Itinerari / Ute Mahler, fotografa

Alla Galerie Springer di Berlino è in corso fino al 26 gennaio 2019 una mostra dedicata ai due fotografi tedesco-orientali Ute e Werner Mahler e alla loro opera di “quattro decadi”, a cavallo, quindi, tra l’ultimo decennio della DDR e i primi tre della Germania riunificata; in quest’articolo mi fermo brevemente a riflettere in particolare su due serie fotografiche di Ute Mahler, l’una creata mentre ancora esisteva la DDR e l’altra negli anni immediatamente seguenti la Wende, la “svolta” che portò alla fine della Germania comunista e alla riunificazione tedesca. 
La ballerina che attende il treno a Prenzlauer Berg sembra bellezza allo stato puro e forse proprio perché incongrua rispetto al chiuso grigiore della stazione e alla ferrea solitudine degli altri viaggiatori presenti; se un regime (di qualunque segno politico esso sia) vuole uniformare aspetto e comportamenti della gente, attese e desideri, la “Prima ballerina”, giovanissima e come incapace di frenare il suo istinto alla danza, risplende nella grazia della postura (dell’arte), dice di una felicità e di una libertà che sembrano precluse agli altri viaggiatori. Si tratta di una situazione di attesa – ma di che cosa? del convoglio, certo, ma, soprattutto, del momento che porterà la ragazza in teatro (prove o esibizione, non importa) e anche i binari in leggera curva, le strutture della stazione incassate tra le elevazioni collinari sulle quali sorgono le abitazioni, depongono a favore di una sospensione del tempo che si chiama stato di grazia.
In verità il portfolio (“Prima Ballerina Jutta Deutschland“, 1981) di cui fa parte questa fotografia apparve sulle pagine della rivista Sibylle “Zeitschrift für Mode und Kultur” (Rivista di moda e di cultura) fondata da Sibylle Gerstner nel 1956 nella DDR, rimasta in vita fino al 1994 e che ebbe un ruolo ai nostri occhi forse singolare, certamente interessante e fecondo (noi Occidentali dobbiamo sforzarci di liberarci dai pregiudizi e dalle approssimazioni che ancora coltiviamo nei confronti del mondo che stava oltre la Cortina di ferro e sia chiaro che NON sto giustificando un regime che tolse la libertà a milioni di persone, condannandone diverse migliaia alla morte per suicidio o durante i tentativi di fuga in Occidente): alla rivista collaborarono alcuni dei giovani fotografi più dotati della loro generazione, i quali ebbero modo di esprimersi abbastanza liberamente, dato che Sibylle, senza avere le caratteristiche della classica rivista “femminile”, proponeva una moda che, guardando in particolare a Parigi e all’Occidente in generale, era in realtà introvabile nei negozi della Germania dell’Est e che costituiva allora da una parte una sorta di concessione al sogno per le lettrici tedesche orientali pur dentro il ferreo e preteso “realismo socialista”, dall’altra parte pensava la moda stessa come cultura – ogni nuova uscita andava esaurita in poco tempo e molte lettrici cucivano da sé gli abiti presentati dalla rivista; nello stesso tempo Sibylle offriva l’immagine di una donna indipendente e consapevole, insieme con i servizi fotografici proponeva articoli su temi politici e sociali.

 

Tornando al lavoro di Ute Mahler osserviamo che la prima ballerina possiede, in altre fotografie, la meravigliante grazia di una flessuosità che le permette di essere controcanto a un’automobile (a un Trabant tipico della Repubblica democratica tedesca) – e pure l’antitesi radicale alle pin-up fotografate appoggiate, distese, avvinghiate alle automobili, maschilista pendant a queste ultime.
Caratteristica dei servizi fotografici di Sibylle era la loro frequente ambientazione nelle strade, nelle piazze e nei luoghi di lavoro (allusione alla vita reale delle donne che non si svolgeva affatto su set predisposti o in ambienti esclusivi o particolarmente eleganti: gasometri, imbocchi della metropolitana, parcheggi potevano fare da sfondo e da contorno alle foto) e infatti Jutta Deutschland, anche lievemente appoggiando la punta del piede a un palo della luce mentre una donna in automobile la osserva incuriosita, ci conduce in un’atmosfera per noi probabilmente straniante, dominata dal “grigiore” del Socialismo reale, ma proponendo sé e i suoi gesti di danza come inattese fioriture di bellezza.

Dresden Neustadt” (la “città nuova” di Dresda) è un reportage del 1993 da una zona e da un tempo che furono zona franca e tempo insperato: tra la definitiva scomparsa della DDR e l’arrivo del capitalismo tedesco-occidentale, il quartiere di Dresda “Neustadt” vide nascere e svilupparsi esperimenti spontanei di convivenza sociale, occupazione pacifica di case abbandonate, creazione di gruppi musicali e artistici, esecuzione anch’essa spontanea di graffiti sui muri degli edifici, in un clima anarchico pacifico e gioioso (che ebbe luogo per pochi anni anche a Berlino Est, prima che l’affarismo ingoiasse e cancellasse tutto) – Ute Mahler ritrae individui e gruppi, bambini (spesso) e luoghi trasmettendo con la sua fotografia quel nuovo senso di libertà conculcata nell’Est comunista e tradita nell’Ovest iperliberista, confermando la vocazione del suo obiettivo fotografico curioso degli esseri umani e del loro rapporto con la città e con il mondo. Dresda, la bellissima meravigliante Dresda, atrocemente devastata dai bombardamenti della seconda Guerra mondiale, faticosamente ricostruita sotto il regime comunista senza che le sue ferite (morali e urbanistiche) venissero del tutto rimarginate – relitto barocco sull’Elba l’ha genialmente definita Durs Grünbein – assume i volti e i gesti di moltissimi giovani liberi da pregiudizi che, nella Lücke (in questo caso potremmo tradurre con “vuoto di potere”), come la definisce Ute Mahler stessa, apertasi tra il 9 novembre 1989 (caduta del Muro di Berlino) e i pochi anni successivi, realizzano un’utopia alla quale si può dare il nome di tolleranza, apertura, colorata e allegra solidarietà – ovviamente presto cancellata in nome del mercato e dell’ordine pubblico (stranamente sempre al servizio, quest’ultimo, di immobiliaristi e finanzieri).

Tutte le immagini che corredano l’articolo sono e rimangono proprietà di Ute Mahler; molte altre fotografie sono consultabili sul sito dell’agenzia fotografica Ostkreuz che ha tra i suoi fondatori proprio Ute Mahler e che diffonde il lavoro di tanti altri, valenti fotografi.

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3 pensieri riguardo “Itinerari / Ute Mahler, fotografa”

  1. Eleganza e sobrietà mi sembra che emergano nel percepire le imago fotografiche di Autrice talentuosa e raffinata, circa Dresda (ci andai qualche tempo fa, che dire!? Luogo stupendo vittima della follia della guerra! I miei complimenti, per acutezza e e bella lettura delle circostanze storiche inerenti il contesto ideativo dell’Artista, ad A. Devicienti che saluto calorosamente,
    r.m.

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