Tenebrae

Paul Celan

Tenebrae

(Da: Sprachgitter, 1959
Traduzione di Stefanie Golisch)

Nah sind wir,
Herr, nahe und greifbar.

Gegriffen schon, Herr,
ineinander verkrallt, als wär
der Leib eines jeden von
uns dein Leib, Herr.

Bete, Herr,
bete zu uns,
wir sind nah.

Windschief gingen wir hin,
gingen wir hin, uns zu bücken
nach Mulde und Maar.

Zur Tränke gingen wir, Herr.

Es war Blut, es war,
was du vergossen, Herr.

Es glänzte.

Es warf uns dein Bild in die Augen, Herr.
Augen und Mund stehn so offen und leer, Herr.
Wir haben getrunken, Herr.
Das Blut und das Bild, das im Blut war, Herr.

Bete, Herr.
Wir sind nah.

 

Tenebrae

Vicini siamo, Signore,
vicini e afferrabili.

Già afferrati, Signore,
intrecciati uno nell’altro, come se
il corpo di ciascuno fosse
il tuo corpo, Signore.

Prega, Signore,
prega noi,
siamo vicini.

Piegati dal vento andammo,
andammo per inchinarci
su conche e cavità.

All’abbeveratoio andammo, Signore.

Era sangue, era ciò
che avevi versato tu, Signore.

Brillava.

E gettava la tua immagine negli occhi nostri, Signore.
Gli occhi e la bocca sono così vuoti, Signore.
Abbiamo bevuto, Signore.
Il sangue e l’immagine che era nel sangue, Signore.

Prega, Signore.
Siamo vicini.

2 pensieri riguardo “Tenebrae”

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