Laguna

Yves Bergeret

 

Laguna

Dove il liutaio, arrivato al mercato di Mestre,
a Venezia, scopre che l’uomo di arenaria, venuto
dall’altra parte del mondo, è suo fratello.

 

Il testo originale, Lagune,
è tratto da Carnet de la langue-espace.
Traduzione di Francesco Marotta

 

1
Pochi dei vostri attuali racconti sono chiari, amate montagne.
Pochi dei vostri voli di stamattina sono stati chiari, cari uccelli.
Chi mi aiuterà sulla strada del senso
a fiutare come un cane perduto dov’è dunque
la parola chiara, dal momento che lo so, lo so,
essa non smette mai di risorgere?

 

2
Chi, lontano dalle isole private, avrà l’idea di immergersi
con una borsa di libri generosi e di immagini intense,
di rovesciarla nel cuore delle correnti
che raggiungono le città devastate dalla violenza
laggiù, sulla costa disorientata del continente?

Chi nuotando in quelle profondità ad occhi aperti
con lunghi movimenti dei piedi avrà l’idea di andare qui e là
per riempire di poemi ancora incolori quella borsa
e riportarla su proprio nel punto in cui si tuffò
e dove adesso scopre una città?
Una città con una piazza ampia e bella.
Dove l’aceto e l’acido finiscono di essiccarsi.
Dove si riuniscono uomini e donne
che tengono il futuro aperto come un cormorano
che asciuga le sue ali al vento su uno scoglio.

 

3
«Siamo qui, veniamo da molto lontano»,
dice l’uomo fatto di arenaria.

Anche le sue ossa sono di arenaria.
La sua mente è composta di milioni di granelli di sabbia,
molto più minuziosi di un mosaico di banchiere.
La sua mente: il fondo estremo della laguna
che voi immaginavate senza sabbia,
un fondale lagunare così poco profondo, invece,
un fondale che non si può scorgere sotto l’acqua
né sotto la melma contemporanea.
Non si può vedere: lo si avverte.

Nessuno sa come i granelli si uniscono
ma la coesione appartiene alla nostra volontà di vivere.

Nessuno sente il disgregarsi dell’arenaria
ma la frammentazione, la molteplicità, è la nostra necessità
di impedire che populismo e accademismo stritolino la vita.

 

4
Il tuffatore ha svuotato la sua borsa sulla piazza
e i poemi si sono rovesciati sulle lastre del suolo.
Nel rumore e nel fruscio dei poemi
crepitano anche dei colori, dei pennelli,
delle spazzole e altri oggetti ancora senza nome.
Pure questo il tuffatore ha trovato sul fondo,
la gioia intima delle correnti, colori e parole.
Colori e parole si arrampicano su muri di mattoni,
si arrampicano nella gola arrochita dei miti
e la gola tossisce tossisce tossisce
sputando espettorando soffiando
l’umano splendore che rende grazie
a ciò che nel sedimento fangoso abbonda,
pienezza di linfa e di vita futura. Questo sedimento
è opera degli uomini di arenaria,
sono gli uomini, tutti, che l’hanno fatto.

 

5
Da ogni granello di sabbia sotto la melma
proviene un seme
che germoglia nell’immagine verde o gialla
o anche blu o grigia,
a seconda del tempo e dei venti.

Per ogni granello sotto la melma
un’immagine che fluttua con l’ombra dei pesci
sicura e sfuggente, argentea e scura,
una leggera curva dello spazio, e il suo vapore roseo.

 

6
Cielo burrascoso, raffiche che rovesciano i tendaggi
come fossero foglie ormai appassite,
cielo burrascoso, ancora altre preghiere,
ancora altre grida per salvarsi l’anima,
la libertà, la sopravvivenza. Cielo burrascoso.
Finirà per trionfare l’odio?
Ma sui muri di mattoni che si uniscono
in alto in una cupola, sotto il grande soffitto
a forma di carena rovesciata,
l’immagine e ancora l’immagine si tendono e lottano
e l’immagine e le figure dipinte ridono.

I miti si confondono, mio caro,
mio caro sognatore, mio caro ragazzo.
E la gente non si dispera?

No, sui muri, sotto il soffitto
le immagini sono sempre in fermento
reclamano i grani della parola,
parola, mia bella sabbia fluida
che rimuove le verità dei potenti,
sabbia misteriosa che scivola via
attraverso i suoi condotti opachi
sul fondo dell’acqua della laguna.

 

7
Anche quest’uomo di arenaria è capace di uscire
dall’acqua opaca in un mattino di nebbia
e anche suo figlio e anche sua figlia
e anche i suoi fratelli e le madri,
tutti fatti di arenaria, dalla testa ai piedi.
L’acqua della laguna li attraversa in silenzio
e non ne scalfisce nulla, non ne cancella nulla.
Essi offrono alla laguna l’altro pensiero
come una pioggia scintillante, la pioggia
che placa l’orizzonte in guerra.
La pioggia che essi donano è il legame cristallino
che allaccia miti e immagini
fino ai bordi spinosi dell’anima,
per poi sciogliersi in un mattino di nebbia
mentre in mezzo all’acqua e alla speranza
bianchi uccelli migratori
portano via e ancora riportano altri granelli
di una sabbia sconosciuta.

1 commento su “Laguna”

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