La natura del reale

Per gli abitanti di Koyo, il loro spazio è un organismo complesso sempre in funzione. In effetti il reale appartiene interamente alla parola. I pittori lo hanno spessissimo rappresentato con i loro segni. La pietra è della parola fossilizzata, mineralizzata e le rocce dalle forme più armoniose sono delle parole efficientissime. L’acqua è la parola in movimento e la forza fecondatrice che permette al reale di moltiplicarsi. Il cielo è l’embrione della parola, la nuvola è la promessa della parola e la pioggia il suo generoso rilascio, come un neonato che esce dal ventre di sua madre. La terra coltivabile (iso) rarissima sulla montagna di arenaria, prodotta dall’erosione o dalla frantumazione a mani nude, è della parola in attesa, il seme è una parola in progressiva fecondazione. La parola umana è l’atto di nominazione più fecondo del reale, la mano del contadino segue la parola.
Una nozione fondamentale di questo pensiero del reale come parola in atto è quella di bira: il lavoro, che va inteso nel significato di gestazione responsabile della parola. Quando il bira è efficace, nasce il sorriso, il raccolto arriva e il reale mostra il suo kenda nisi, il suo “cuore buono”, che è la coscienza armoniosa del compimento. La massima realizzazione della parola, il suo dispiegamento più nutritivo, il più degno, il più equilibrato, nella montagna e nella comunità, si chiama wurou, impropriamente tradotto con la parola “oro”. La parola è, in questo modo, sempre responsabile e fondatrice; non può né adulare né mentire. […]

(Yves Bergeret
Il tratto che nomina
di prossima pubblicazione presso
Algra Editore, Catania)

Annunci

La luce immutabile

Flavio Ferraro

Testi tratti da:
La luce immutabile
Roma, Edizioni La Camera Verde
Collana “Metra”, 2019

*

E lentamente, in biblioteche
incustodite, a raccogliere
frantumi scorie calchi d’ombra

(le cuspidi forse,
o il precipizio di ogni storia)

inezie in ogni caso,
se basta un acaro
a smentire.

Continua a leggere La luce immutabile

L’esperienza del leggere

Nota di lettura di
Marco Furia
 
a

Nanni Cagnone 
Parmenides Remastered
La Finestra Editrice, 2019.

Di fronte ai complessi ma non armati pensieri e versi di Parmenides Remastered, di Nanni Cagnone, ossia di fronte a un’intensa esigenza di dire e di dirsi, il lettore, all’inizio, è quasi portato, paradossalmente, a resistere.
Ci si accorge presto, tuttavia, di come quello del Nostro sia un semplice, chiaro invito.
La poesia e, in genere, la scrittura sono fatte, com’è ovvio, di parole e qui le parole si susseguono secondo ritmi esatti, precisi eppure segreti: il non detto è sempre presente.

Continua a leggere L’esperienza del leggere

Il verme

Roberto Bolaño

IL VERME

Rendiamo grazie per la nostra povertà, disse il tipo vestito di stracci.
Lo vidi con quest’occhio: vagava per un paese di case piatte,
fatte di cemento e mattoni, fra Messico e Stati Uniti.
Rendiamo grazie per la nostra violenza, disse, anche se sterile
come un fantasma, anche se non ci porta a nulla,
ma nemmeno queste strade conducono da qualche parte.
Lo vidi con quest’occhio: gesticolava su uno sfondo rosa
che resisteva al nero, ah, i tramonti della frontiera,
letti e perduti per sempre.
I tramonti che si portarono via il padre di Lisa
all’inizio degli anni Cinquanta.
I tramonti che videro passare Mario Santiago,
su e giù, mezzo assiderato, sul sedile posteriore
della macchina di un contrabbandiere. I tramonti
dell’infinito bianco e dell’infinito nero.

Continua a leggere Il verme

John Berger: “Sulla motocicletta”

Scrittura è apertura e attenzione al mondo, scrittura è uno dei modi tramite i quali la mente (e il corpo) attraversano il mondo.
Così come lo è il disegno.
È nota l’importanza che John Berger attribuisce al disegno, conosciuta anche la sua passione nei confronti della motocicletta. In questo libro, Sulla motocicletta (Neri Pozza Editore, Vicenza, 2019), formato da scritti provenienti da fonti diverse, letteralmente “inventato” e tradotto con l’amore che la caratterizza da Maria Nadotti, John Berger scrive dell’andare in motocicletta come di un atto somigliante al disegno. Di conseguenza l’apertura al mondo presente in questo libro avviene su tre piani perfettamente intersecantisi: la scrittura, il disegno e l’andare in motocicletta (ovviamente questi ultimi due s’esplicano qui in scrittura e la scrittura rimanda a loro). Continua a leggere John Berger: “Sulla motocicletta”

Breve saggio sull’arte di Edoardo Tresoldi

Fare materializzare immagini mentali usando reti metalliche: le figure umane, le costruzioni architettoniche che si danno a vedere posseggono l’aerea trasparenza di una visione, l’impalpabile presenza di un pensiero.

Un’immagine della mente che si profili nel paesaggio incanta lo sguardo, stabilisce un ininterrotto flusso di sentimenti e di pensieri tra il “fuori” e il “dentro” della mente.

Continua a leggere Breve saggio sull’arte di Edoardo Tresoldi

La visita al convalescente

Roberto Bolaño

LA VISITA AL CONVALESCENTE

E’ il 1976 e la Rivoluzione è stata sconfitta
ma noi ancora non lo sappiamo.
Abbiamo 22, 23 anni.
Io e Mario Santiago camminiamo lungo una strada in bianco e nero.
Alla fine della strada, in un palazzo che sembra uscito da un film
degli anni Cinquanta
c’è la casa dei genitori di Darío Galicia.
E’ il 1976 e Darío Galicia è stato operato al cervello.
E’ vivo, la Rivoluzione è stata sconfitta, è una bella giornata
nonostante le nuvole nere che avanzano lentamente dal nord attraverso la valle.
Darío ci riceve sdraiato su un divano.
Prima però parliamo con i suoi genitori, due persone ormai anziane,
il signor e la signora Scoiattolo, che osservano l’incendio
del bosco da un ramo verde sospeso nel sogno. Continua a leggere La visita al convalescente

Distacco del vitreo

Elio Grasso

Nota di lettura a:
Roberto Cescon
Distacco del vitreo
Mestre (VE), Amos Edizioni, 2018

La poesia di Roberto Cescon, in questa raccolta, esiste come forma rappresentativa di una natura circostante: piantagione in piena luce, sotto qualcosa che da lassù turba, una luna dentro il suo percorso. Il significato è anzitutto condizione primaria, niente può scavalcarlo né essere sottratto alla volontà predominante dell’autore: chi può negare la concretezza di questi corpi, viventi ancora prima di parlare? La biologia che gira dentro le poesie assicura e difende un mondo, e non viene mai meno alla propria essenza. Biologia capace di visioni, si aggira fra materie minerali con qualche timore, adombra gli abissi circostanti e consegna a sé stessa un interesse esclusivo: la verifica della realtà. O meglio, dell’unica realtà percepita dai nostri sensi principali. Uno di questi appartiene all’occhio. Continua a leggere Distacco del vitreo

Breve saggio sulle macchine di Jean Tinguely

Una macchina di Jean Tinguely è un TESTO del quale vengono evidenziati i meccanismi (le parti interconnesse tra di loro) e i movimenti (le interrelazioni che animano il testo), ogni sua parte è accenno a testi fuori dal testo, ma con esso in relazione (per esempio una catena rimanda alla bicicletta dalla quale proviene, una ruota al suo trattore e via enumerando), così che l’idea tradizionale di TESSITURA si trasla in quella di MONTAGGIO, le parti meccaniche smontate dalle loro posizioni e funzioni originarie assumono nuovi significati e nuovi ruoli, anche ironici e giocosi, ma che, esattamente come il testo letterario, vanno a formare una macchina inutilizzabile per produrre o per muoversi o per spostare merci: si tratta di una “macchina” da un lato fine a sé stessa (ironicamente e programmaticamente inutile), dall’altro capace di provocare riflessioni e che invita a manipolarla, a entrarci dentro, a esplorarne spazi e anfratti solitamente celati alla vista e al tatto.

Continua a leggere Breve saggio sulle macchine di Jean Tinguely

Nell’esilio / Su “Panchine” di Beppe Sebaste

Ghirriano, walseriano, bianciardiano, sebaldiano, nomade, libertario, insorto e intransigentemente ribelle, solare, talvolta teneramente malinconico, autoironico, bergaminiano, divagante, sempre sorprendente, celatiano, in una sola parola-aggettivo: sebasteano – esiste? no, ma la invento io con la licenza che mi concedo da lettore appassionato e partecipe: Panchine (come uscire dal mondo senza uscirne) di Beppe Sebaste (Laterza Editori, Bari, prima edizione 2008, sesta edizione 2018), come del resto tutti i libri dello scrittore, è un ventaglio vastissimo di riferimenti e di diramazioni tenuti saldamente insieme da una scrittura limpida che gioisce del fatto stesso, puro e semplice, di esistere e di potersi dare a leggere a quel lettore che cerchi libri-ponti-oltre-i-confini.

Continua a leggere Nell’esilio / Su “Panchine” di Beppe Sebaste