Montagna, sale

Yves Bergeret

Montagna, sale

Ridiscende oggi dalla sommità della montagna
per il vallone oscuro e la montagna lo segue.

Nasce da qui, forse, questa sensazione
di un canto a due voci, la montagna e lui,
suo padre e lui, o lui e suo figlio.
Cinque anni fa aveva attraversato all’asciutto
il Mediterraneo aprendovi un varco profondo
ed aveva raggiunto la nostra montagna
di alberi invernali, di alberi silenziosi.
Delle rocce gli erano andate incontro
rotolando lungo il vallone oscuro fino al mare.

E’ questa la vita dura e incerta, mai stabile,
dell’uomo dimezzato dai talloni fragili
che scava la montagna e il mare,
che riparte trascinando la montagna nel sale del mare
affinché crepiti il fiero racconto di tutti.

Rendi la montagna piatta e liscia
come il palmo della mano che apri.
Rendi la montagna armoniosa
come il viso.
Coprila con l’ombra che sale dalla valle
quando precipita il sole nella sera.

Nuotatore, viandante partito senza braccia,
il mare salato forse è tanto fecondo
quanto la montagna.

Ringrazia le spalle fraterne
che sudate hanno sorretto le maschere,
le lunghe strofe recitate, le storie cantate,
i sacchi di sale e di riso.

(Il testo originale è qui)

2 pensieri riguardo “Montagna, sale”

  1. Voglio esprimere l’ammirazione e la commozione che mi colgono nel leggere il lavoro di traduzione di Francesco Marotta sia da testi di Yves Bergeret di qualche tempo fa, sia dai “poèmes” che (caratteristica eccezionale del poeta francese) nascono giorno per giorno, stanno nascendo in questi stessi giorni (ma ciò accade da tempo), sollecitati da incontri, riflessioni, suggestioni in una sorta di presa diretta che, però, nulla ha a che fare con l’impressionismo epidermico o con il diarismo superficiale: c’è sapienza ritmica, invece, sedimentazione di esperienza e cultura; leggendo i testi originali e le traduzioni si ha poi l’impressione di leggere due voci ben riconoscibili e concordi, un italiano limpido e luminoso, privo di sbavature o incertezze di resa, un francese che respira di tradizione e di un passo che molto deve all’oralità.

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