Disinnesco le assenze

Maurizio Manzo

 

Disinnesco le assenze

 

1
il primo giorno sembra non finire
dislocato dall’umore finché non vedi
le rocce che sai affondano
solo nel buio
il sale disfa il vento
e disperde quello che ricordavi
tra le cose dimenticate.

 

2
Il metodo che appartiene al sistema
scompensa i movimenti
sospende l’istinto l’appartenenza
in apparenza le previsioni scollano
i colori che non richiamano
ricordi e intorno è tutto uguale
e ti chiedi se accade sempre
alla stessa ora dello stesso giorno

 

3
c’è un fiume che si asciuga
quando gli parlano
non sa ascoltare senza evaporare
quando si siede prima e dopo
lo scorrere si accorge
dei pezzi d’albero che non smettono
galleggiare e di sudare

 

4
il punto è sempre lo stesso
dove non danno tregua
attendono l’arresa la fine
come cammini si disfa
la schiuma delle onde
puoi partire per non tornare
ma poi arrivi stanco
senza fiato né domande né fato

 

5
il bisogno genera rotazioni
invenzioni sostanziose
un dettaglio che si sfarina
assomiglia alla polvere che
ingoiamo e ci ingrigisce
poi lasciamo tracce
che tutti scopano via

 

6
così scopriamo che il mondo
è vago e c’è chi perde il fiato
e resta legato ai sogni
quelli che ti trascinano
preso per la caviglia
che ti lasciano pendere
dai burroni che ti rimbalzano
riflesso nelle scogliere

 

7
quando si slabbra
la parte è sempre quella
di un sorriso incantato
senza un ritorno
anche il sale spacca
le gengive le anfore
sui denti danzano
e si spaccano sulle ancore

 

8
c’è sempre un sospetto
tra il tetto e il cielo
una risacca di nuvole
che stordisce in modo soffice
e il resto che non riesci a sentire
che si perde in alto mare
poi basterebbe sporgersi
pensare di allungare una mano

 

9
di giorno è sempre più strano
scopri le linee che attraversano
gli incroci e rilasciano i vostri
passaggi e le storie disunite
tutta la malinconia sfarinata
la cheratina raggrumata
negli angoli del marciapiede
e la memoria che scola via

 

10
quando si dice è finita
sospendi la luce tra le asole
l’allegria dei cani
una fase sottomessa
orienti l’ordine delle cose
verso lo stupore
tra le ferite che brillano

 

11
è un giorno strano e tiepido
che non lascia speranza
senti descrivere la fine
come fosse l’inizio
poi chiudi gli occhi
attendi un fruscio qualsiasi
che rovesci il mondo

 

12
si pensa poco quasi niente
ma è così che non si ricorda
e si lascia la polvere sui muri
le finestre che si slabbrano
in silenzio tra l’eccesso di luce
che annienta ogni cosa

 

13
sono molti gli abusi che compie
il rumore in testa
disfa lo sguardo tappa l’olfatto
le linee a cui aggrapparsi si spezzano
riempire un sacco di ricordi
i meno chiassosi da portare
nel buio per non disturbare
mescolarli al silenzio

 

14
muoiono anche gli immortali
con la stessa gentilezza
che accompagna la sera
ogni viale, è che non si stacca da noi
del tutto qualche punto
luminoso, quello che non
smettiamo di guardare
di ascoltare

 

15
la sera disinnesco le assenze
le esse brillanti
i rulli infiniti assestano
i ricordi niente che svanisce
con l’alba né con la trielina

 

16
se lasci ricordati
di spegnere la luce
alle finestre in attesa dei lampi
dei guizzi dei pesci
dei tuoni innamorati

8 pensieri riguardo “Disinnesco le assenze”

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