rabbia;
io gli rubo le lacrime,
che non sanno tornare,
e le metto nel posto dei granelli,
miei figli,
dati in cambio,
alle onde,
così allegre e profonde.
Ora chiudi la bocca;
fa finta di niente:
non ti crede nessuno,
che hai parlato con me.

 

Questo è stubbito proprio, ho pensato; ma lui andava sempre più svelto e mi pareva che non lo potevo fermare in nessuna maniera. Oramai, parlava da solo. Mo chè domani lo faccio fare una visita, che mi sta facendo spaventare, ‘sto scimunito allampanato, stavo pensando.

 

Cosa vuoi sapere, “perché”?
Cosa vuoi rubarmi, “perché”?
Perché m’incalzi
e tenti di straziarmi,
“perché”?
Perché non vai, più, oltre,
“perché”?
Io so, di non saperlo, il perché.
Lo so, che vuoi giocare
a vedermi sgretolare,
“perché”.
Ma io ti terrò testa;
non ti dirò il perché,
“perché”….
Non ti rispondo
e tu morrai con me
“perché”.

 

Che voglia di spa
ccare il mondo;
che voglia di to
ccare il fondo.
Che male que
sta cattiveria.
che forza
il respiro,
tempesta
sul castello di carte.

 

Mi scorre la rabbia,

tra le dita e la vita;

più stringo le mani,

più sparisce il domani,

inseguito dal tempo,

frantumato.

Di vetro,

più,

mi scorre la sabbia.

 

Uh, madonna dell’incoronata!

Cammina più veloce, se no non ce la facciamo a fare tutto il giro, m’ha sembrato che disse.

Per la strada stavano persone che, ho pensato io, non tenevano sonno o tengono tanta pensieri che non li fanno dormire; a come stavano vestiti, sembravano normali, ma non poteva essere: per andare alla mia terra, mi so’ svegliato subito, anche più subito di quella mattina di notte, e non ho visto mai tanta normali, a quell’orario.

 

Manca un pezzo di luna,
stasera.
manca un pezzo

di strada,
se non so con chi

andare;
manca un pezzo

di cuore.
Ha la forma di

un pezzo di luna.

 

See, seee … un altro poco e lo dicevo io, l’ho risposto, per non farlo agitare di più, ancora lo veniva qualche cosa.

 

Aprite questa gabbia.

voglio colorarla

di cielo e mare;

voglio colorarla

di terra e fango.

Voglio scolorarla

con la rabbia.

 

Una maschera vera;

una maschera nera.

Una maschera bianca o di bianco indorata;

una maschera dolce,

una maschera truce.

Per favore,

sono pronto a pagare,

una maschera toglimi:

non so più respirare.

 

Senti, poca chiacchiere, per piacere: ch’è m’hai portat’a fare, qua?

(Continua…)

1 commento su “Canto di Natale (1)”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.