La finestra dei mirtilli

Elio Grasso

Nota di lettura a:
Fernando Lena / Daìta Martinez
La finestra dei mirtilli
Ragusa, Salarchi Immagini, 2019

Questo Diario a ore inizia da una mezzanotte indulgente e va avanti con le composizioni di due poeti connessi per un certo tratto temporale e geografico. Non sanno se il loro è un dialogo, una tenzone, una polemica sul mondo, sulle terre a cui appartengono, sulle persone amate o odiate. Su ciò che vedono dalle loro finestre separate. Fernando Lena mette i grammi del suo pensiero, tra vedute e dolori, guarda i passanti nel mezzo di allucinazioni. Daìta Martinez rivela con riguardo le sue fratture, attenta a tener desta la condizione vitale. L’esistenza – suggerisce, accreditando i sussulti orografici dell’intero libro – procede anche quando s’incaglia. L’uso del dialetto siciliano (vera lingua, come per gran parte degli idiomi regionali), misterioso, ctonio, non addomesticato, ci ricorda la sostanza tellurica della decennale ricerca della poetessa palermitana. Le differenze fra i due sono meno profonde di quanto si possa pensare, entrambi possiedono una dismisura espressiva discorde dalle attuali tattiche poetiche. I loro strappi non mitigano la sostanza durissima di realtà e poesia ma la comprendono. Se per Lena l’asfalto è bollente, e i sensi si restringono in vicoli bui, Martinez riesce a sottrarsi all’impero e a convogliare gli svolgimenti del compagno d’avventura verso un’area di sosta a tratti tranquilla. Ci sono pagine in cui le acque trovano lo sbocco necessario, raccontano la propria origine e la musica di partenza, e dunque viene temperato l’attrito sui muri dello scontento, e il racconto apre la via che gli è consona. Sentiero a cui viene conferito un nome, e poi un altro, e un altro ancora. Soprattutto Martinez concede una camminata che non è una conseguenza, ma la prima nascita della scrittura. Gli autori si contendono, nell’attitudine a interloquire, qualità fonetiche e smisurate apparizioni: forgiano qualcosa di nuovo, non una somma d’intenti. Per questo La finestra dei mirtilli appare subito come una creatura unitaria, organismo che a un tempo espone le sue membra senza nulla velare. Sangue scoperto alla vista, e un battito più appartato, sono i cardini di un accadimento poetico avvenuto chissà quando nel corso della vita. Ma l’espressività non si riduce ai soli coacervi dell’esistenza, le questioni private evocano l’allusività di chi non vuole irrigidirsi ma aprirsi al canto talvolta atonale e talvolta sedotto da una benvoluta melodia. È verosimile che si possa incedere senza troppi ermetismi, ma esserne capaci! La finestra è emblema della ricerca d’entrambi, da quel varco può giungere un respiro ampio, desideroso di accarezzare le intenzioni. Accade al termine del libro, poiché se la bellezza dà guai giunge sempre la voce che allenta gli spasmi, e rispetta l’inizio di una lingua appartenuta consapevolmente. Gli autori sanno che non abbandoneranno questa lingua, non la renderanno celibe dopo averla convocata. Sarebbe delittuoso per loro, e funesto per noi. Sarebbe, in una parola, distruttivo. Le poetiche consapevoli s’incrociano e figliano movimenti grammaticali e corporali, finanche echi lontani di esperimenti dimenticati dai più, poiché oggi è epoca di amnesie sradicate. Non così stanno le cose dentro a questa doppia Aussicht, la veduta sulle macerie a cui si rivolgeva l’ultimo Hölderlin. Un canto combatte il silenzio, e in fondo la finestra è pur sempre, per stretto che sia, un varco.

Testi

La finestra dei mirtilli

8 pensieri riguardo “La finestra dei mirtilli”

  1. Apprezzo sempre questi interventi di Elio Grasso che indicano un’ idea precisa di poesia, mai conformista, mai conciliante nei confronti di vezzi e di mode, esplicitamente avversa alla melassa critica molto diffusa.
    Mi fa anche piacere esprimere stima nei confronti dei due autori del libro.

  2. una lettura critica molto attenta e diversa dai soliti stili, ne sono molto grato Elio anche per la stima che nutro nei tuoi confronti, grazie! una caro saluto

  3. Entro nella scia di commenti confermando la stima sia artistica che umana verso gli autori.
    Fernando poi è come un fratello. Tutto è nato dalla sua poesia. Il resto è arrivato di conseguenza.
    Nino

    1. Ciao, Nino e grazie per i tuoi frequenti passaggi dalla Dimora. Offri adesso anche l’ occasione per ricordare il carissimo Christian: siete stati tu e lui a credere nella poesia di Fernando Lena che, qui, continua a dimostrare il proprio valore.

      1. Si, vero, sono quelle convergenze che non si dimenticano. Con Christian ho condiviso tutte per più di quattro anni.

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