Quegli azzurri fuochi

Villa Dominica Balbinot

 

… E TUTTI QUEGLI AZZURRI FUOCHI…
(Inediti, 2017-2018)

 

SOTTO L’ETERNA SIEPE VERDE

…Sotto l’eterna siepe verde
la notte era molto tranquilla
linda e senza vita
nel sole occiduo:
sul nudo pendio
anche le rovine sembravano
naturali – innocue– …

Ma nessun luogo era invulnerabile;
oh tutte tutte quelle linee dure de l’Innominabile
sulla carne ferita
con le sue violacee ombre
– quelle accumulate agonie
[E quei giudizi accidentali,
ne le casuali uccisioni,
– le stragi piccole,
il lungo inutile squarcio]
Ora la luna sorgeva
sui vecchi campi – e le case sfregiate-
e il ragazzo giaceva tranquillo
tra i piccoli fiori silvestri rossi e violacei:
era molto pallido come fosse morto da sempre.
( E c’era una luce mista di blu secreti
e di lillà
sulla innominata acqua scura,
-e quell’abbandonato flutto
sulle tristi ossa di tutti gli annegati..)

(30 luglio 2017)

 

DALLE NAVATE DEGLI ALBERI GERMOGLIANTI

…Dalle navate degli alberi germoglianti
( si stendevano belle e lucenti
nei lunghi giorni perfetti)
si arrivava alla tacita linea di acqua,
l’innominata acqua scura,
un assoluto solitario
quasi sotto l’orlo angusto…

Dopo il crepuscolo azzurro
la notte era molto tranquilla,
e quei morti intorno a lei
nella loro innominata carne ferita
erano sostanziali misurati e preziosi
capaci di movimenti lenti e terribili.
Tra sofisticherie e sottigliezze teologiche
lei aveva una espressione di fredda
– e pensosa- riservatezza,
nelle possessioni – tutte sue –
( e dopo il macello geometrico)…
Tutto l’incesso
per quella strada ardente
era astratto e scabro
come la camera dei suicidi in un albergo
e il cielo si era rannuvolato intanto,
striato dai cardati fili colore di seppia,
che erano sul punto di precipitare.

(17 settembre 2017)

 

E IN UN MONDO DI GRANDEZZA OPACA

…( Aveva in cuore qualcosa di torbido,
quella bianca previsione di innocenza)

Le toccava poi continuare
con ostinazione e ferocia
quella specie di macerazione,
che la portava sempre
(nello estremo delle notti)
in quelle immense regioni insopportabili
– approssimative e vaghe
sulla fredda tagliente sabbia di deserto
Fu semplicemente annientata
– dalla affezione irreparabile
e in un mondo di grandezza opaca:
vedeva il lato più barbaro- e quello più estetico,
l’intero intendimento oppiato,
per dare,
dare qualcosa di tremendo ovunque
mentre tutti quei volti
avevano una specie di bellezza
arcaica e tragica,
e tutte le acque erano nere
terribilmente nere
(e silenziose – terribilmente silenziose)

(8 novembre 2017

 

…E LORO ARDEVANO…

…E loro ardevano infine – sull’orlo
dopo le innumerevoli stagioni della pioggia…

In scenari di dissipazione
di defigurazione
( e per familiarità con gli anni dimenticati
– e con la subitanea morte)
si presentava il consueto sentimento
della nientificazione,
un abbacinante succedersi di fenditure
-tra le irrevocabili leggi
e tutte quelle aride e dure questioni:
bisognava dunque abbandonarsi
( come un uomo che sente iniziare
un processo di tortura)
alle giovani belve,
e fino dentro gli intricatissimi boschi…

(28 dicembre 2017)

 

AVEVANO QUALCOSA DI FRAGILE

[…Avevano qualcosa di fragile, quelle giornate di un grigio
delicato…]

Fra quelle precarie-elettriche-ombre
( piatte fisse
come calcinate)
si evidenziava
la estrema linea,
di una intera-adamantina- crudeltà…
Da quelle feritoie alte
– e sull’impietrato
– lì in quell’angolo remoto,
vi era la fine degli anni amati,
la suppurazione suprema
– de le storie minime,
– di tutti quei crimini inutili,
ne il minerale intrico dei tegumenti,
delle giunture.

(30 gennaio 2018)

 

QUEL CIELO ERA- ALLORA- BLU COBALTO

Era una strada meravigliosamente silenziosa:
quel cielo era blu cobalto,
allora allo zenit…
(troppa erba, troppi fiori, – e di un profumo troppo soave,
con troppa luce,
in uno splendore selvaggio.)
(Ora ovunque vi è qualche particolare,
di quello stesso orrore)… Il suo è un segreto canto funebre,
canta alle rovine proibite,
– a quella perversa struttura tutta,
raccoglie i dati impuri,
le micidiali arsioni:
la lingua è tutta inventata
pietosissima
,
lei è lirica- è crudele-
(Quel sontuoso colore vermiglio,
quel riflesso purpureo…).

(14 febbraio 2018)

 

LA NOTTE DIVENNE GRANDE

[…Ne l’innaturale territorio
in quella specie di costrizione
la notte divenne grande…]

Uscendo da una di quelle torri
( alte, paurosamente alte)
e in quel pervasivo silenzio bianco.
– in quella luce opalina uniforme –
ricordava solo
il mezzogiorno
simile allora
a un grande canto azzurro,
e nei giardini gli alberi tutti,
col dolce lutto della loro primavera
bianca e rosea ( ormai sfiorita,
svanita),
quella – sua- abbacinata natura elettrica,
nella chiusa taciturnità della carne
che sempre impallidiva.
(Bianchi erano i rovi,
fredde,
possenti [e vicine]
le dure pareti dei monti
nella niditezza della aria
-ne la smunta opacità di quel colore notturno).

(1 marzo 2018)

 

L’AZZURRITÀ DELL’OMBRA

Era stato allora
(guardando lontano nella sera,
nell’azzurrità della ombra
di una rosa spogliata)
che si era detta,
che tutto forse le sarebbe infine apparso
(riflettendoci)
quasi perfetto

Ci sono sempre delle cose
che accadono nel silenzio,
come la cauterizzazione sua alla vita,
quella disarticolazione strana
che la faceva correre qui
– alla sorgente e alla cieca lontananza,
a quella giacitura tra le sonnambule urla
(ah la rigida dolcezza
la insana crudezza tutta).
Lei ora si sentiva magnifica
isolata
[attorno alla superficie]
e ogni cosa era di un bianco quasi puro
– vagamente corrotta
in quella superba- storta– Inquisizione barbarica
dei supremi crimini, e della loro lingua antica.

(7 marzo 2018)

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5 pensieri riguardo “Quegli azzurri fuochi”

  1. Ringrazio molto Francesco Marotta per la selezione di queste mie poesie recenti, che lui ha saputo accompagnare con una notevole immagine che ben mi pare rappresenti l’atmosfera suggerita dalle mie parole.
    A Francesco sempre generoso e attento un mio caloroso saluto e grazie.

    Villa Dominica Balbinot

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