L’archetipo della parola

René Char e Paul Celan. Due poeti, due “amici”, per i quali la percezione poetica è scheggia luminosa e disastro oscuro, “cammino del segreto” e “Tenda Inespugnata”. Questo volume collettivo è un viaggio fra le analogie e le differenze di questa percezione.
Dal saggio di Blanchot per Char ai versi di Éluard dedicati al poeta alla testimonianza di Handke, dalla lettura di Szondi all’intervista di Derrida su Celan, il volume presenta anche nuove traduzioni, testi inediti dei due poeti, incursioni critiche di scrittori contemporanei.
Char e Celan sono interpreti di quell’esperienza dell’impossibile che è e sarà sempre la poesia, dove la necessaria distruzione dei discorsi logici e la magica ricostruzione del discorso poetico non si oppongono programmaticamente ma risuonano come raffiche di un vento uguale e contrario, splendono e si oscurano come il lato segreto e quello visibile dell’astro lunare.” (Marco Ercolani)

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Marco Ercolani (a cura di)
L’archetipo della parola
René Char e Paul Celan

Messina, 2019
Carteggi Letterari – Le Edizioni

Indice del libro

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9 pensieri riguardo “L’archetipo della parola”

  1. Un’altra prova del talento intellettuale e artistico di Ercolani, del suo modo speciale di aver cura dei libri come se fossero persone. Un ‘erudizione emoatica – così la definirei – che penetra i testi ai massimi
    livelli di profondità e insegna a farlo anche al lettore; il risultato più ambito per un critico che è prima di tutto – e con garbata ritrosia – poeta.

  2. I libri come persone. Il concetto di erudizione empatica: una formula che mi intriga. Non posso parlare né di poeti né di scrittori con i quali non si sia sviluppata una lunga e forte amicizia/sintonia nel tempo. La riprova è in questo mio libro, la cui prima radice fu un saggio, pubblicato su rivista nel 1977, dedicato proprio a Char e a Celan. Insomma, una lunga fedeltà. Grazie ad Alessandra per le sue parole, e a Nino che si appresta a leggere il libro. Senza contare il mio debito con Francesco e con Antonio, sempre.

  3. Mi si è cancellato il commento precedente, in cui dicevo che il concetto di eruzione empatica mi è molto familiare. Grazie ad Alessandra, per la lettura, e a Nino per la lettura futura. Grazie a Francesco ( a cui spero che il libro sia arrivato) ed Antonio. Sempre.

  4. Aggiungo che il primo saggio su Char e Celan lo scrissi nel 1977. Una lunga fedeltà. Una vera ossessione, che qui trova il suo porto definitivo.

  5. In fondo, nella scrittura sei come un anoressico-bulimico: rigurgiti. Va bene così, con i tuoi traboccamenti, le tue ossessioni straripanti. E hai scelto Char e Celan, poeti in allerta continua e autori non certo di tutto riposo.

  6. Sarà come dici, Viviane, ma io trovo il lavoro di questo libro più come una mappa per orientarsi fra nuove traduzioni e saggi inediti in Italia sui due autori piuttosto che come un disturbo psicopatologico. L’ossessione per la poesia è un pensiero dominante sulle cose belle. Come dici tu, che sia eccessivo è un bene.

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